Calabresi legge Nabokov: «Sto sempre in Boris ma ora ho una Lolita»

Venerdì 22 Aprile 2022 di Chiara Pavan
Paolo Calabresi

VENEZIA - «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato. Anima mia». Nabokov, nello sguardo di Paolo Calabresi, è un viaggio senza redenzione nell'anima di un uomo, vittima e carnefice al tempo stesso, che racchiude la disperazione di un'intera generazione capace di riconoscere l'orrore di ciò che sta facendo, ma che non può farne a meno. L' attore, lo stralunato capo elettricista Biascica della celebre serie tv Boris o il laureato in archeologia che si affida al crimine per sopravvivere Smetto quando voglio, ora sceglie il teatro. E un testo complesso come Lolita, al centro di una serata tra musica e parole in programma domani, sabato 23, alle 21 al Da Ponte di Vittorio Veneto. Una «lettura evocativa», spiega Calabresi, nella quale «io leggerò brani del testo, mentre la figura di Lolita affiorerà grazie alla voce straordinaria di Violetta Zironi, e alle sue canzoni inedite. È lei che fa lo spettacolo».

Cos'ha Lolita di così potente?
«Lo capisci facendolo. Portandolo in scena ho visto dove stava la grandezza di questo romanzo meraviglioso: che sta nell'altissima letteratura, nella sua dolcezza, nonostante la tematica affrontata. Alla fine, il romanzo condanna non tanto la pedofilia in generale, quanto questa figura devastata di Humbert Humbert. Il male gli entra dentro e che lo porta verso un triste epilogo. Tanto lui, tanto lei. Un'opera d'arte come questa non la puoi censurare».

Cosa l'ha colpita?
«Humbert ha orrore di se stesso, e questo è spiazzante: rende il testo ancora più alto, lo porta a una dimensione neanche lontanamente vicina al giudizio. Che è già ovvio».

Bello tornare sul palco dopo il covid.
«Sì, molto bello. Ho preferito tornare in un modo un po' più raccolto, anche perché il periodo è ancora pieno di incertezze. Ma per il prossimo anno siamo già al lavoro su un progetto importante, la versione teatrale del film Perfetti sconosciuti. Saremo in sette sul palco».

Ma c'è anche l'attesissimo ritorno di Boris con la quarta stagione. Può parlarne?
«Pochissimo. Posso solo dire che torno nei panni di Biascica accanto a tutto il gruppone degli Occhi del cuore. Debutto in autunno credo. Ho riso moltissimo nel farlo, proprio come mi succedeva 10 anni fa. E vale per tutti i miei colleghi. È stata prodotta e distribuita da Disney. Magari nasce un cartone animato di Biascica... ne sarei onorato!» (risata)

Che accadrà?
«Visto che si parla di piattaforma, ne saremo dentro. E parleremo di un nuovo modo di fare business. Ovviamente ci saranno le cagne maledette, quelle restano sempre».
Ha appena pubblicato anche un libro, Tutti gli uomini che non sono (Salani).
«Racconto una fase molto importante della mia vita, quando mi dedicavo a fingermi persone realmente esistenti, come Nicolas Cage, arrivando a fare cose che mai oggi potrei immaginare, neanche lontanamente».

Si è finto anche Francis Ford Coppola.
«Già, sapendo perfettamente che mi avrebbero scoperto. Ma mi interessava far credere che c'era Coppola. Un periodo affascinante e anche molto stancante. Perchè mi prendeva completamente, ma all'epoca non si campava con quelle cose».

Adesso lavora con Lillo.
«Sì, sto girando una serie Amazon con lui, che è un grandissimo comico. Una serie in cui ne facciamo di tutti i colori, parlando di comicità. Titolo possibile Posaman. Sarà davvero da ridere».
 

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