Mostre, ristoranti, libri: rinasce Ca' dei Carraresi

Venerdì 16 Ottobre 2020 di Valeria Lipparini
Ca' dei Carraresi, la riapertura a Treviso il 15 ottobre

TREVISO Un pezzo della piccola Atene di comissiana memoria che riparte. Con la riconversione di uffici a spazio museale, con l'apertura di una libreria e di un ristorante. Posti dove sfamare lo spirito oltre che lo stomaco. E, nel contempo, sfida ottimistica e ardita in tempo di Covid e di restrizioni che rischiano di minare l'ottimismo di un'intera categoria con sopravvivenze faticose e chiusure annunciate.
A firmare questo cambio di passo è Fondazione Cassamarca che ieri ha inaugurato la sala espositiva a Ca' Spineda, nel cuore cittadino, con la mostra ragionata di 104 opere tra Otto e Novecento. Sono disponibili al pubblico capolavori in gran parte inediti della pittura veneta come sei disegni mai visti prima di Ciardi, collocati all'ingresso come biglietto da visita di quella che non vuole essere una semplice mostra ma un regalo ai trevigiani. L'esposizione sarà, infatti, visitabile con guida, previo accordo telefonico, senza pagare alcunchè. Accanto ai Ciardi, ci sono opere di Serena, Wolf Ferrari, Juti, Barbisan, Nono, Fiabano. E, nell'ultima sala, il primo quadro acquisito dall'allora Cassa di Risparmio nel 1919 di Rosa Bortolan che raffigura la resa della città trevigiana nell'incontro avvenuto a Treviso il 2 maggio 1860 tra Napoleone e il provveditore Recanati. 
Poi la libreria con un catalogo completo di opere, circa 6mila libri che Fondazione si augura piaceranno ai trevigiani e il ristorante curato da un volto noto del settore come Paolo Lai, già gestore delle Beccherie.
DAL SOGNO ALLA REALTA' Al taglio del nastro ieri il presidente della Regione Luca Zaia era visibilmente soddisfatto: «Il presidente di Fondazione Cassamarca ha fatto un lavoro strepitoso. Si è visto un cambio di marcia. Questa piccola Atene che è Treviso sta prendendo sempre più forma con le iniziative della Fondazione che ritorna al suo core business che è quello culturale, a fianco dei trevigiani. E dall'altro ci sono le iniziative che sta portando avanti l'amministrazione comunale e la Regione. Basti pensare che siamo riusciti a trasformare un sogno in realtà e siamo riusciti a far decollare l'università e il corso di laurea in medicina e chirurgia. Qualche anno fa era utopia. Ora, ci sarà anche questo».
L'APPUNTO Zaia glissa, ma nemmeno troppo, sul cambio di registro tra una Fondazione che all'epoca dello scomparso De Poli ha trasformato la città giocando le sue carte nel campo immobiliare, creando tra le altre l'Appiani, e la Fondazione odierna, governata saldamente da Luigi Garofalo, che guarda in direzione della cultura come molla per animare Treviso e richiamare presenze, se non turismo. E, se ce ne fosse bisogno, Zaia chiarisce il suo pensiero: «Fondazione deve diventare l'elemento propulsore, il punto di aggregazione delle iniziative culturali. Non deve più disperdere energia in azioni immobiliari o altre cose del genere. Deve, invece, concentrarsi sull'oggetto sociale. La Fondazione nasce nel 1492, lo stesso anno della scoperta dell'America, nasce come cassa di mutuo soccorso, poi la banca prende corpo e diventa una banca di mutualità. Significa dare una mano a chi non ha e non ha modo di affrancarsi. È il primordio del volontariato e della solidarietà nella nostra comunità». Oggi Fondazione Cassamarca lancia un messaggio positivo ad una comunità sicuramente provata ma con la voglia di rimboccarsi le maniche e fare. «Fondazione non ha gettato la spugna» conclude il presidente della Regione Veneto. Convinto che la battaglia contro il Covid sarà ancora lunga ma che si stanno registrando tanti positivi segnali di ripresa e guarigione.
 

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