Bulla a 13 anni con il compagno di scuola: lasciata sola in classe

PER APPROFONDIRE: bulla, bullismo, castelfranco, scuola
La studentessa è stata lasciata da sola in classe

di Mauro Favaro

Si comportava da bulla. Aveva preso di mira in particolare un compagno di classe. Lo derideva e lo isolava. E alla fine è stata ripagata con la stessa moneta. È stata costretta a rimanere da sola in classe, pur per un breve lasso di tempo, mentre gli insegnanti e tutti i suoi compagni sono usciti in corridoio. Così da capire cosa si prova a essere emarginati. 

SCELTA EDUCATIVA GIUSTA O SBAGLIATA? DITE LA VOSTRA /SONDAGGIO

È quanto accaduto nei giorni scorsi a una 13enne che frequenta una scuola media della zona di Castelfranco (Treviso). Ma non si è trattata di una vendetta. E, a differenza di quello che potrebbe sembrare, nemmeno dell’applicazione di una sorta di legge del taglione. La decisione di lasciare la ragazza da sola, infatti, è stata presa da uno psicologo trevigiano che collabora con molti istituti e che si occupa da anni di problemi legati al bullismo.

Lo psicologo, che ha accettato di parlare del caso solo con la garanzia dell’anonimato, era stato contattato dal padre del ragazzo isolato. «Mi è stato segnalato che un ragazzino era continuamente escluso dalle attività e che nessuno voleva stare con lui» racconta il professionista. Da qui la decisione di affrontare il problema di petto parlandone con tutta la classe. La cosa, però, si è rivelata più difficile del previsto. La 13enne ha preso la parola rivendicando l’allontanamento di quel compagno dal resto del gruppo. Secondo lei la colpa di tutto era del ragazzo escluso, bollato come indisponente e antipatico. Ed è stato in questo momento che lo specialista ha scelto di lasciarla da sola. Di farle provare almeno per qualche minuto le stesse sensazioni provate dal suo compagno deriso e isolato...
 
 
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Sabato 10 Marzo 2018, 06:30






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5 di 30 commenti presenti
2018-03-11 13:46:03
Ricordate la non violenza di Gandhi? Con un modo di agire passivo è arrivato a ottenere un risultato positivo. La psicologia può applicarsi in questo modo per scopi del genere, in casi del genere. Non si tratterebbe di un'azione diretta ma mirata a "togliere il terreno" ai bulli, creare un vuoto attorno a loro, un muro di gomma che gli ritorca contro ogni energia spesa a sovvertire quelli su cui si accaniscono. Si procede a suscitare una risposta autoindotta, quindi che viene dal libero arbitrio del bullo senza una positiva costrizione. Io ci farei un pensiero seriamente.
2018-03-10 18:59:09
Come sono cambiate le cose! Ai miei tempi se una compagna di classe mi avesse fatto atti di bullismo, l'avrei incantonata con conseguente toccata e fuga. A quel punto le sarebbe passata ogni fantasia. A meno ché non avesse continuato con la speranza che il fatto si ripetesse.
2018-03-10 18:07:42
E fare una classe tutta di bulli?
2018-03-10 15:31:44
Mica una buona idea, siamo in Italia in mano a giudici buffoni, adesso i genitori della bulla prenderanno un avvocato e faranno causa alla scuola chiedendo i danni (che pagheremo noi cittadini con le nostre tasse...)
2018-03-10 14:21:59
Dalla lettura dell'articolo ci sono molte cose che inducono alla perplessità, in un senso e nel'altro. Mi chiedo, ad es, perchè il ragazzo era stato emarginato dal gruppo: era stato isolato dalla ragazzina solo per cattiveria e perchè era riuscita a manipolare il gruppo o l'altro creava veramente problemi a tutti? La ragazzina si è esposta ma non sembra essere solo lei la causa. Gli insegnanti non si sono accorti di nulla? Non sono intervenuti? La classe intera prima soggiace a questa specie di manipolatrice e poi in massa se ne esce soggiacendo alle direttive di altri ancora? A questo punto mi sorge il dubbio che non siano consapevoli del loro comportamento, ne prima ne dopo. Sullo psicologo di parte nutro altrettante perlessità. Insomma, con le informazioni riportate nell'articolo non si può assolutamente formulare alcun giudizio, nè capire che cosa sia successo veramente.