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Organizzazione anarchica dietro l'attentato alla Lega, due indagati di Perugia e Terni

Venerdì 5 Febbraio 2021 di Paolo Calia
Organizzazione anarchica dietro l'attentato alla Lega, due indagati di Perugia e Terni

TREVISO Due persone, residenti a Perugia e Terni e vicine a gruppi anarchici umbri, sono finite nel mirino della Digos, e quindi indagate, nel corso di un'indagine diretta dalla Dda del capoluogo umbro e dal coordinamento del Servizio per il contrasto dell'estremismo e del terrorismo interno della Direzione centrale polizia di prevenzione. Tra le accuse a loro carico c'è anche quella di aver affisso, in vari punti della loro regione, manifesti abusivi con cui si rivendicava l'attentato ai danni della sede della Lega trevigiana, il K3 di Villorba, avvenuto nell'agosto del 2018. Ieri mattina gli agenti hanno effettuato delle perquisizioni nelle abitazioni di vari anarchici umbri ritenuti responsabili negli ultimi mesi di istigazione a delinquere, danneggiamento e vilipendio della Repubblica. 


IL QUADRO

Al centro degli accertamenti - riferiscono gli investigatori - ci sarebbero «numerose» scritte di matrice anarchica di incitamento alla violenza e di vilipendio della Repubblica e, in più, proprio le affissioni di manifesti incentrati sull'attentato trevigiano che caratterizzò l'estate del 2018. Nel corso delle perquisizioni è stato rinvenuto svariato materiale di propaganda anarchica e di proselitismo, sia cartaceo che informatico, unitamente a due maschere antigas e a sostanza stupefacente. Tutto sequestrato. Il legame con la Marca è dovuto quindi a quei manifesti comparsi in vari punti dell'Umbria per ricordare, quasi come monito, quanto accaduto al K3 e per cui è in corso un processo. Accusato di essere l'autore materiale dell'attentato è un anarchico spagnolo, Juan Antonio Sorroche Fernandez. All'epoca invece il gesto venne rivendicato dalla cellula anarchica Haris Hatzimihelakis, così battezzata in omaggio ad un attivista greco della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Il processo si sta svolgendo proprio in queste settimana in corte d'Assise nel tribunale di Treviso. 


LA STORIA

Quell'attentato fu un atto clamoroso, una novità per la Marca. Stando alle ricostruzioni fatte dalla Procura distrettuale Antimafia di Venezia, l'obiettivo degli anarchici sarebbe stato quello di colpire la Lega e la polizia. Attorno a ferragosto vennero collocati all'esterno del K3 due ordigni. Il primo era una bomba carta che, però, esplose nel cuore della notte quando la sede era deserta e di cui ci si accorse solo dopo qualche giorno. Un secondo ordigno invece, ben più pericoloso, venne trovato davanti a uno degli ingressi del K3. Si trattava di una pentola a pressione piena di chiodi e bulloni con all'interno una rudimentale carica esplosiva e un innesco a tensione collegato a un filo di nylon piazzato a metà di una scala antincendio. Solo il caso ha voluto che nessuno ci inciampasse provocando un'esplosione dalle conseguenze disastrose. La bomba carta poi si è rivelata un'esca: la sua esplosione avrebbe dovuto attirare la polizia nella sede leghista. A fare i veri danni ci avrebbe pensato la vera bomba, scoperta però solo in seguito.


LE REAZIONI

A Treviso seguono con grande interesse i nuovi sviluppi. Stefano Trubin, avvocato di parte civile della Lega, resta prudente: «Le contestazioni mosse ai due indagati umbri non mi sembrano sovrapponibili, almeno per il momento, alle accuse su cui si sta basando il processo di Treviso. Si parla di pubblicazione della rivendicazione. Ma un conto è rivendicare, un altro e partecipare materialmente a un attentato. Comunque seguiamo con attenzione lo svolgersi di questa vicenda. E, se dovessero evidenziarsi gli estremi per un'azione, penso che il movimento non esiterebbe a costituirsi parte civile». Sconfortato invece Gianangelo Bof, commissario provinciale leghista: «Queste notizie mi rattristano molto. La politica non si fa così. Siamo anche preoccupati perché questa indagine potrebbe dimostrare che quanto accaduto nella nostra sede possa non essere frutto di un elemento isolato, ma di qualcosa di più organizzato. Staremo a vedere».
 

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