"Bancomat" del prosecco a Londra, rimosso dopo la bufera

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Elena Filini

TREVISO - “La rimozione del bancomat di prosecco è un atto dovuto. Soprattutto verso i consumatori”. Così dalla Francia, dove è in corso Vinexpo Paris, Stefano Zanette presidente della Doc, commenta la decisione dei gestori di Vagabond Wine di chiudere la cosiddetta “bank of bubbles” dopo le polemiche e l’intervento del Consorzio. A darne notizia il ministro per le politiche agricole Teresa Bellanova che ha voluto ringraziare il Consorzio “per il prezioso e tempestivo ruolo di vigilanza”.
Una settimana di vita: il bancomat delle prosecco (chiamato Apm, automatic prosecco machine), comparso a Londra in Grace Church, a pochi passi dal monumento che ricorda l’incendio di Londra del 1666, è stato rimosso. Era stato installato in una via centrale della capitale da “Vagabond Wine”. L’enoteca aveva poi caricato sulla piattaforma charge una petizione che, tra il serio e il faceto, proclamava “libero prosecco in libero stato”. Nonostante lo scarso successo dell’appello (meno di 30 i sottoscrittori) la petizione non era stata interpretata come una semplice goliardata ma una trovata commerciale per incentivare il consumo delle bollicine made in Italy in una forma più libera ma del tutto contraria al disciplinare del Consorzio.
Non è la prima volta: sistema Prosecco, l’organismo che tutela i 3 consorzi delle bollicine (Prosecco Doc, Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg e Prosecco dei colli asolani Docg) dalle frodi aveva già bloccato iniziative come l’Apecar che distribuiva prosecco alla spina, o le fontane di prosecco. Dopo un incontro avvenuto tra i proprietari della winery e i rappresentanti del Consorzio, il bancomat delle bollicine è stato rimosso. Ma non è detto che la vicenda non abbia strascichi legali.Quel che è certa è stata l’inflessibilità del Consorzio.

LA DECISIONE 
“La decisione assunta dai gestori di Vagabond Wine è un atto dovuto che apprezziamo nella misura in cui ristabilisce una corretta informazione nei confronti del consumatore” ribadisce Stefano Zanette nel commentare la decisione. Sul tema è intervenuta oggi anche Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole che ha voluto sottolineare il ruolo dei consorzi nella tutela dei prodotti italiani. “Bene il prezioso e centrale ruolo di vigilanza del Consorzio del Prosecco che ha immediatamente denunciato l’accaduto e messo fine - ha detto in una nota - a questa frode ai danni dei consumatori inglesi”. Al centro di questa storia, che sulla carta dovrebbe incentivare il consumo dello spumante italiano, c’è infatti “l’inganno al consumatore d’Oltremanica” ribadisce il Consorzio. Inganno passibile di sanzioni, non essendo prevista dal disciplinare la mescita del Prosecco con sistemi alternativi al versamento diretto del vino dalla bottiglia, a tutela della provenienza di quanto versato in calice. «La lotta alla contraffazione a difesa dei nostri prodotti e l’usurpazione di nomi protetti italiani – ha concluso il ministro Bellanova – è tra le nostre priorità. Sostenere sui mercati internazionali il made in Italy, le nostre Dop, Igp e Stg è essenziale se vogliamo valorizzare al meglio il made in Italy e mantenere alta la fiducia dei consumatori. Operazioni commerciali di questo genere offendono il nostro Paese con un danno economico e di immagine, danneggiano le imprese oneste e i consumatori e mettono a repentaglio anche la sicurezza e la tutela della salute». Il caso tuttavia preoccupa i consorzi dei prodotti a denominazione di origine protetta italiani in prospettiva, poichè potrebbero trovarsi senza tutele se la Brexit andasse a regime senza regole condivise sul fronte della protezione di marchi. Nel caso del Prosecco Doc tema da non sottovalutare visto che il mercato britannico figura, nonostante la lieve flessione dell’ultimo biennio, al primo posto nell’export. 

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