Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

"Il senso della bellezza" con un quadro di Chagall da 3 milioni: a Treviso i maestri dialogano con gli emergenti

Sabato 28 Maggio 2022 di Chiara Pavan
LA MOSTRA Chagall, "Les Mariés sur fond bleu" esposta alla 21Gallery

Lo Zar si staglia prepotentemente sulla vetrata della “21 Gallery” del Treviso Arts District, sorta di benvenuto ai visitatori che si affacciano alla mostra: cravatta e fazzolettino che “macchiano” di rosso il completo candido, con tanto di borsa cremisi che pende dal polpaccio sollevato, il Putin in chewing gum e fibra di vetro di Maurizio Savini poggia saldamente un piede sulla terra, la terra di Russia, alzando delicatamente le braccia al cielo nella posizione yoga dell’albero. «Come un cipresso, lo Zar Putin allarga le sue radici, ben piantato nel terreno di Russia - osserva il curatore Cesare Biasini Selvaggi - l’opera è del 2013, non legata alle vicende di oggi, ma suona quasi profetica. Sulla borsa si nota il simbolo del Kgb, e sui piedi indossa la scarpa sinistra. Una figura incombente».

IL PROGETTO

La 21Gallery di viale della Repubblica, anima “culturale” del polo “Art District” ideato e voluto dagli imprenditori Alessandro Benetton e Davide Vanin, si apre al contemporaneo con una piccola ma emozionante mostra, “Da De Chirico a Chagall e oltre”, curata da Cesare Biasini Selvaggi, che da oggi al 22 settembre propone un inaspettato viaggio sul senso della bellezza nell’arte di oggi attraverso 37 opere. Due grandi sale che spaziano dai grandi maestri del ‘900 agli emergenti di oggi under 40, in un percorso che abbraccia De Chirico e Chagall passando per Balla, Boetti, Afro, Fontana, Burri, Kounellis e Campigli fino alle new entry Savini, Marconi, Frigo, Grimaldi, Di Silvestre, «tutti capaci di raccontare come sia cambiato il senso della bellezza attraverso stili, materiali, sguardi. Bellezza che diventa un modo di capire e leggere il mondo».

I PREZZI

Una mostra nata con un’ottica «museale, quindi con opere mai o poco esposte che arrivano da collezioni private, ma, a differenza dei musei, che possono essere acquistate». I prezzi, ovviamente spaziano dal prezioso Chaghall, con il suo “Les Mariés sur fond bleu” (1980/82) che supera i 3 milioni di euro, ai due splendidi De Chirico, “Ettore e Andromaca” che sfiora i 600 mila euro e “Il mistero dell’ortopedico” che viaggia sui 500mila euro. Il potente “Composizione” di Butti, un catrame su olio su tela del 1950, si aggira sugli 800mila. Per gli emergenti si va dai mille ai 15mila euro. Ma la statua di Putin ne vale 30mila.

IL TEMA

Se “la bellezza è il gesto involontario proprio di una personalità”, come diceva Rilke, la mostra ideata da Biasini Selvaggi è una profonda riflessione sull’interpretazione del mondo «che libera la bellezza dai suoi canoni estetici», diventando «esperienza totalizzante così forte da influenzare scelte e aspettative di vita; vuol dire scomporre e ricomporre porzioni di realtà al fine di proporre una riflessione esistenziale che equivale a una ricerca di significato». Dalla bellezza enigmatica e “metafisica” dei dipinti di De Chirico ai materiali più impensati, come il catrame, che animano le opere di Burri, «e diventano così materia nobile». Ma la bellezza risiede anche nelle forme, e non solo nella materia, come dimostrano la “Superficie lunare” rossa in gommapiuma di Turcato o la splendida “Crocifissione” di Fontana, terracotta smaltata che sembra racchiudere tutta la sofferenza del Cristo in croce. E poi l’evocativa composizione di Kounellis, con lamiera, ferro, piombo, cavo d’acciaio, rete metallica e disegni sopra i quali troneggia un martello che sembra germogliare da un sacco di juta. Senza scordare l’”arte povera” di Boetti, un lavoro dalla serie “Le Tre Marie” intitolato “17 aprile 1972” del 1968.

UNDER 40

E proprio al centro della sala, “delimitato” da Boetti e Burri, si erge ”Extra dry”, uno “stendino con i panni appesi” in legno e cartongesso del romano Luca Grimaldi «che cerca la bellezza nei luoghi più generici», come anche nel carrello delle donne delle pulizie di “Cercasi personale”, olio su tela in formato XL che troneggia nella seconda sala, quella dedicata agli emergenti. Ed è proprio qui che il curatore si concentra, nei giovani 11 autori della scena più recente apprezzati molto anche all’estero. Ecco le maioliche dipinte del duo Eva Hide, i divertenti 4 “macarones” gialli e viola in equilibrio l’uno sull’altro di Roberto Bernardi, lo spiazzante “Presentatori in presenza” del vicentino Giulio Frigo, tavola in bianco e nero (olio e acrilico fosforescente) “animata” da ologrammi, dove intravedono Baudo, Tortora, Corrado, Bongiorno: «È una sorta di immersione dentro l’inganno della percezione». La veneziana Nicole Voltan delinea “Le Tre Cime di Lavaredo” in un delicato ricamo su tessuto e fodera, il duo Nadia Antonello-Paolo Ghezzi dipinge nuvole azzurre sugli specchi incorniciati con lo spray. E poi la performing art di Francesca Marconi, le suggestioni visive dello spagnolo Gonzalo Borondo, il caleidoscopico "inganno fluido del tempo" di Alessandro Giannì, l'"astronauta" in pigiama rosso di Mauro Di Silvestre.  Guizzi di bellezza tutti da scoprire.

Ultimo aggiornamento: 17:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci