Vendita d'armi, fucili e pistole in detenzione e poi spariti: ex carabiniere finisce alla sbarra

Mercoledì 14 Dicembre 2022
Fucili

VITTORIO VENETO - Cinquantanove armi, per la maggior parte a canna lunga, quindi fucili, movimentate in un decennio da A.R., 47enne all’epoca carabiniere del Nucleo operativo di Vittorio Veneto. Troppe, secondo l’accusa, tanto è vero che il militare, sospeso dall’Arma da due anni e senza stipendio, è alla sbarra con l’accusa di commercio non autorizzato di armi di cui a beneficiare sarebbe stata in larga misura un’armeria del vittoriese. Il brigadiere è alla sbarra anche in un diverso processo, accusato di favoreggiamento nei confronti di Stefano Milacic, uno degli autori della bomba carta lanciata quattro anni fa contro il liceo cittadino Flaminio, in quanto gli avrebbe “soffiato” che era spiato e lo avrebbe addirittura aiutato a rimuovere la cimice che era stata installata dagli inquirenti nella sua Ford Fiesta.

Due processi che si intersecano, perchè l’uno è la costola dell’altro.

PRIMA UDIENZA

Ieri, nel corso della prima udienza dibattimentale in Tribunale a Treviso, ha deposto il maggiore Giovanni Mura, del nucleo investigativo dei carabinieri, che ha ricostruito l’indagine partita dopo l’attentato bombarolo al liceo Flaminio. Nel 2019 i carabinieri ricevono, infatti, l’incarico della Procura di approfondire una nota investigativa della Questura secondo cui il Milacic avrebbe intrattenuto presunti contatti con alcuni carabinieri, tra i quali anche A.R, difeso dall’avvocato Gianbattista Zatti, del foro di Venezia. Motivo? Proprio la bomba carta lanciata contro il Flaminio. È a questo punto che compaiono le armi e le risultanze dell’indagine avrebbe individuato nell’ex militare il centro di un commercio sia di fucili che di pistole, che i privati consegnavano ai carabinieri e su cui A.R. avrebbe messo le mani per fare cassa. Il 47enne nel 2007 aveva conseguito la licenza per detenzione di armi a titolo sportivo e nel 2009 quella di caccia. Aveva quindi tutti i titoli per detenere armi in casa, ma nel corso di una perquisizione in casa di A.R. vengono rinvenuti quattro fucili che vengono sequestrati. Gli inquirenti verificano che i passaggi di mano delle armi sono tutti documentati ma proprio per l’ingente movimentazione la procura sospetta che il tutto sia avvenuto dietro il pagamento di un compenso. Di queste presunte vendite una sola risulta dimostrata e avrebbe fruttato 500 euro all’indagato.

L’INCHIESTA

L’inchiesta ha messo in luce, tra le altre cose, che tra le persone che hanno riconsegnato armi ad A.R. nel 2008 c’è stato anche Luciano Dall’Ava, il 72enne di Colle Umberto che il 12 dicembre del 2020 è stato accoltellato a morte da Giovanni Maria Cuccato, in preda ad un raptus di gelosia. Luciano Dall’Ava e il fratello Flavio vengono raggiunti da un provvedimento della Prefettura che intima di rottamare 8 armi tra cui il fucile da caccia con cui il pensionato 72enne avrebbe minacciato la moglie. L’uomo era finito a processo per maltrattamenti sul coniuge e condannato. E consegnano le armi proprio all’ex carabiniere ora sotto processo. Vengono documentate cessioni di armi a privati ma la maggior parte di fucili e pistole finisce in un’armeria di Vittorio Veneto. Il processo è stato aggiornato al 19 aprile prossimo e il legale promette battaglia. «Saranno sentiti testimoni chiave che confermeranno la movimentazione delle armi a titolo gratuito» dice l’avvocato Zatti. 

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