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Da dentista a vignaiolo, ma Alessandro sceglie i vitigni autoctoni: boschera, verdiso, pinot nero

Venerdì 10 Maggio 2019 di Elena Filini
Alessandro Winkler
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CAPPELLA MAGGIORE - Se il giornale inglese Guardian attacca il prosecco mettendo in campo il rapporto causa effetto tra bollicine e carie, il Veneto risponde con la storia di Alessandro Winkler, dentista di professione, viticoltore per passione. Non di solo prosecco però vivono delle colline dell'Altamarca. C'è chi come Winkler ha scelto i vitigni autoctoni, piantando boschera, verdiso, pinot nero e solo in maniera residuale, prosecco. «Ma vogliamo anche dire che la polemica degli inglesi è un po' tirata per i capelli?-sorride- certo, la quantità di zucchero presente in un vino può incidere sul benessere del nostro sorriso, soprattutto se come il pubblico nordico si ama un vino dry, quindi piuttosto dolce. Ma le responsabilità delle  nostre bollicine finiscono lì. Se poi si opta per il rifermentato in bottiglia il residuo zuccherino è a zero. Quindi nessun problema per i denti». 44 anni, dentista per dna (il padre ha da poco festeggiato i 50 anni dalla laurea) Alessandro sei anni fa si è innamorato di una collina a Cappella Maggiore, alle spalle di Fregona. 
LA PASSIONE«Ho sempre avuto la passione per la biologia, la natura e gli animali. Quando ero ragazzo mio padre avrebbe voluto acquistare in campagna. Fu mia madre a trattenerlo: temeva diventasse troppo bucolico. Ma appena ho avuto la possibilità ho scelto di coltivare questa passione. Partendo da zero». Alessandro ha fatto da subito una scelta di campo molto netta: coltivare e vendemmiare boschera. «E' il motivo per cui ho iniziato questa attività. Sui colli di Vittorio Veneto si piantava questo uvaggio: un vino non facile perchè di solito matura quindici giorni dopo il prosecco. Un tempo, dai grappoli di quest'uva, che poteva anche non arrivare a maturazione a causa del freddo autunnale, si traeva il Torchiato di Fregona. Oggi, con il riscaldamento generale, il boschera può esprimere interamente le sue potenzialità. E io volevo valorizzarle». La prima vendemmia nel 2015 e nel 2017 la certificazione bio: oggi la produzione del boschera è intorno alle 4000 bottiglie. «Quando ho scelto di dedicarmi alla viticoltura l'ho fatto perchè ero profondamente insoddisfatto dell'aperitivo del bar. E poi avevo alcune cose chiare in testa: si beve tanta porcheria da un punto di vista sanitario, anzitutto partiamo dalla salubrità del prodotto. La scelta obbligata è stata il biologico. Poi la vitificazione: abbiamo scelto il rifermentato in bottiglia. Era il vino della domenica dei nostri nonni».
IL PINOTOltre al boschera, sui colli Winkler sono stati piantati il verdiso, il prosecco e il pinot nero. «Desideravo un rosso, ma chiaramente l'idea è stata di optare per un vitigno che si presti anche per il taglio dei bianchi e fosse in sintonia con il terreno». E' nato il pinot nero rifermentato in bottiglia. «Un vino di cui sono molto soddisfatto» conferma Alessandro che si occupa dei suoi vini anche a livello distributivo. «Si, sono un po' one man show, ma considero queste bottiglie la mia creatura e preferisco gestirle io». Così non è raro vederlo con i cantoni sotto il braccio alle fiere naturali. E così lo si vedrà a Inconfondibile, la rassegna dedicata al vino rifermentato in bottiglia, domenica a villa Braida.
Elena Filini
Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 14:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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