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Tossicodipendente semina il panico al Pronto soccorso e picchia due agenti

Martedì 9 Agosto 2022 di Redazione Web
Poliziotti penitenziari aggrediti da un tossicodipendente
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TREVISO - Energumeno tossicodipendente semina scompiglio al pronto soccorso. Nottata da incubo per alcuni poliziotti penitenziari del carcere di Treviso che, giunti all'ospedale Ca' Foncello, hanno dovuto fronteggiare un uomo intento in un'azione di protesta dopo che era stato portato al nosocomio per alcune cure. 

La ricostruzione dell'accaduto

«Colpa e conseguenza della protesta sconsiderata e incomprensibile di un uomo presente al Pronto soccorso - spiega Giovanni Vona, segretario nazionale per il Triveneto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria - I due poliziotti erano di scorta in ospedale a mezzanotte per una visita urgentissima. Sono stati aggrediti da un esagitato tossicodipendente che era presente in pronto soccorso e che stava dando problemi scaraventando in terra strumenti diagnostici e urlando. Loro lo hanno bloccato, lo hanno fatto sedare e hanno affrontato bene il problema. Solo grazie al tempestivo intervento di questi ultimi, dunque, l’uomo veniva contenuto e riportato alla calma, anche con l'ausilio del personale medico». Diverse le lesioni riportate dai due poliziotti. «Sono stati momenti di grande tensione e pericolo, gestiti però con grande coraggio e professionalità dai poliziotti penitenziari, che sono stati anche minacciati insultati e colpiti dall’uomo - afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE - L’evento è stato particolarmente critico perché posto in essere in una corsia di ospedale ma è stato gestito al meglio dalla Polizia Penitenziaria, che paga pesantemente in termini di stress e operatività questi gravi e continui episodi critici. Ai colleghi contusi va la nostra vicinanza e solidarietà nonché un ringraziamento particolare per l’intervento che, incuranti di qualsiasi pericolo e nonostante le conseguenze riportate, ha permesso di bloccare il violento».

La presa di posizione dei sindacati

Continua la denuncia del SAPPE: «Una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano giornalmente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi». I sindacalisti denunciano, infine, il quotidiano e sistematico ricorso alle visite mediche in ospedali e centri medici fuori dal carcere, con contestuale massiccio impiego di personale di scorta appartenente alla Polizia Penitenziaria, per la diffusa presenza di patologie tra i detenuti: «Dal punto di vista sanitario la situazione delle carceri è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). Questo fa capire ancora di più come e quanto è particolarmente stressante il lavoro in carcere per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria e dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici».

Ultimo aggiornamento: 16:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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