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L'aggressore di Marta da Mogliano a Londra. L'avvocato: «La madre voleva allontanarlo per evitare l'incontro con la ragazza»

Sabato 6 Agosto 2022 di Lina Paronetto
Marta Novello, l'aggressore libero e andato a Londra

MOGLIANO VENETO - «Nessuna fuga, il mio assistito non è scappato: non c'è nessuna pena da eseguire e non gli è stato notificato alcun provvedimento al momento della scarcerazione e neppure nei giorni immediatamente successivi. Poteva fare quello che riteneva opportuno». Sulla vicenda del rilascio, per un errore burocratico, del 16enne che nel marzo del 2021 accoltellò a Mogliano Veneto Marta Novello, interviene il difensore del minorenne, l'avvocato Matteo Scussat, che non ha gradito «certe sfumature, certi sottintesi» letti e sentiti nei commenti sul caso, salito anche alle cronache nazionali: la liberazione, a Napoli, del giovanissimo aggressore di Marta per la mancata notifica della comunicazione di trasferimento dal carcere minorile a una comunità, che Comune e Ulss avevano individuato in poche ore, proprio per tener fede all'ordinanza del Tribunale per i Minori di Venezia. L'inghippo sta in un banale sbaglio di data: la notifica andava eseguita entro il 20 luglio, visto che l'indomani scadevano i termini di custodia cautelare in carcere, e non entro il 20 settembre, come erroneamente riportato nei documenti. Dal 21 luglio quindi, il ragazzo ha potuto lasciare la struttura e, a quanto pare, di lì a poco, anche il Paese: si troverebbe a Londra con la madre, che lavora lì come cuoca. Un'indiscrezione, questa, che ha provocato nell'opinione pubblica uno sdegno ancora maggiore: il timore è che il 16enne si renda in qualche modo irrintracciabile.

Le parole di Marta Novello 


LA SCELTA
L'avvocato Scussat però non ci vede una fuga, anzi: «Credo - afferma - che la madre possa aver ritenuto inopportuno che il ragazzo rimanesse a Mogliano a casa dei nonni, vicino a Marta, e che abbia pensato di portarlo con sé e di prendersene cura». Nella piccola località di Marocco, i due giovani abitano in effetti a poche centinaia di metri di distanza. E sarebbe stato difficile non incrociarsi. Il nonno dell'adolescente, interpellato ieri mattina sulla vicenda, ha preferito non commentare. Nessuna conferma né smentita sul fatto che il nipote si trovi a Londra con la madre. «Il ragazzo sta bene» si è limitato a dire richiudendo la porta della sua abitazione. Marta, dal canto suo, ha definito «inammissibili e incomprensibili» errori burocratici o di disattenzione di questo tipo. Ha parlato di scarsa tutela delle vittime, soprattutto di fronte a una doppia condanna in primo e secondo grado e alla conclamata pericolosità del suo aggressore che quel pomeriggio, mentre la 26enne faceva jogging, aveva cercato di rapinarla infliggendole poi 23 coltellate. «Inoltre, in qualità di vittima, è stato destabilizzante e sconfortante ricevere questa notizia ha aggiunto la studentessa nelle poche righe affidate al suo legale, l'avvocato Alberto Barbaro -. Il peso psicologico che ne deriva è immane e grava su un percorso lungo, difficile, faticoso e costoso, volto al recupero di un normale stile di vita dopo l'episodio di violenza subito. Tale recupero viene ulteriormente complicato e ostacolato da situazioni come questa, e la percezione che ne deriva è di una scarsa attenzione alle esigenze di sicurezza della vittima da parte degli Uffici preposti, nonostante l'esistenza di una sentenza di secondo grado che ha confermato la pericolosità del ragazzo, già dichiarata nella sentenza di primo grado». L'avvocato Scussat si appella tuttavia al principio di garanzia: «Che piaccia o meno - conclude - il mio assistito va considerato non colpevole fino alla sentenza definitiva», vale a dire finché non si esprimerà la Cassazione, a cui il legale ha presentato ricorso.


L'ISPEZIONE
Nel frattempo il Tribunale dei Minori sarà oggetto di ispezione da parte del Ministero della giustizia. La ministra Marta Cartabia, attraverso gli uffici del suo Gabinetto ha chiesto all'ispettorato di svolgere «i necessari accertamenti preliminari, formulando all'esito valutazioni e proposte». La notizia della scarcerazione per un pasticcio legato alla scadenza dei termini del 16enne deflagra come una bomba sul sistema penale italiano. Al punto che la Guardasigilli ha disposto l'intervento degli ispettori per verificare quale sia stata la falla che ha consentito al ragazzo, su cui pende una condanna in appello a 5 anni di reclusione, di rendersi irreperibile e di uscire dal territorio nazionale eludendo un successivo ordine di inserimento in comunità.

 

Ultimo aggiornamento: 7 Agosto, 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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