West Nile: dopo tre anni di stop, tornano i contagi anche in Polesine

Martedì 2 Agosto 2022 di Francesco Campi
WEST NILE Dopo tre anni sono comparsi dei contagi in Polesine

ROVIGO - Il West Nile è tornato anche in Polesine. Dopo un’assenza di tre anni, il sistema di sorveglianza ha rilevato la scorsa settimana il primo caso di contagio umano. Un ultra 77enne con una forma neuroinvasiva, come risulta dal bollettino nazionale che riassume i risultati delle attività di sorveglianza fino al 26 luglio scorso. Ma, nel frattempo, i casi in provincia potrebbero essere già saliti a tre con altri due contagi registrati dall’Ulss Polesana. Dall’inizio di giugno, l’ultimo bollettino riporta 42 casi confermati di infezione da West Nile Virus nell’uomo in tutta Itali, 21 dei quali nella forma neuro-invasiva, 7 in Emilia-Romagna, 12 in Veneto e 2 in Piemonte, 12 casi identificati in donatori di sangue, 3 in Lombardia, 6 in Veneto, 3 in Emilia-Romagna, e 9 casi di febbre, 1 in Lombardia, 7 in Veneto, 1 in Emilia-Romagna.


PROBLEMI A PADOVA

L’epicentro sembra essere la vicina provincia di Padova: nel giro di un mese il Dipartimento di Prevenzione e sanità pubblica dell’Ulss 6 Euganea ha già registrato 39 positività al West Nile virus, con l’ultimo ricovero sabato, di una 59enne di origine straniera, residente a Padova. Non sono mancati casi anche nei giovani, come una 23enne ricoverata all’ospedale di Cittadella, ed una 20enne arrivata al pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera padovana, poi dimessa. Su 39 positività riscontrate finora a Padova, 23 persone sono finite in ospedale. E già tre sono state le vittime: un 83enne di Piove di Sacco, un 77enne di Legnaro ed un 88enne che si è spento all’ospedale di Schiavonia. L’Istituto sperimentale delle Venezie, nota come «Rispetto al 2021, quando la circolazione del West Nile virus in Veneto veniva evidenziata dalla metà luglio con un picco ad agosto, quest’anno la trasmissione stagionale è iniziata molto prima, già a giugno, probabilmente favorita dalle alte temperature dei mesi primaverili. La prima positività in pool di zanzare è stata rilevata il 7 giugno nella provincia di Vicenza, per poi allargarsi a quasi tutto il Veneto. Al 28 luglio il virus è stato trovato nelle zanzare in tutte le province venete, ad eccezione di Treviso e Belluno. La co-circolazione di WNV-1 e WNV-2 è stata confermata dalle analisi genetiche e filogenetiche condotte su campioni provenienti da zanzare, uccelli e uomo. 


LA RICERCA
L’attenzione dei ricercatori si è concentrata in particolare sul ceppo WNV-1, che è ricomparso nel 2021 dopo otto anni di assenza dal nord-est e sembra oggi essersi stabilizzato in quest’area geografica. La sorveglianza veterinaria sugli uccelli selvatici ha consentito di identificare WNV-1 in esemplari di tortora dal collare, piccione, corvidi e rapaci notturni rivenuti nelle province di Padova, Rovigo e Venezia. L’ipotesi è dunque che la reintroduzione di questo ceppo possa essere stata favorita all’origine da uccelli selvatici che hanno riportato il virus in questa parte di territorio». Nell’ultimo bollettino della sorveglianza sugli uccelli, dopo il corvo trovato positivo a Rovigo, sono poi emersi anche un cormorano ed un gufo. Gli uccelli sono infatti il serbatoio del virus, mentre la trasmissione all’uomo avviene solo con la puntura delle zanzare.

Ultimo aggiornamento: 16:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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