Vendemmia a mano e tanta passione: anche in Polesine si può fare ottimo vino

Domenica 25 Settembre 2022 di Nicola Astolfi
Vendemmia a mano e tanta passione: anche in Polesine si può fare ottimo vino

ROVIGO - L’Italia è da sempre gran protagonista nel panorama mondiale del vino, e anche nel 2021 è stata il primo produttore al mondo con oltre 49 milioni di ettolitri. In Polesine, invece, la cosiddetta “superficie vitata” rimane limitata, a differenza del successo inarrestabile del vino veneto. Se nel 2012 la superficie dedicata alla produzione di uva da vino era 228 ettari - quindi soltanto lo 0,2 per cento circa della superficie agricola utilizzata in provincia di Rovigo -, lo stesso dato a 10 anni di distanza è salito a 264 ettari (+16%). Sono risultati molto lontani dagli schedari viticoli di Treviso, ad esempio, cresciuti da 30.137 ettari di uva da vino nel 2012, a 40.971 nel 2022 (+36%). Tuttavia nell’imprenditoria polesana non mancano gli esempi che mostrano quanto il vino sia un tema di vivace interesse.

AZIENDA EMERGENTE

Tra queste imprese c’è l’azienda agricola Il Picco, che nella frazione di Buso, su circa 9.000 metri quadrati coltivati con vigne di Merlot, Cabernet e Pinot grigio, più alcuni filari di Moscato, Malvasia e Trebbiano, produce vini rossi, bianchi e rosati. L’azienda è attiva nella produzione dal 1975, e nel 2020 sono arrivate le prime bottiglie dalle nuove viti di Pinot grigio. Ora, i piani del titolare Daniele Cecchetto, figlio d’arte, sono di portare nei prossimi 3 anni a circa 3 ettari la superficie coltivata a uva da vino, attraverso i 2 ettari di terreno recentemente acquisiti. E così, far diventare l’azienda vitivinicola.

CARATTERISTICHE

Il Polesine non ha grandi numeri vinicoli: le particolarità de Il Picco quali sono? «In effetti siamo un’eccezione. Io continuo a credere nel vino, come l’amico Stefano Oliviero continua a credere nella produzione di birra artigianale. Tra le nostre famiglie e le nostre aziende c’è un legame fraterno, ed entrambi vogliamo valorizzare il territorio e dare al Polesine un prodotto del territorio: Il Picco produce vino del Polesine senza tanta chimica, per dare un bicchiere di vino classico e pulito, con un equilibrio genuino mantenendo i solfiti bassi. Poi, la lavorazione qui, dalla potatura alla vendemmia, è tutta manuale: inoltre, è da 30 anni che produco vino e comunque lavoro con due enologi di Vo’ al mio fianco, perché non si finisce mai di imparare, soprattutto in questo settore».

LE PROSPETTIVE

Il settore vitivinicolo può diventare trainante per l’economica polesana, o è destinato a restare una nicchia? «Può diventare trainante, ma bisogna crederci. Il Polesine non ha vini DocIgp anche perché in passato si davano contributi per togliere i vigneti. E invece di là dall’Adige, già a Boara, i contributi li davano per piantarli. Bisogna crederci e ci vuole passione: io ce l’ho da quando avevo 8 anni e guardavo mio papà potare le vigne, ed era come se avessi avuto un giocattolo davanti agli occhi. Poi, perché questo settore diventi trainante occorre coinvolgere i giovani e le scuole: la vigna dura anche 50 anni e può far crescere generazioni; riesce anche a parlarti: quando si fa la potatura la pianta ti fa già vedere il futuro. Ma bisogna ricordare che la vigna è prima di tutto una passione. Deve esserci ovviamente anche un riscontro economico, ma con la passione non si guardano le ore di lavoro e i sacrifici fatti, e si superano tutte le incertezze, perché a gennaio quando si fa la potatura secca per i nuovi grappoli, non si può sapere se poi avremo o no produzione: le conseguenze dei cambiamenti climatici ti possono togliere tutto in 10 minuti di maltempo, oppure con le infezioni, a cui i vigneti in pianura sono più esposti rispetto a quelli in collina».

PICCOLA CANTINA

Oltre ad ampliare progressivamente la coltivazione che progetti ha Il Picco in futuro? «Noi crediamo nel vino e già nel 2020, mentre iniziava la pandemia di coronavirus ma quando ancora non c’era la percezione di ciò che sarebbe diventata, abbiamo aperto una cantina per la vendita anche al pubblico di una parte della produzione. Nonostante le difficoltà abbiamo continuato a crederci, pure in questa fase di forte aumento dei costi», visto che rispetto al 2021 i concimi, ad esempio, sono arrivati a costare fino al 170 per cento in più. Poi ci sono rincari fino a +129% per il gasolio, e anche il +50% per le bottiglie di vetro. «Noi continuiamo a crederci, e oltre a una cantina a regola d’arte magari in futuro ci sarà spazio anche per un’Antica frasca. Dove bere un bicchiere di vino buono e genuino del Polesine».

Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 13:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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