Vaccini già quasi esauriti, il Polesine costretto a rallentare le somministrazioni

Sabato 16 Gennaio 2021 di Francesco Campi
VACCINO ANTI COVID Si attendono nuove forniture di fiale Pfizer-BionTech a febbraio
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ROVIGO La corsa per eseguire prima possibile i vaccini si scontra ora con le esigue dosi a disposizione e il Polesine è costretto a rallentare. Già giovedì, infatti, con le circa 300 inoculazioni a ospiti ed operatori dell’Iras si è conclusa la prima somministrazione del vaccino a ospiti e operatori di tutte le Rsa polesane, non solo le case di riposo ma anche le strutture per disabili e pazienti psichiatrici, oltre che dei centri diurni. Fra oggi e domani verranno somministrate le ultime dosi destinate al personale dell’Ulss, delle strutture private convenzionate e ai medici territoriali, poi le forniture previste fino a febbraio serviranno per la seconda dose a chi ha già ricevuto il vaccino, perché richiede un richiamo dopo 21 giorni.
VIA CON I RICHIAMI
Proprio domani, infatti, si ripartirà già con i primi 40 del V-Day del 27 dicembre. Nel frattempo un piccolo stock di dosi servirà per recuperare qualcuna delle persone dell’elenco prioritario che non si era potuta vaccinare perché malata e, eventualmente, anche qualcuno che ha inizialmente declinato l’invito, ma che nel frattempo può aver cambiato idea: si tratta di un 2% degli ospiti, che non hanno dato il consenso al vaccino, prevalentemente attraverso i rispettivi tutori, e un 9% degli operatori delle Rsa. Ma con le circa 16mila dosi destinate all’Ulss 5 fino a febbraio, si riesce solo a fare il doppio giro alle poco meno di 8mila persone delle categorie indicate come prioritarie, ovvero il personale sanitario ed ospiti ed operatori delle Rsa.
ARRIVI A FEBBRAIO
«La buona notizia – ha sottolineato ieri Compostella – è che ci hanno confermato che a febbraio sarà garantita un’ulteriore fornitura di vaccini Pfeizer, ma ancora non sappiamo quante dosi. Questo fa capire che c’è ancora un alone di incertezza che non dipende né dall’Ulss né dalla Regione, ma dal fornitore internazionale e dalla struttura commissariale nazionale di Arcuri, che sulla base delle disponibilità decide la suddivisione fra le regioni. Siamo condizionati da questo. Per quanto riguarda l’altro vaccino, quello di Moderna, ne è arrivata una piccola quantità in Veneto, una manciatina, poche migliaia di dosi che sono state distribuite a un’unica Ulss, non la nostra, perché non aveva senso frazionarla. Quando ci saranno le nuove disponibilità continueremo con il programma definito in ambito ministeriale e regionale con una nuova popolazione target, quella di ultraottantenni, farmacisti e donatori di sangue. Le categorie sono già decise a livello ministeriale e regionale».
L’ORGANIZZAZIONE
In queste ore, quindi, già si lavora alacremente per definire i dettagli di questa seconda fase della campagna vaccinale, che presenta difficoltà organizzative non di poco conto. «Le vaccinazioni non verranno più fatte negli ospedali – spiega il dg -, ma in sedi territoriali. Mercoledì c’è stato l’incontro con la Conferenza dei sindaci e abbiamo definito il programma e suddiviso il territorio in cinque aree, ognuna con un centro di vaccinazione: a Rovigo, Adria, Porto Viro, Lendinara e Trecenta. La Regione aveva indicato tre aree, ma abbiamo deciso, sulla base delle caratteristiche geografiche e sociodemografiche del Polesine, di aumentarle a cinque. Non solo, visto che ci sono aree del Delta e dell’Alto Polesine con difficoltà logistiche, i centri di vaccinazione di Porto Viro e Trecenta saranno su due gambe, con una seconda sede a Porto Tolle e Castelmassa. Più di così no, perché per le economie di scala non riusciamo a suddividere il personale. I Comuni ora indicheranno le sedi ed effettueremo i sopralluoghi per valutarne l’idoneità. L’unica sede che già siamo sicuri che vada bene è quella del Censer di Rovigo, già sperimentato con la campagna antinfluenzale. Con i Comuni andrà organizzato l’accompagnamento degli anziani, col supporto di Protezione civile e associazioni di volontariato e valutare le situazioni delle persone da vaccinare a domicilio. Poi c’è tutta la parte di organizzazione informatica e dell’invio della comunicazione alle persone da vaccinare. Ancora però non possiamo dire quando, ma siamo pronti per questo impegno epocale. Finora abbiamo avuto un buon tasso di adesione e non abbiamo avuto reazioni avverse. Qualcuno ha lamentato dolore nel punto della vaccinazione, qualche lieve eritema ma non reazioni degne di nota».
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Ultimo aggiornamento: 08:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA