Ingegneria Idraulica nella terra tra i 2 fiumi, attivato il corso universitario

Domenica 5 Luglio 2020 di Alberto Lucchin
Il palazzo del Cur a Rovigo

ROVIGO Rovigo città sempre più universitaria. Per l’anno accademico 2021-2022 è previsto infatti l’approdo sulle sponde dell’Adigetto di un nuovo corso dell’Università degli Studi di Padova dedicato a Ingegneria idraulica. Un’opportunità che in questo momento non è ancora confermata, visto il lungo iter burocratico che l’istituzione del corso dovrà affrontare nell’ateneo patavino tra comitato scientifico e senato accademico, ma che sembra abbia già buone possibilità di concretizzazione e questo darebbe senz’altro ulteriore lustro al Consorzio Universitario Rodigino.
CITTÀ UNIVERSITARIA
Il sindaco Edoardo Gaffeo, nelle sue linee programmatiche approvate dall’aula di Palazzo Nodari giusto un anno fa, aveva dichiarato di puntare molto sull’innovazione della città in ambito formativo e di volere lavorare insieme al Cur per l’ampliamento dei corsi di studio. Il primo cittadino, che prima di occupare il piano nobile di Palazzo Nodari insegnava Economia politica all’università di Trento, sa bene che non si tratta di una sola questione di prestigio per la Città delle rose, ma di un’importante opportunità economica. Un nuovo corso di studi, tra l’altro dedicato a una materia così particolare e in un territorio come il Polesine, che l’acqua ce l’ha proprio nel Dna, porta con sé studenti e professori, magari fuorisede, e attrae investimenti di aziende interessate a quel campo di ricerca universitaria.
ITER DELICATO
Il Comune al momento non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in merito, ma il vicesindaco e assessore all’Istruzione Roberto Tovo commenta più che positivamente queste indiscrezioni: «Sarebbe davvero bello se il corso venisse istituito: noi siamo a disposizione». Attualmente, però, il Cur è in carenza di spazi. È infatti vero che si è liberato uno stabile, con il trasferimento lo scorso settembre di Giurisprudenza da via Marconi a palazzo Angeli, ma adesso quello è rientrato in possesso del Comune e per dicembre diverrà un cantiere per spostarvi entro la prossima estate gli uffici dei Servizi Sociali e della Polizia Locale. Quindi, dove troverà spazio il nuovo corso di studi è ancora un mistero, anche se Rovigo è letteralmente piena di edifici vuoti e da sistemare a proprio piacimento. Escludendo il Maddalena in Commenda, interessato al Bando periferie, e il palazzo dell’ex Genio Civile in piazza della Repubblica, che la Regione sta cercando di vendere da anni per un tozzo di pane e che prima del Coronavirus era entrato nel mirino di un’importante catena di abbigliamento, rimangono comunque ancora tanti stabili da utilizzare. In pieno centro c’è l’ex Banca d’Italia di via Mazzini, per il quale lo Stato pagherà un mutuo fino al 2033 per lavori che non sono mai stati completati, l’ex questura di via Donatoni, Palazzo Campo (di cui la Provincia vorrebbe tanto sbarazzarsene e guadagnarci gli 1,3 milioni di euro che ha perso non vendendolo all’Arma dei Carabinieri) e l’ex caserma dei vigili del fuoco. Più difficile che l’ex Caserma Silvestri si svincoli dai progetti già avviati dall’Agenzia delle Entrate e del Ministero della Giustizia per gli archivi del tribunale.
IN CENTRO
Il luogo più suggestivo di tutti, però, sarebbe palazzo Oliva, in via Angeli, proprio dietro la sede di Giurisprudenza. Quel palazzo è vuoto dalla metà degli anni ’90 ed è di proprietà dell’Accademia dei Concordi, che però non ha risorse a sufficienza per sistemarlo e non vedrebbe l’ora di cederlo per una causa così nobile. Tutte ipotesi che certo sarebbero gradite ai rodigini, perché insistono sul centro città ed eviterebbero l’insorgere di polemiche, ma che in realtà non escludono un eventuale insediamento al Censer. Con questa soluzione le nuove aule verrebbero a trovarsi vicine al resto dell’università rodigina e potrebbero avere sufficiente spazio per i laboratori.
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