Stagiste in minigonna: al via il processo Bellomo, due eccezioni alla prima udienza e si rinvia a febbraio

Giovedì 3 Dicembre 2020
Francesco Bellomo

ROVIGO - Incompetenza territoriale del Tribunale di Bari e «fumosità» delle accuse: sono le due eccezioni preliminari sollevate dai difensori di Francesco Bellomo nella prima udienza del processo nel quale l'ex giudice del Consiglio di Stato risponde di stalking e violenza privata. I fatti contestati dalla Procura di Bari sarebbero stati commessi nei confronti di quattro borsiste che frequentavano la sua scuola di formazione per la preparazione al concorso in magistratura 'Diritto e Scienza', alle quali Bellomo avrebbe imposto dress code, prove di addestramento arrivando a controllarne i profili facebook.

Nel processo è imputato per concorso negli stessi reati l'ex pm di Rovigo Davide Nalin. Entrambi gli imputati erano presenti in aula. Nessuna delle quattro donne si è costituita parte civile. Il giudice monocratico Mario Matromatteo si è riservato di decidere e ha rinviato il processo al primo febbraio 2021. I legali di Bellomo, gli avvocati Beniamino Migliucci e Gianluca D'Oria, ritengono che «pacificamente gli atti dimostrano che, ove mai, cosa che il dottor Bellomo nega, si fossero verificati eventi di danno, questi non si sarebbero verificati di certo a Bari, perché le presunte persone offese stavano nelle rispettive residenze, a Bergamo e a Palermo».

Per gli avvocati, quindi, la competenza territoriale è di questi due Fori, e non di Bari. I legali hanno poi sollevato una questione sulla nullità del decreto che dispone il giudizio «perché dalla imputazione non si comprende in cosa si sarebbero concretizzati questi eventi di danno, ansia, paura, cambiamento delle proprie abitudini. Nell'imputazione non c'è nulla del genere ed è invece un diritto dell'imputati saperlo per potersi difendere compiutamente».

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 07:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA