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Delta, ecosistema a rischio. Il cuneo salino è risalito oltre i 30 km

Giovedì 14 Luglio 2022 di Anna Nani
Delta, ecosistema a rischio. Il cuneo salino è risalito oltre i 30 km

PORTO TOLLE - È vera emergenza ambientale per il Delta del Po stretto nella morsa di siccità e risalita del cuneo salino: a rischio non solo il futuro agricolo di tutta l'area, ma anche la sua principale attrattiva turistica. In più, secondo Meuccio Berselli, segretario generale dell'Autorita di Bacino: «La portata del Po è in esaurimento e 750mila utenti tra Ferrara e Rovigo rischiano di dover essere serviti dalle autobotti». Se finora la potabilità dell'acqua è stata garantita dall'installazione di un dissalatore nell'acquedotto di ponte Molo per la zona di Porto Tolle, l'agricoltura è un paziente che versa in prognosi riservata da almeno un mese. Che fare per trovare una soluzione? Il Consorzio di Bonifica del Delta del Po ci prova proponendo una nuova barriera antisale stavolta alla foce del Po di Pila, il ramo più grosso del Delta.


BARRIERA ANTISALE
Un'opera diversa da quelle realizzate finora che determinerebbe una separazione netta tra l'acqua dolce a monte e salata a valle, creando un rigurgito verso monte di altezza contenuta nell'escursione delle maree, evitando così possibili danni di natura idraulica, ambientale e naturalistico a tutto il sistema deltizio. Per intendersi quella di Scardovari lungo il Po di Tolle ha smesso di funzionare con la conseguenza che il mare è già risalito per una trentina di km. Secondo i calcoli dovrebbero servire due anni per la progettazione e altri due per la realizzazione. Lo scoglio attuale rimane il suo finanziamento: servono tre milioni solo per progettarla, una cinquantina per vederla realizzata, o forse più dipende dai costi di mercato. Fatto sta che mai come ora è necessario un fronte unico per affrontare una questione che non riguarda solo le genti del Delta, ma tutti gli abitanti dell'asta fluviale. Se ne è parlato alla visita tecnica organizzata dal Consorzio per mostrare le criticità che si stanno affrontando, come si sta cercando di superarle e quali possono essere le azioni da mettere in campo per il futuro. Insieme al Prefetto Clemente Di Nuzzo con la sua vice Rosa Correale, c'erano i sindaci di Ariano, Corbola, Rosolina, Porto Tolle, rispettivamente Luisa Beltrame, Michele Domeneghetti, Michele Grossato e Roberto Pizzoli, e l'assessore di Taglio di Po Alessandro Marangoni, nonché il presidente della Provincia Enrico Ferrarese.


TERRA BRUCIATA
«Nella zona di Porto Tolle le difficoltà sono evidenti ha spiegato Adriano Tugnolo, presidente del Consorzio deltino -. Vorremmo arrivare a redigere un documento che possa spingere la nostra proposta perché trovi la via del finanziamento». Il quadro della situazione è stato fatto dal direttore Giancarlo Mantovani paragonando la risalita del cuneo salino dagli anni 50, quando era a 2 chilometri dalla foce, agli attuali oltre 30 chilometri, arrivando ben oltre Taglio di Po. «Serviranno anni per dissalare le zone colpite ha detto l'ingegnere -. Per una fascia di 50 metri dall'argine non nasce più nulla, serviranno anni di pioggia per miscelare l'acqua salata e far tornare la terra fertile. È un'emergenza ambientale, non soltanto un problema di agricoltura e acqua potabile. Senza acqua rischiamo tutto un ecosistema».
Si comprende l'importanza del Consorzio man mano che ci si addentra nel Delta partendo dalla sede di Taglio di Po fino a Porto Tolle. «Ci sono 43 idrovore, 120 pompe che a pieno regime pompano 220mila litri d'acqua al secondo. Abbiamo stimato una spesa di tre milioni di euro solo di energia elettrica spiega Mantovani -. I nostri impianti funzionano tutti i giorni, ogni chilometro di argine fa transitare 20 litri di acqua/secondo per i 500 chilometri di territorio».
Il dramma diventa evidente arrivando nella zona dove scorre il Po di Gnocca, presso i sifoni dell'ex Valli dove l'acqua è già salata e la terra bruciata. A chi propone di creare bacini arriva la risposta: «Per le esigenze di questo territorio servirebbe un invaso alto 3 metri per 400 ettari con un costo di gestione superiore rispetto alla realizzazione di una barriera antisale».

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