Grande alluvione, quando il mondo soccorse il Polesine

Domenica 24 Ottobre 2021 di Nicola Astolfi
La mostra sui 70 anni dalla grande alluvione, allestita a palazzo Roncale a Rovigo

LA MOSTRA - Dicono che sono coincidenze, ma i numeri possono diventare un modo per avere una coscienza più profonda della storia. Nella mostra a palazzo Roncale “70 anni dopo. La grande alluvione” si può toccare che la dimenticanza è sciagura e la memoria diventa riscatto. Anche grazie agli aiuti che arrivarono in Polesine dall’Italia e dall’estero. Furono ben 84 i Paesi coinvolti. Lo stesso numero delle persone che persero la vita sul “camion della morte”, bloccato dalle acque a Frassinelle. Nel camion erano stipate circa 100 persone. Si salvarono solo in 7, tra cui un operaio, Mario Bellinello, che perse però la moglie e i 5 figli. È lui che nelle immagini girate per i cinegiornali, in mostra al Roncale, racconta la sua disperazione all’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e alla moglie Francesca, arrivati a Rovigo la mattina del 16 novembre e che all’ospedale vollero incontrare gli scampati alla tragedia di Frassinelle. 
GARA DI SOLIDARIETÀ
Per gli alluvionati del Polesine si innescò una catena di fraternità. Davanti a 29 Comuni completamente allagati e altri 6 parzialmente invasi dalle acque, la solidarietà fu enorme e arrivò anche dai più poveri. Semplici cittadini diedero aiuti per quasi un miliardo e mezzo di lire e garantirono la fornitura di 800 tonnellate di viveri, medicine, coperte, lenzuola, indumenti, per un totale di 3 milioni di pezzi. 
Tra le iniziative messe in campo, il 20 novembre 1951, dalla sede Rai di corso Sempione a Milano, partì la “Catena della fraternità”, trasmissione radiofonica con la quale l’allora Radio Audizioni Italia promosse l’appello alla solidarietà. Confindustria poi, tramite aziende associate, raccolse 2 miliardi. E Papa Pacelli, Pio XII, inviò un milione di lire al sindaco di Adria, Sante Tugnolo: mentre da Rovigo furono evacuate 40 mila persone, Adria patì i danni più ingenti a causa dell’ondata di 3 metri che invase via Chieppara e si spinse nel cuore della città. La solidarietà portò in campo - il campo di calcio di San Siro - anche i campioni dello sport. E così il 14 gennaio del 1952 si affrontarono - quella volta con il pallone - gli eterni rivali Bartali e Coppi, in un’inedita versione del derby Inter-Milan. Fu una partita di beneficenza, arbitrata da Giuseppe Meazza, per raccogliere fondi: vinse 3-2 la squadra rossonera di Coppi. Ma soprattutto vinsero quanti permisero la raccolta di 8 milioni di lire che andarono a chi aveva più bisogno. 
IL RACCONTO DELLA TRAGEDIA
Furono solo cinematografici, invece, gli aiuti destinati dal film girato nel 1969 “Agente 007 - Al servizio di Sua Maestà”, il primo della serie senza Sean Connery, sostituito dall’attore australiano George Lazenby: nella pellicola si faceva credere che gli elicotteri in volo fossero della Croce rossa e fossero diretti a Rovigo. Il vero racconto della tragedia fu affidato invece agli inviati, come foto, filmati e riviste mostrano nella rassegna al Roncale. Rispetto all’attuale diffusione di internet e social media, nel ‘51 non c’era nemmeno la televisione e così la carta stampata inviò cronisti che diventarono tra i più grandi giornalisti italiani: Enzo Biagi, Sergio Zavoli, Orio Vergani, Oriana Fallaci, Egisto Corradi. Restano anche le cronache di Gian Antonio Cibotto. Allora 26enne, Cibotto si prestò nei soccorsi e tenne una sorta di diario: «Qualche anno dopo cedette alle insistenze di Neri Pozza e pubblicò “Cronache dell’alluvione”.
Poi la ricostruzione: «Questa mostra - spiega Francesco Jori il curatore - si propone di inserire l’evento in una cornice storica più ampia portata, che ricostruisca la storia di questa terra e la sua straordinaria capacità di resilienza».
 

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