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Pronto soccorso, infermiere morso a un dito da una paziente

Domenica 22 Maggio 2022 di Alessandro Garbo
Il Pronto soccorso di Rovigo
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ROVIGO - Ennesima aggressione al Pronto soccorso cittadino in pochi mesi. Una paziente con problemi psichiatrici, arrivata in ambulanza nella notte tra venerdì e sabato, durante il triage ha aggredito un infermiere: un morso al dito, una ferita e profonda per l’uomo che rischia addirittura di perdere l’unghia.

L’AGGRESSIONE
L’infermiere si era avvicinato per accogliere la paziente e chiedere informazioni sulle condizioni della donna appena giunta al pronto soccorso. La donna, sulla trentina, era già nota al personale per aver in passato dato in escandescenze. Insulti verbali che mai si erano spinti a tal punto, ad aggredire un infermiere tra lo stupore e la rabbia dei colleghi che si sentono scarsamente tutelati. Per l’uomo l’aggressione ha richiesto numerosi punti di sutura e trenta giorni di prognosi. Nelle prossime deciderà se sporgere denuncia.

PREOCCUPAZIONE
Nel frattempo, attorno all’infermiere e allo staff fa quadrato il primario del Pronto soccorso, la dottoressa Maria Adelina Ricciardelli: «Purtroppo la paziente già in passato aveva mostrato simili atteggiamenti, ma quando la scorsa notte è stata accompagnata dal personale medico all’inizio sembrava tranquilla. Forse si è spaventata e ha aggredito l’infermiere. Non ero al lavoro e ho parlato con la capo sala, mi ha riferito che l’infermiere era piuttosto scosso dopo l’accaduto. Domani sarà un confronto interno: il personale ha bisogno di supporto e non di continui attacchi come successo negli ultimi mesi. È una paziente di circa trent’anni, affetta da problemi psichiatrici. Leggerò con attenzione tutti i referti per capire se la donna fosse incapace di intendere e di volere al momento del morso. Ci sarà bisogno, inoltre, di una consulenza psichiatrica perché è una questione complicata».
L’aggressione non è collegata alle lunghe attese del pronto soccorso, ma alcuni insulti rimangono ugualmente spiacevoli: «Non è una situazione dovuta al sovraffollamento e ai tempi d’attesa. In quei casi, invece, assistiamo ad attacchi verbali che rimangono pesanti e segnano il professionista. Gli infermieri sono continuamente sotto pressione: lavorare così è complicato, senza tenere conto dell’organizzazione generale e di come è cambiato il modo di lavorare durante l’emergenza Coronavirus. I contatti tra i pazienti e i parenti sono ridotti, così gli infermieri devono farsi carico di mantenere i contatti telefonici con i familiari. Ringraziamo la Croce rossa per la collaborazione, soprattutto nel feedback con i pazienti più anziani».

EMERGENZA CONTINUA
Il primario del Pronto soccorso è in contatto quotidiano con i colleghi che devono fronteggiare simili emergenze, in altre province o regioni. «In una chat di lavoro ho espresso rammarico per quanto accaduto e ho saputo che, sempre tra venerdì e sabato notte, un uomo portato in pronto soccorso a Carpi (Modena) ha distrutto mezzo reparto e aggredito una decina di infermieri». Per Ricciardelli c’è un rischio concreto: «Gli infermieri hanno paura di stare al Pronto soccorso e abbandonano il lavoro, ci sono segnalazioni in tutta Italia e questo dato deve spingere a una riflessione collettiva». L’azienda sanitaria Ulss 5 ha fatto sapere che «siamo vicini all’aggredito e alla famiglia. Proseguiremo nelle iniziative di solidarietà per il pronto soccorso, recentemente rinnovato e ristrutturato».

Ultimo aggiornamento: 08:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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