Città invasa da una pacifica marea di bandiere venetiste

Domenica 17 Giugno 2018 di Francesco Campi

ROVIGO - Ieri Rovigo è stata invasa da una pacifica marea di bandiere con il leone alato e la frase Territori veneti liberi è rimbombata per ore nel cuore della città. Nel Tribunale di via Verdi, infatti, protetto da speciali misure di sicurezza, con la creazione di una vera e propria zona rossa, si è celebrata l'udienza preliminare per le 45 persone accusate di associazione sovversiva, per aver dato vita all'associazione L'Alleanza, attraverso la quale si proponevano di sovvertire l'ordine costituito ottenendo l'indipendenza. Ma, secondo l'accusa, con atti violenti. Tanto che, per questo, sempre secondo quanto riportato nel capo d'imputazione, avrebbero avuto intenzione di dotarsi di esplosivi, ma soprattutto stavano trasformando una ruspa in un carro armato, il ben noto tanko, con il proposito di arrivare ad occupare militarmente piazza San Marco a Venezia, e «costringere i legittimi poteri pubblici ad acconsentire all'indipendenza del Veneto e di altre regioni del nord Italia, così determinando lo scioglimento dell'unità dello Stato in violazione dell'articolo 5 della Costituzione».

Una riproposizione dell'impresa del '97, con alcuni degli stessi protagonisti, come i serenissimi Luigi Faccia e Flavio Contin, ma con un nuovo mezzo blindato, la ruspa sulla quale si stava lavorando in un capannone, detto l'arsenale, sequestrata dai Ros nell'aprile 2014. Fu proprio in quell'occasione che, nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Brescia, 24 secessionisti vennero arrestati con l'accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo, eversione dell'ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra.
L'ALLEANZA
Il filo conduttore di tutto è l'associazione L'Alleanza, che si proponeva di mettere insieme i diversi movimenti indipendentisti, veneti, lombardi, ma anche sardi e siciliani, per arrivare a ottenere l'agognata secessione. L'atto costitutivo sarebbe stato sottoscritto nel maggio 2012 in un ristorante a Erbusco, in provincia di Brescia. Ed è per questo che inizialmente tutto si era incardinato nel capoluogo lombardo. Con tanto di rinvio a giudizio per 48 persone, comparse davanti alla Corte d'Assise del Tribunale bresciano, che ha però accolto l'eccezione di incompetenza territoriale, dichiarando che visto che il tanko si stava costruendo a Casale di Scodosia, che rientra nei territori di competenza del Tribunale di Rovigo, era lì che si sarebbe dovuto tenere il processo. Proprio a Rovigo, fra l'altro era già stato inviato lo stralcio relativo alla costruzione e detenzione di arma da guerra, il tanko appunto.

Tutto è ripartito dalle indagini preliminari e con la nuova udienza preliminare in cui i due procedimenti si sono riuniti. Di fronte al giudice Alessandra Martinelli, tuttavia, c'è stato solo il tempo di sollevare nuove eccezioni da parte delle difese, modificare il capo d'imputazione togliendo la parola terrorismo dal testo e discutere delle 15 richieste di proscioglimento per altrettanti imputati, formulata già dall'accusa. Per gli altri 30, fra i quali i tre polesani Marco Ferro di Arquà, la moglie Maria Luisa Violati e la figlia Erika Pizzo, è stato chiesto il rinvio a giudizio. La discussione di tutte queste posizioni si terrà la prossima udienza, il 14 luglio prossimo.
GOVERNO FUORI
Intanto il primo fatto di rilievo è la mancata costituzione di parte civile da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell'Interno, pur citati come parti offese. A differenza di quanto era accaduto nel procedimento bresciano, sotto il Governo Renzi.
 

Ultimo aggiornamento: 15:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA