Progetto “Vox Maris”, basta reti da pesca abbandonate in acqua: saranno riciclate

Giovedì 19 Gennaio 2023 di Anna Nani
Convenzione tra Comune, Biodesign Foundation e le cooperative di pescatori operanti nei porti pescherecci di Pila e Scardovari.

PORTO TOLLE - Nel tardo pomeriggio di ieri nella sala consigliare di Porto Tolle è stata siglata una convenzione tra Comune, Biodesign Foundation e le cooperative di pescatori operanti nei porti pescherecci di Pila e Scardovari. Con questo documento le due marinerie deltine sono entrate a far parte del progetto “Vox Maris” che un anno fa era partito tra la Fondazione e il Consorzio degli armatori di Chioggia per raccogliere e smaltire in maniera efficace le reti dismesse e i frammenti di plastica (ma anche cavi di acciaio e cestini) che finiscono nelle reti dei pescatori. A siglare il documento sono stati per l’area di Pila le coop Pila, Pilamare e Villaggio pescatori, coi presidenti Giuliano Mazzucco, Raffaele Crepaldi e Angelo Boscolo, mentre per la zona di Scardovari hanno firmato le coop Adriatico, Mitilicoltori e Po, rispettivamente rappresentate da Angelo Stoppa, Roberto Banin e Massimo Boscolo; per la Delta Padano c’era il vice Gianluca Travaglia.


TUTELA AMBIENTALE
Nell’introduzione l’assessore alla Pesca, Tania Bertaggia ha detto: «È con soddisfazione che presentiamo un progetto che riguarda la raccolta dei rifiuti prodotti dall’attività ittica, un’iniziativa estremamente rilevante in termini di tutela ambientale. L’intesa prevede che il Comune metta a disposizione a titolo gratuito le due aree ecologiche realizzate recentemente attraverso fondi Feamp per il conferimento dei residui che saranno prelevati da Biodesign che si occuperà di riutilizzarli nell’ambito della cosiddetta “economia circolare”». 


BASTA RETI IN MARE
Biodesign Foundation, che prende le mosse da Luigi Colani, designer industriale tedesco, è un’organizzazione no profit svizzera e si occupa di promuovere il rapporto tra uomo, tecnologia, produzione e ambiente attraverso la ricerca e la messa in atto di soluzioni sostenibili che generino crescita economica. «La Biodesign ha una chiara missione: arrivare entro il 2023 a non avere reti in mare – ha precisato il presidente Roberto Guerini - C’era questa abitudine, di quando le reti erano ancora in canapa e lino, di lasciarle in mare, ma il nylon resiste 600 anni prima di sciogliersi e nel mentre disperde microplastiche o peggio continuare a pescare, danneggiando il mondo marino». La Fondazione ha congegnato anche un sistema per raccogliere gli oli esausti, mentre sono in fase di studio “vasche salvavita” da posizionare anch’esse a bordo dei pescherecci per recuperare le cosiddette “catture accessorie” e rimetterle in mare. Poiché le plastiche in mare arrivano in gran parte dai fiumi, l’altra idea che la Fondazione vorrebbe sviluppare in futuro è l’installazione di barriere sui corsi d’acqua. Tutte azioni che andranno a preservare la biodiversità non soltanto del Delta, ma dell’Adriatico e del mare in genere. 


PESCI IN TRAPPOLA
«Sono dalle 5000 alle 15mila le tonnellate di reti che finiscono annualmente in mare – ha spiegato Emanuele Mazzaro, direttore dell’organismo per l’Italia - Facendo una stima al ribasso si parla di circa 1.800 tonnellate di pesci che rimangono intrappolati e muoiono nei grovigli. Siamo partiti da Chioggia sviluppando questa attività nell’Adriatico del nord e verso Genova, l’obiettivo è di coprire tutti i 272 porti italiani».
Il sindaco Roberto Pizzoli ha infine commentato: «Questo non è uno spot, ma un ambizioso progetto a medio-lungo termine. Il nostro obiettivo non è soltanto di aumentare il pregio lavorativo e ambientale attuali, ma di lasciare un luogo migliore ai nostri figli».

Ultimo aggiornamento: 07:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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