Indagine dei Nas sul piccolo nato in ambulanza, le sue condizioni sono critiche

Mercoledì 19 Febbraio 2020 di Francesco Campi
neonato (foto d'archivio)
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ROVIGO - Le sue condizioni restano stabili nella gravità. Ancora è troppo piccolo e fragile per essere sottoposto agli accertamenti diagnostici per chiarire il quadro delle lesioni riportate durante il parto. Il piccolo nato il 9 gennaio, durante il trasporto della donna non ancora al settimo mese di gravidanza, dall'ospedale di Rovigo a quello di Padova, ha un mese e dieci giorni ed è arrivato a pesare 1 chilo e 800 grammi. Quando è venuto alla luce pesava 1 chilo e 200 grammi. La sua forza, la forza della vita, dà forza anche alla mamma.
LESIONI PERSONALI
Nel frattempo, la Procura, che ha aperto un'indagine, al momento ancora a carico di ignoti, per l'ipotesi di reato di responsabilità colposa per lesioni personali in ambito sanitario, ha risposto alla richiesta di documenti in possesso dell'Ulss 5 formulata dall'avvocato Mario Cicchetti, che assiste la mamma e il papà del piccolo, già salito alla ribalta delle cronache per una lunga e delicata battaglia giudiziaria che lo ha visto contrapposto all'azienda sanitaria polesana, il caso della piccola Eleonora Gavazzeni, che ha visto il giudice Pierangela Congiu stabilire, nel settembre di due anni fa, un risarcimento di 4,6 milioni nei confronti della piccola Eleonora, e di 402mila euro per la madre. Il sostituto procuratore Francesco D'Abrosca, che coordina le indagini, ha infatti respinto l'istanza di Cicchetti che aveva chiesto di poter acquisire la cartella clinica della mamma, dal suo accesso al Pronto soccorso fino alla decisione del trasferimento a Padova, nonché tutti gli atti connessi, «indispensabili non solo ai fini delle indagini difensive ma anche per sottoporla ad altri sanitari, diversi da quelli che hanno avuto in carico la signora e anche da quei professionisti che oggi curano il piccolo».
ATTI NEGATI
Nella sua risposta, datata 12 febbraio, il pm scrive che «la richiesta di sequestro per finalità probatorie della documentazione in atti va, allo stato, disattesa, in quanto è già in corso l'acquisizione della documentazione di cui all'istanza presso i nosocomi di Rovigo e Padova, in esecuzione della delega d'indagini trasmessa ai Nas di Padova in data 22 gennaio 2020». Secondo quanto trapelato, il pm sembrerebbe intenzionato anche a nominare una commissione di consulenti perché venga accertato se siano state correttamente seguite le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali e se vi siano stati e, eventualmente, da parti di chi, errori di valutazione e gestione del travaglio e della nascita.
PARTO IN EMERGENZA
La 46enne, alla 27esima settimana di gravidanza, non ancora al settimo mese, si è presentata al pronto soccorso il 9 gennaio con forti dolori alla pancia e perdite di sangue. Secondo quanto da lei poi denunciato, è stata visitata solo dopo mezz'ora di attesa e la ginecologa, dopo l'ecografia, ne ha poi disposto il trasferimento a Padova, perché il bimbo era podalico e c'era un eccesso di liquido amniotico: un parto a rischio di un bimbo prematuro, motivo di un trasferimento in un ospedale più attrezzato per gestire questo tipo di problema. Ma, secondo quanto denunciato, il trasporto è stato attivato solo dopo oltre un'ora e il bimbo è nato durante il viaggio in ambulanza, all'altezza di Monselice. Riportando fratture agli omeri, la menomazione a una mano e, soprattutto, ematomi al collo e macchie cerebrali. «Se anche il trasferimento di una donna con una gravidanza ad alto rischio poteva essere condivisibile ha sottolineato nei giorni scorsi l'avvocato Cicchetti , quello che non è comprensibile è come non sia stata controllata prima che salisse in ambulanza, perché se il bambino è nato dopo così poco tempo, vuol dire che la dilatazione al momento della partenza era già tale da lasciar presupporre quello che sarebbe accaduto».
Francesco Campi Ultimo aggiornamento: 19:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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