L'addio a Renata e Tino. La figlia: «Mamma e papà dormivano mano nella mano»

Sabato 22 Febbraio 2020 di Nicola Astolfi
Tino Belinello e Renata Berto di 87 e 78 anni
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ROVIGO - Sono arrivati insieme Tino e Renata, pochi minuti dopo le 15, sul sagrato del santuario della Madonna pellegrina, per la cerimonia che ha dato l'ultimo saluto alla coppia scomparsa nel giorno di San Valentino. Un lutto violento, che ha scosso il quartiere della Commenda come un fulmine a ciel sereno, quando è arrivata la notizia di un omicidio-suicidio in viale Gramsci. Tante generazioni hanno partecipato ai funerali, da chi ricorda che la zona dove fu costruito il santuario era il prato della fiera e che lì si giocava a pallone, fino agli amici dei nipoti della coppia, che se n'è andata insieme al tempo che corre e che non si riesce a fermare.
 

 

EX CICLISTA
Anche Tino Bellinello correva, da giovane atleta per la Società ciclistica Toffoli prima, e poi per la Mantovani, negli anni 50, quando dopo aver vinto nel 1954 il 1° Giro del Polesine s'era imposto all'attenzione nazionale diventando protagonista nel ciclismo dilettantistico con il Velo Club Mantovani di una serie di successi, come all'edizione del 1957 della prestigiosa Coppa Caldirola, manifestazione internazionale vinta alla media di quasi 43 km/h, e partecipando con Ennio Zerbinati al Giro del Brasile del 1956, nella rappresentativa nazionale diretta da un altro rodigino illustre, Dario Mantovani. Tino Bellinello, 87 anni, e la moglie Renata Berto, 78, erano molto conosciuti e benvoluti nel quartiere. Avevano lavorato molto (come chi sa che una vita è completa quando si vive per gli altri) a condurre il distributore di carburanti che era di fronte all'hotel Cristallo, all'angolo tra viale Porta Adige e viale Benvenuto Tisi da Garofolo, e la lavanderia a secco che Renata aveva gestito nei locali sotto la casa dove abitavano.
IL RICORDO
Nell'omelia, il parroco don Emanuele Sieve, ha spiegato con Natanaele, il discepolo di cui parla solo il Vangelo di Giovanni, che Dio vede prima, e così Gesù poteva permettersi un giudizio positivo prima ancora di incontrare il discepolo. Lo stesso Natanaele, per colpa dei propri pregiudizi, fu sul punto di mancare l'incontro con Gesù, che invece lo amò subito per la sua franchezza: «Gesù accoglie e chiama senza mai giudicare - ha ricordato don Emanuele - Oggi dobbiamo ispirarci a questo messaggio». «Gesù - ha continuato - ha sviluppato le speranze di un intero popolo con le sue promesse, e ci assicura oggi del suo amore mentre gli affidiamo Tino e Renata: come Natanaele, l'ha visto compiere un gesto troppo duro per il nostro cuore. E come ha accolto Natanaele, oggi accoglie Tino e Renata» i quali, ha concluso, «ci sforzano ad alzare gli occhi verso Dio e implorarlo, per aumentare la nostra forza che a volte è fragile e piccola».
LA FIGLIA
Dopo le tante parole scritte dalle cronache per raccontare una tragedia che rimbomba per il vuoto che lascia, prima ancora che per come è avvenuta, la figlia della coppia, Maria, è intervenuta al termine della cerimonia per lasciare, inizialmente, un messaggio rivolto a tutti: l'anima, se si sente stanca della vita, non può rispondere così alle difficoltà. Poi, ha spiegato tra le lacrime e la commozione di un quartiere: «Voglio farvi capire chi erano i miei genitori. Dormivano mano nella mano e vivevano per i figli e i nipoti. Papà negli ultimi tempi era avvilito perché sentiva l'età. Mamma curava sia se stessa che il marito. E papà non voleva dare peso a noi. Purtroppo è arrivato a questo gesto estremo di disperazione». «Mi mancate profondamente - ha aggiunto -. Terrò il vostro ricordo per tutta la vita» insieme a «tutto l'amore che hanno dato» Tino e Renata.
Nicola Astolfi 

Ultimo aggiornamento: 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA