Uccise il padre a martellate: disposta la perizia psichiatrica per Gabriele Finotello

Sabato 23 Ottobre 2021 di Francesco Campi
Gabriele Finotello

PORTO VIRO - Si è aperto ieri, davanti alla Corte d'Assise del Tibunale di Rovigo, il processo al trentenne portovirese Gabriele Finotello, che lo scorso 22 febbraio ha ucciso il padre Giovanni, 56enne, colpendolo più volte con un martello. Un'udienza veloce, nel corso della quale è stato deciso di nominare un perito psichiatrico, il dottor Davide Roncali, perché valuti la capacità d'intendere e volere dell'imputato. Anche la difesa, affidata all'avvocato Marco Linguerri di Ferrara, ha scelto di avvalersi di un consulente pischiatrico ed ha chiesto ed ottenuto che vengano ascoltati come testimoni la madre ed il fratello dell'imputato. Finotello, che in questo momento si trova ai domiciliari, proprio dalla madre, non era presente in aula. Tutto è stato quindi rinviato all'udienza del prossimo 11 febbraio, che potrebbe già concludersi con la sentenza. 

LA DINAMICA

Già in fase di indagine, la dinamica del fatto è apparsa purtroppo tragicamente chiara, seppur resti insondabile la causa profonda che abbia fatto scattare il gesto del giovane, che da poco aveva trovato un nuovo lavoro come Oss agli Istituti polesani di Ficarolo. Padre e figlio vivevano insieme, nella casa di via Siviero 50, che nel primissimo pomeriggio di quel 22 febbraio si è trasformata in teatro del parricidio. Il violento litigio sarebbe scoppiato attorno alle 14.30 per un rabbioso rimprovero da parte del figlio al padre, accusato di bere troppo. «Ma smettila di bere, guarda come ti sei ridotto»: più o meno una frase di questo tipo avrebbe acceso il litigio culminato con l'omicidio. A fare da detonatore alle tensioni fra Giovanni e Gabriele Finotello, padre e figlio, sarebbe stato l'alcol. Benzina sul fuoco di tensioni comunque latenti. Il 56enne, infatti, che dopo aver fatto vari lavori era in quel momento disoccupato, avrebbe ecceduto con l'alcol e questo l'avrebbe portato a scagliarsi contro il figlio. Poi, dopo spintoni e sbracciate, il figlio ha impugnato il martello e con questo ha colpito a morte il genitore. Almeno tre o quattro volte, al busto ed alla testa. Il giovane, subito dopo essersi accorto di aver ferito gravemente il padre, non solo non ha tentato la fuga, ma nemmeno ha cercato di nascondere le prove di quanto avvenuto; ed è stato lui stesso a chiamare il 118 perché il padre venisse soccorsi. Il decesso del 56enne fu poi dichiarato solo attorno alle 16. 

LE INDAGINI

Dei rilievi si erano occupati i carabinieri, mentre le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Andrea Bigiarini. Nel corso degli interrogatori Finotello si è sempre mostrato collaborativo, spiegando di aver impugnato il martello in una sorta di raptus, al culmine di una lite scoppiato con il padre a causa della sua ubriachezza. Le liti violente non sarebbero state una rarità. Anzi, secondo quanto riferito dal trentenne, la situazione familiare era divenuta insostenibile già da tempo ed il padre avrebbe più volte alzato le mani, anche in passato, e questo sarebbe stato uno dei motivi per il quale la madre avrebbe deciso di separarsi; anche il fratello più piccolo, che lavora come fornaio, se n'era andato di casa. Lui, invece, era rimasto insieme al babbo, perché inizialmente pensava di rimanere Porto Viro, ma dopo aver trovato lavoro agli Istituti Polesani stava pensando di trasferirsi a sua volta, avvicinandosi a Ficarolo.
 

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