Natalino Balasso ritorna nella sua Adria con "Dizionario Balasso"

Mercoledì 11 Maggio 2022 di Guido Fraccon
Natalino Balasso

ADRIA - Natalino Balasso torna a calcare le tavole del Teatro Comunale di Adria con Dizionario Balasso. L'appuntamento con la sua appassionata riflessione sulle parole è fissato per sabato maggio alle ore 21.
Balasso, lei ritorna ad Adria, a teatro, dopo parecchi anni.

Perché questa lunga assenza?
«Non sono parecchi anni. Diciamo qualche anno. Le assenze dai teatri raramente dipendono dagli artisti. Sono i teatri che chiamano gli artisti».


Dell'ultima volta che ricordi ha?
«Che domanda è? (ride...) Mi ricordo benissimo di Adria, ci sono amici, ci sono i miei fratelli, mia madre, ci vengo spesso. Dopo la pandemia, ovviamente, ci si vede meno, ma credo che sia una situazione diffusa».


Comunque mi riferivo al teatro. Le polemiche sull'acustica del 2018 sono state archiviate?
«Se sono stati fatti seri interventi per migliorare l'acustica del teatro, che negli anni 70 aveva un'acustica ottima poi rovinata dalla scelta di materiali nella ristrutturazione, non c'è bisogno di polemiche. Diversamente il pubblico sarà costretto a sentire volumi alti, rimbalzi di suono e brutte sonorità».


Che sensazioni prova a ritornare nel suo teatro e a Adria?
«Direi che abbiamo già parlato a sufficienza di questa cosa. Ma quello di Adria non è il mio teatro, è il teatro della gente e sarebbe bene che la gente se ne impossessasse».


Due anni di pandemia hanno cambiato il mondo. Cosa è cambiato in questo lasso di tempo nel e per il mondo dello spettacolo?
«Non conosco il mondo dello spettacolo, come abbiamo letto nelle cronache quelli che hanno sofferto di più sono stati i tecnici e il settore privato di teatri e affini. Il settore pubblico è andato avanti tranquillamente con gli stipendi assicurati e facendo quello che ha sempre fatto: ignorando il pubblico. Il settore privato non può esistere senza pubblico, perciò molti hanno cambiato mestiere, molti hanno chiesto prestiti. Poi ci sono i privilegiati che, perché hanno un nome o perché hanno culo, se la passano comunque bene, come il sottoscritto».


È cambiato Balasso? Se sì, in cosa o come?
«Le do una brutta notizia: la gente non cambia. Perciò direi che se qualcosa è cambiato è stato in peggio. Io non credo di essere peggiorato, però son più vecio».


Presenti sommariamente il suo nuovo spettacolo.
«È un monologo che racconta il mondo delle parole, perché e come le usiamo, per quale motivo in certi periodi ne sopravvalutiamo alcune. Ho scelto la forma del dizionario, perciò userò un elenco di lemmi in rigoroso disordine alfabetico e ne darò definizioni che diventano piccoli monologhi. Ci sarà anche un coinvolgimento del pubblico e una buona fetta d' improvvisazione, questo è il più aperto dei miei spettacoli e cambia di volta in volta».


Se lei fosse un amministratore su cosa punterebbe per far funzionare, quasi ogni settimana, il teatro?
«Per fortuna della cittadinanza non sono un amministratore, ma secondo me il teatro dovrebbe essere il cuore laico di una città, con lo stesso fine che ha la chiesa per i fedeli. Dovrebbe essere aperto tutti i giorni, la gente dovrebbe poter accedere alle prove, le scuole non dovrebbero essere portate a guardare spettacoli, ma a fare teatro. Dovrebbe avere una scuola di teatro. Dovrebbe funzionare in sinergia con le attività private, dare accesso a vetrine, negozi, locali. Avere un'attività di marketing per supportare le iniziative, dovrebbe avere una raccolta di soldi presso i magnaschei della città, i quali dovrebbero sostenere il loro teatro, tenerci. Per questo credo che l'istituzione da sola non possa fare molto se non risparmiare soldi. Credo ci voglia un coinvolgimento diretto dei cittadini, una grande partecipazione volontaria. Se il teatro è vivo, alla sera c'è il pieno agli spettacoli; se invece è uno scatolone vuoto da riempire ogni due settimane, allora saremo costretti a chiamare attori famosi e a non lasciare mai spazio ai giovani».


Una curiosità: la sua esperienza come cantautore con l'lp Ragni. Che fine ha fatto la sua vena musicale? Intende ritornare a fare musica un giorno?
«Nonostante l'assidua frequentazione del noto gruppo: I cugini di Balasso, non ho mai avuto un gran talento musicale. Lascio perciò ad altri questa incombenza. E poi Adria ha già il suo musicista talentuoso, che è Stefano Barzan».
 

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 10:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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