Vaccini dal medico di famiglia, Adria e Ariano pronti a fare da capofila

Mercoledì 24 Marzo 2021 di Francesco Campi
In fila al Censer per vaccinarsi

LA LOTTA AL COVID-19 - Il personale della scuola fa registrare un nuovo record negativo, perché lunedì dei circa 500 fra professori e operatori scolastici che erano stati convocati ai centri vaccinali di Rovigo e Trecenta, se ne sono presentati meno della metà. Gli altri sono risultati assenti. Senza giustificazione.
MEDICI DI FAMIGLIA
Intanto, però, sono pronti a scendere in campo i medici di famiglia, con le medicine di gruppo di Adria ed Ariano pronte a fare da capofila del nuovo filone di vaccinazione di popolazione, che si dovrebbe aprire a giorni, per il target di popolazione dai 79 ai 70 anni. Ad annunciarlo è il presidente dell’Ordine dei medici di Rovigo Francesco Noce, a margine dell’incontro “virtuale” che si è tenuto ieri: «C’è l’accordo per iniziare con alcune medicine di gruppo: partiremo con quelle di Adria e Ariano che hanno spazi adeguati per iniziare con questa modalità di somministrazione diretta. Ci sarà un ulteriore incontro ad Adria per i dettagli operativi, come quello del numero di vaccini che saranno consegnati, le modalità di convocazione dei pazienti, quante somministrazioni fare in quali giorni e in quali orari, ma ormai è questione di giorni. I primi destinatari saranno, secondo le nuove indicazioni per classi di età, la fascia di persone fra i 79 e i 70 anni, poi andando avanti sarà chiamata la fascia dai 69 ai 60 anni. Stiamo mettendo a punto tutta la parte organizzativa, le prime due medicine di gruppo che partiranno serviranno anche per cercare di creare un modello organizzativo che sia efficiente ed efficace. Anche perché questa non è la vaccinazione antinfluenzale, c’è un grande impegno richiesto che va oltre la semplice inoculazione, dall’anamnesi del paziente, alla raccolta del consenso informato, dal tracciamento della dose all’inserimento di tutti i dati nel cruscotto regionale, fino a tutto il monitoraggio successivo».
L’ORGANIZZAZIONE
Già oggi dovrebbe esserci il primo incontro “operativo”: la partenza potrebbe essere a giorni. Un’anteprima di una fase che a breve dovrebbe coinvolgere capillarmente tutti i medici di famiglia: «Praticamente tutti hanno dato già da tempo la propria disponibilità – rimarca Noce - Dove non sarà possibile eseguire le vaccinazioni nei singoli ambulatori o le medicine di gruppo, per problemi logistici, sarà possibile avvalersi dei centri vaccinali dell’Ulss, ampliando gli orari di somministrazione del vaccino e ampliando anche le sedi, il numero di box come al Censer o comunque anche utilizzando altri spazi, che consentano di operare in sicurezza. Grazie ai medici di medicina generale, poi, sarà possibile anche raggiungere eventuali pazienti con fragilità, grazie alla conoscenza diretta dei vari casi. Per quanto riguarda l’ipotesi di allargare la somministrazione anche agli odontoiatri, ancora il tema non è stato affrontato: già questo allargamento potrebbe far cambiare marcia alla campagna vaccinale. Per esigenze organizzative ovviamente il vaccino somministrato sarà AstraZeneca, che è sicuro ed efficace, come testimonia l’esempio inglese dove la somministrazione di massa, che non ha fatto emergere particolari casi di reazioni avverse, ha raggiunto l’obiettivo del crollo della mortalità da Covid».
PROF IN RITIRATA
Proprio AstraZeneca, invece, sembra essere il motivo della ritirata di massa del personale scolastico. Dopo una domenica con numeri in crescita e confortanti, lunedì è stato, come sabato, ai minimi storici per adesioni. Rispetto alle 1.440 somministrazioni previste, ne sono state eseguite solo 989. Ovvero, il 69%. Ma se si guarda al sottoinsieme del personale scolastico, la percentuale è del 45%: si sono presentati in 220 su 480. Complessivamente a lunedì sera il totale delle inoculazioni era arrivato a 38.621, 27.097 prime dosi e 11.524 seconde dosi, mentre ieri erano previste altre 1.206: 240 al Censer, 150 a Trecenta, 244 a Lendinara, 244 a Castelmassa, 214 a Porto Viro, 78 al punto vaccinale dell’ospedale di Rovigo per pazienti in dimissione e persone fragili, 24 domiciliari ad allettati e grandi anziani e 12 nelle Rsa.
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