Poiana presa a fucilate in piena Rovigo, salvata dalla Lipu

Lunedì 16 Dicembre 2019 di Elisa Barion
La poiana ferita, soccorsa dalla Lipu e dal Cras
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ROVIGO - Una scarica di pallini, una vita che ha rischiato di essere spezzata e l’ombra di un atto illecito oltre che crudele, dietro a un fatto avvenuto a due passi dal centro. Fa quasi commuovere la storia di una poiana che i volontari della Lipu, sezione rodigina della Lega italiana protezione uccelli, hanno recuperato e salvato da morte certa nei giorni scorsi. A raccontarla è il delegato Lipu, Luciano Marangoni, che lancia anche un duro j’accuse nei confronti di una persona, ignota, armata di fucile definendola, senza mezzi termini, «malvagia». La poiana si trovava lungo la pista ciclabile Baden Powell, percorso immerso nel verde che costeggia l’Adigetto: rantolava vistosamente a terra con il rischio che andasse a finire nel corso d’acqua. Viste le condizioni dell’animale e lo stato di pericolo, alcuni cittadini hanno prontamente interpellato i volontari Lipu che intervenuti sul posto, si sono prodigati per portarlo al sicuro.
 
«Portato al Centro di recupero animali selvatici di Polesella - prosegue Marangoni - i veterinari Melania Verdina e Luciano Tarricone hanno provveduto a una radiografia e ai prelievi del sangue. E i risultati erano sconcertanti». La poiana aveva conficcati nel corpo sei pallini, segno che era stata bersaglio di uno o più spari. Inoltre sono stati rilevati la frattura dell’ulna-radio e il fenomeno del saturnismo, una grave forma di intossicazione causata dall’esposizione al piombo. «Naturalmente l’animale è molto debilitato e sotto peso per i tanti giorni senza alimentarsi» aggiunge Marangoni che a nome della Lipu lancia i propri strali facendo un appello alle associazioni venatorie e alle istituzioni, in primis la Regione. «Ancora una volta siamo a denunciare questo atto di inciviltà perpetrato da una persona con fucile che ha pensato, con quell’atto, di avere un trofeo da apporre sul curriculum. L’atto è illegale e punibile, come previsto dalle leggi in materia di fauna selvatica. Il soggetto che ha sparato come lo dobbiamo considerare? Uno sbaglio? Pensava fosse una specie cacciabile? Alle associazioni venatorie chiediamo un confronto affinché non siano solamente le associazioni ambientaliste a denunciare questi atti, come i recenti atti di bracconaggio nel Delta. Allo stesso tempo chiediamo alle istituzioni, a partire dalla Regione, di avviare in tempi rapidi e certi il ruolo dei Centri di recupero animali selvatici senza fondi per il funzionamento, e supportati dal volontariato in tutte le loro articolazioni».
Da tempo il Cras provinciale che opera a Polesella e si fa carico, in media, di circa 1.500 casi all’anno, ha lanciato l’allarme sulla mancanza di fondi per proseguire le proprie attività e a inizio 2018 era stata anche presentata una interrogazione urgente alla giunta veneta da parte dei consiglieri Patrizia Bartelle (Veneto 2020), Andrea Zanoni e Graziano Azzalin (entrambi Pd) sul futuro della struttura gestita dal 2003 da Wwf e Lipu, in convenzione con la Provincia. Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA