Pizzo, re della movida rodigina, indagato per corruzione con un finanziere

Giovedì 9 Gennaio 2020 di Francesco Campi
Rubens Pizzo, animatore delle notti della movida rodigina
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ROVIGO -  Dopo l’accusa di usura, anche quella per l’ipotesi di reato di corruzione. A Rubens Pizzo, il 46enne gestore di locali e organizzatore di eventi che il 16 marzo scorso era stato arrestato insieme al 52enne di Goro Pietro Gianella, imprenditore nel settore ittico, e ad un cinese, irreperibile, Jin Changlou, da cui tutto ha preso le mosse, è stato già notificato l’avviso di conclusione indagini. Il passo che precede la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura. Indagato insieme a lui, in questo secondo filone d’indagine, scaturito proprio dagli accertamenti che sono stati fatti su quanto sequestrato nell’ambito dell’inchiesta “Costrictor”, compresi molti fogli di appunti ed i suoi telefoni, nei quali vi erano per l’appunto anche molte telefonate registrate, un appuntato della Guardia di Finanza, Giuseppe Ritrovato, 46 anni.
L’ACCUSA
Secondo l’ipotesi dell’accusa, formulata sulla base delle indagini svolte dai carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Sabrina Duò, il finanziere non solo avrebbe offerto dei consigli a Pizzo, che era impegnato nelle opere di allestimento del nuovo locale di successo “Corsopolitan”, in Corso del Popolo, aperto l’anno scorso dalla società intestata alla madre e all’ex consigliere comunale Giacomo Sguotti, ma lo avrebbe in qualche modo anche avvertito di imminenti controlli. Secondo la Procura, questo configurerebbe il reato di corruzione. Con il finanziere chiamato a rispondere dell’ipotesi di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e Pizzo di quanto previsto dall’articolo 321 del Codice penale per la figura del corruttore. I fatti sarebbero riferiti al 2018 e, al momento, tutto è ancora in fase preliminare. Così come lo è, del resto, anche la vicenda “madre” relativa all’estorsione, anche se in questo caso la Procura ha già esercitato l’azione penale chiedendo il rinvio a giudizio per gli indagati.
UDIENZA PRELIMINARE
L’udienza preliminare è stata fissata per febbraio e sarà lì che il giudice deciderà nel merito delle accuse. Secondo la ricostruzione accusatoria, Pizzo, che dopo 129 giorni ai domiciliari, il 23 luglio si era visto attenuare la misura nell’obbligo di dimora a Rovigo, ma che ora non ha più misure cautelari, avrebbe prestato, fra giugno e dicembre 2018, una somma pari a 60mila euro a una 27enne residente a Rovigo ma con un’attività in provincia di Bologna, che nelle intercettazioni telefoniche è spuntata fuori con il soprannome di “Sabrina”, C.Y., di origini cinesi. Secondo quanto emerso dalle indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri di Rovigo, coordinati dal pm Duò, dopo che il fascicolo è passato dalle mani dei sostituti Fabrizio Suriano e Monica Bombana, Pizzo avrebbe poi chiesto la restituzione dei soldi con un tasso del 200% in 8 mesi. Nell’interrogatorio di garanzia del 22 marzo scorso, quando, a differenza di Gianella che si era inizialmente avvalso della facoltà di non rispondere, Pizzo, difeso dagli avvocati Michele Brusaferro e Dania Pellegrinelli, ha deciso di sottoporsi alle domande del giudice per le indagini preliminari, aveva spiegato che tutto sarebbe insorto per un equivoco: non si sarebbe trattato di usura, ma di un prestito a un’amica e la somma prestata non sarebbe stata di 60mila euro, ma di circa il doppio, per cui non sarebbe stata richiesta la restituzione con un tasso del 200%, come sostenuto dall’accusa.
LA LETTERA DI SCUSE
Successivamente Pizzo avrebbe fatto parziali ammissioni, inviando anche inviato una lettera di scuse alla parte offesa, offrendole 5mila euro come risarcimento, e avrebbe manifestato la volontà di scegliere un rito alternativo, come il patteggiamento o l’abbreviato.

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