La perizia conferma: «L'uxoricida capace di intendere quando ha strangolato Giulia»

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Francesco Campi
La fiaccolata in ricordo di Giulia Lazzari dopo  il femminicidio

ADRIA - Roberto Lo Coco, rinchiuso in carcere per l’omicidio della giovane moglie Giulia Lazzari, era capace d’intendere e volere quando ha strozzato la 23enne cameriera, madre della loro figlia, ed è in grado di stare a giudizio. Questo il verdetto dello psichiatra forense Luciano Finotti, dirigente dell’Ulss 5, al quale il gip aveva affidato la consulenza per valutare lo stato psichiatrico del 28enne originario di Palermo e residente ad Adria, che nel pomeriggio dell’8 ottobre scorso ha stretto le mani al collo della moglie dopo averle chiesto un ultimo abbraccio al termine dell’ennesimo litigio da quando la loro relazione aveva iniziato a sfaldarsi e la compagna aveva manifestato l’intenzione di separarsi.

 

"Copriti o ti uccido". I messaggi su Whatsapp poi strangola la moglie

ADRIA (ROVIGO) - Diceva di amarla. Ma quello che Roberto Lo Coco provava per la moglie Giulia Lazzari, nulla aveva a che fare con l'amore. Era ossessione e mania di possesso. Di controllo. Era .


GRAVI DISTURBI
Lo Coco avrebbe un quadro psicologico caratterizzato da alcuni gravi disturbi della personalità, con ulteriori problemi dovuti alla tossicodipendenza da eroina, ma la capacità ridotta non sarebbe tale da evitargli di venire giudicato per quanto è accusato di aver commesso. La seminfermità mentale è la carta su cui ha puntato la difesa, affidata d’ufficio all’avvocato Anna Osti, che a sua volta si è avvalsa della consulenza del dottor Emanuele Toniolo, direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’Ulss 5, che ha parlato di “capacità fortemente scemata”, per cercare di alleviare la posizione di Lo Coco, al quale il sostituto procuratore Sabrina Duò contesta, oltre all’ipotesi di reato di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale, anche l’ulteriore aggravante della premeditazione.

PREMEDITAZIONE
A far propendere per questa ipotesi, una lettera che l’uomo avrebbe avuto in tasca al momento del suo folle gesto, in cui si preannunciava qualcosa di simile a quanto avvenuto, che sarebbe stata poi consegnata in un secondo momento dal fratello agli inquirenti. Come, del resto, particolarmente inquietanti appaiono i post scritti precedentemente da Lo Coco sulla propria pagina Facebook. Il 6 ottobre, due giorni prima dello strangolamento, in un lungo e confuso ragionamento sulla fine del rapporto con la moglie, scriveva, rivolto alla donna: «Non ne troverai mai uno che ti amerà e che ti darà tutto l’amore che ti ho dato io, a parte gli errori che ho fatto, ti ho amata veramente tantissimo. Ok l’hai voluto tu questo, io no, mai voluto separarmi da te. Ciao». Parole che riecheggiano in modo sinistro quanto ha poi ammesso di aver pronunciato in quei momenti in cui ha stretto le mani attorno al collo delle moglie, che sospettava avere una relazione con un altro uomo. Prima una frase del tipo: «Ho capito che fra noi è finita, ti prego dammi un ultimo abbraccio». Poi, durante l’abbraccio, con le sue mani che si sono spostate verso la gola di lei: «Se non ti posso avere io non ti avrà nessuno».

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LA STRETTA AL COLLO
La stretta al collo avrebbe fatto andare in arresto cardiaco la 23enne, provocandole un edema polmonare e un edema cerebrale. Dinamica che sarebbe confermata dalla relazione dell’autopsia, eseguita dal medico legale ferrarese Lorenzo Martinelli, nella quale si parla di compatibilità della causa della morte con lo strangolamento eseguito con la pressione delle mani sul collo. Ancora, però, le indagini non sono concluse. Ci sarebbe infatti un ultimo aspetto da verificare. Sembra, infatti, che la figlia della coppia, di appena quattro anni, in quei drammatici momenti non fosse in cortile, ma al piano di sopra, insieme ai genitori, quando il padre avrebbe strozzato la mamma, che si è accasciata priva di sensi e che il marito ha poi preso in braccio e deposta su uno degli scalini a metà di una rampa di scale, tentando poi d’impiccarsi con una corda legata alla ringhiera, ma ad un’altezza tale da rendere impossibile il proprio gesto. La presenza della bambina nella stanza dove tutto è avvenuto, se confermata, farebbe scattare la contestazione di un’ulteriore aggravante.
 

Ultimo aggiornamento: 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA