La video scultura è scomparsa, ma anche la transazione con l'artista Fabrizio Plessi

Lunedì 6 Dicembre 2021 di Elisa Barion
La video scultura "Il fiume della vita" realizzata da Fabrizio Plessi nel 2001, ospitata al Censer, poi prestata per esporla a Berlino nel 2004 e mai più tornata a Rovigo
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ROVIGO - La scomparsa dell’opera d’arte “Il fiume della vita” realizzata dal maestro Fabrizio Plessi, riportata alla ribalta dal sindaco di Rovigo Edoardo Gaffeo in occasione delle celebrazioni del 70. anniversario dell’alluvione del Polesine, è un mistero tutto polesano che dura da quasi vent’anni, ma qualche barlume per sancire la fine della vicenda legata alla sparizione dell’installazione di proprietà della Provincia e costata, nel 2001, 300 milioni di lire, si ritrova.

LA TRANSAZIONE
Non un tentativo di rintracciarla, va detto, ma almeno il tentativo di riparare alla sua mancanza. È così che spunta la proposta di un accordo transattivo tra la Provincia e l’artista risalente al dicembre 2014, nel quale, dato per perso “Il fiume della vita”, si sancisce che Plessi «pur escludendo radicalmente ogni sua responsabilità» nella scomparsa dell’opera e tenuto conto dell’esigenza «che non vada disperso il proprio messaggio artistico, si è reso disponibile a progettare un’opera “sostitutiva” della precedente (compatibile con le nuove prospettate esigenze) cedendo a titolo gratuito alla Provincia i relativi diritti d’autore».
La transazione specifica, inoltre, le condizioni, anche temporali, entro i quali la Provincia avrebbe dovuto avere una nuova opera al posto di quella originale che, peraltro, aveva evidenziato nel tempo notevoli limiti logistici e di fruibilità, come si legge nel documento. La video scultura era infatti «composta da una struttura in ferro, lunga 18-21 metri, larga 2 metri e alta un metro, da un parapetto in ferro contenente 22 monitor, da un videoregistratore, da cassette videoregistrate con sonoro» ed «è soggetta a naturale e fisiologica obsolescenza del materiale tecnologico allora impiegato, peraltro attualmente non più rinvenibile nel mercato» tant’è che «sarebbe oggi impossibile la conservazione in efficienza dell’opera e conseguentemente la sua fruibilità».
La nuova opera, come si legge nella proposta di accordo, «costituirà quindi un superamento dei superiori lamentati problemi sia per dimensioni che per tecnologia da utilizzare» pur conservando il messaggio poetico e rispettando il tema de “Il fiume della vita”». Non solo. «Il maestro Fabrizio Plessi - prosegue il documento - si impegna a progettare gratuitamente entro tre mesi dalla firma del presente accordo una nuova opera che costituisca, ripercorrendone il tema, concettuale attualizzazione de “Il fiume della vita” di dimensioni progettuali non superiori al 50% dell’originaria opera».

NUOVO STOP
La proposta di accordo datata 2 dicembre 2014 dev’essere poi rimasta nel cassetto perché non se ne è saputo più nulla fino al 26 febbraio 2016, quando rispunta in allegato come parte integrante a una delibera del consiglio provinciale che ha per titolo “Accettazione della proposta transattiva di Fabrizio Plessi” e che ripercorre la vicenda della video scultura, persa nel 2004 dopo che è stata esposta, per conto dell’artista, alla mostra organizzata al Gropius Bau di Berlino.
All’epoca il presidente della Provincia era Marco Trombini e in consiglio provinciale sedevano Claudio Bellan, Massimo Biancardi, Antonio Bombonato, Davide Diegoli, Michele Domeneghetti, Giorgio Grassia, Daniele Grossato, Vinicio Piasentini, Giovanni Rossi e Vasco Veronese, tutti presenti al momento della trattazione dell’argomento in questione.
La delibera con la quale la Provincia accetta l’accordo transattivo con il maestro Plessi è stata approvata all’unanimità dei presenti in aula. Ma anche in questo caso, a distanza di cinque anni, non si vedono i frutti di quell’accordo che sembra, ancora una volta, caduto nel vuoto.

Ultimo aggiornamento: 18:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA