Green pass, giorno della verità: in Polesine nel privato un addetto su 10 ne è sprovvisto

Venerdì 15 Ottobre 2021 di Federica Broglio
Green pass, sul lavoro controlli dal 15 ottobre

ROVIGO - «Un po’ per scelta e un po’ perché me l’ha sconsigliato il medico, non sono vaccinato e ora rischio di dover stare qualche giorno a casa e senza stipendio non per mia volontà». Massimiliano Perzolla lavora in un’azienda chimica di Adria e, con l’avvento del Green pass obbligatorio, si sente alquanto penalizzato. E come lui altri lavoratori che hanno deciso, come da facoltà concessa dalle disposizioni ministeriali, di non vaccinarsi contro il Covid 19. «Una libertà di scelta che ti concedono ma che poi ti tolgono - afferma - come il diritto al lavoro».
I turni di Perzolla sono di tre giorni al mattino, due di riposo e altri tre di pomeriggio. Ora per lavorare deve fare un tampone ogni 48 ore, quindi può accadere che il test scada proprio durante le sue ore di attività in azienda o che non riesca a prenotare il tampone in tempo utile. «Ci sono tante problematiche che il Governo non ha considerato. Ora sono riuscito a prenotare i tamponi per tutto ottobre, ma per novembre non conosco ancora i turni. E le farmacie sono oberate, tanto che qualcuno non riesce a fare il tampone in tempo. Questo significa che si deve comunque presentare davanti ai cancelli dell’azienda e dire che non ha il Green pass. A questo punto viene mandato a casa e la sua assenza risulta ingiustificata. Ce lo devono spiegare, però, perché il lavoratore si è presentato al lavoro».

IL TIMORE

Non solo. Anche le procedure di controllo sono contestabili. Perzolla fa notare che se il lavoratore sprovvisto di Green pass ha un ruolo strategico all’interno dell’azienda e la sua assenza mette a repentaglio la produzione, l’azienda potrebbe citarlo per danno e chiedere un risarcimento. «E se si innesca un contenzioso, il lavoratore non può denunciare l’azienda per averlo mandato a casa, ma il delegato addetto al “visto” del Green pass, che poi è un collega cui è stato affidato il compito di pubblico ufficiale. Ho firmato un contratto di lavoro che non prevede il Green pass, a mio avviso è una violazione e in più ci chiedono di pagare 15 euro ogni 48 ore per lavorare, che è un mio diritto. Siamo alla follia».

PANORAMA SERENO

Il punto di vista delle aziende è ben diverso e pare che in Polesine non si stiano verificando situazioni di criticità. Su un osservatorio di imprese, le cui procedure applicative sono state seguite dalla società di consulenza rodigina Polistudio, di 7-8mila dipendenti in tutto, la percentuale di lavoratori senza Green pass dovrebbe aggirarsi su meno del 10 per cento, anche se una stima esatta è impossibile averla in quanto dati sensibili. «Le aziende che affianchiamo in questa nuova procedura - precisa il presidente della società Lorenzo Belloni - si atterranno tutte alla normativa. Nessuna pagherà i tamponi ai lavoratori, anche perché non è dovuto e a mio avviso nemmeno corretto nei confronti di chi ha il Green pass. Del resto, in caso di violazione della legge vengono sanzionati sia il lavoratore che l’azienda e si incorre nel penale se si verifica un focolaio».
Sulle problematiche per cui un lavoratore non riesce a fare il tampone o contesta la procedura, Belloni risponde che «basta non si presenti al lavoro, non ci sarà alcuna richiesta di risarcimento danni né sono previste deroghe all’applicazione della legge. Non si perde il lavoro».

LE AZIENDE

A dare conferma dell’assenza di tensioni tra lavoratori è il presidente del Cantiere navale Vittoria Paolo Duò, che sostiene che «da quando abbiamo avviato la campagna di screening e monitoraggio aziendale, a oggi abbiamo riscontrato un’amplissima collaborazione da parte di tutto il personale, dalle maestranze ai collaboratori, e crediamo di poter continuare a ricevere lo stesso supporto e collaborazione. Il nostro unico obiettivo è e continua a essere la tutela della salute dei nostri lavoratori».
Anche in un’azienda più piccola come la Biocalos di Canda, dove i dipendenti sono meno di 15, non sembrano esserci difficoltà. «I dipendenti sono tutti vaccinati - afferma Marco Marcello, presidente dell’azienda che produce compost a uso agricolo ed ex presidente di Confartigianato - ed effettueremo i controlli del Green pass all’ingresso. Chi ne è sprovvisto non entra».

Ultimo aggiornamento: 07:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA