Cenone di San Silvestro fra caos e delusione: fioccano le disdette, qualcuno già chiude

Mercoledì 29 Dicembre 2021 di Marco Scarazzatti
Luciana, cuoca e titolare delle Clementine a Badia Polesine
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ROVIGO  - Il mondo della ristorazione polesana si sta preparando al cenone dell’ultimo dell’anno tra paure, perplessità, ansie, timori, incertezze, ma soprattutto tanta rabbia. 

SI CHIUDE
C’è chi ha addirittura ha deciso di chiudere per evitare di subire ulteriori perdite economiche come Luciana Vallese e Giuseppe Tomaini, titolari dell’agriturismo Le Clementine di Badia Polesine che raccontano come stanno vivendo questi ultimi giorni del 2021. «Abbiamo preso la decisione di restare chiusi per l’ultimo dell’anno. La scelta è stata fatta una quindicina di giorni fa. Avevamo un paio di sale già prenotate. Dopo un certo punto sono iniziate ad arrivare le prime disdette. A Natale avevamo le famiglie, per il 31 tavoli di pochi amici. Sono iniziate le telefonate di chi aveva il Covid, chi aveva paura. Mi sono così rimasti due soli tavoli prenotati. Ho preso in mano il telefono e ho deciso di dire basta, avvisando i pochi rimasti che avremmo chiuso. Si prospettava un ultimo dell’anno meglio delle altre volte, anche se i numeri erano piccoli. Con due soli tavoli, abbiamo deciso di pubblicare su Facebook un post dove avvisiamo la clientela. Abbiamo scritto alle ditte che apriremo il 10 gennaio, ma solo per quello che riguarda l’alloggio. Per Natale abbiamo avuto 25 persone. Non mi sarei mai sognata di chiudere per Natale. C’era una tradizione consolidata nel tempo. Avevo un gran pienone gli anni scorsi, ma in questo caso non avrei mai annullato. Ho preparato da mangiare solamente negli ultimi due giorni. Santo Stefano meglio con meno disdette. Tanta amarezza: la maggior parte sono stati a casa per paura e un gruppo era stato anche decimato dal Covid. Ho già in mente il giorno della riapertura di fare qualcosa di speciale. Dopo meta’ gennaio. C’è ancora tanta incertezza. Ho prenotazioni per la primavera, per le comunioni e altro».
 

POCO PERSONALE
Luciano Rizzato titolare della storica trattoria Al Ponte di Lusia: «Sto avendo delle richieste, anche oggi (ieri per chi legge, ndr) anche se è il mio giorno di chiusura. Non voglio aumentare il numero dei posti a sedere. Per Natale ho avuto diverse disdette. Mi ritrovo a corto di personale e quindi devo limitare il numero delle prenotazioni. Ho avuto un centinaio di disdette a Natale, ma comunque ho lavorato bene ugualmente. Per il cenone del 31 invece finora sono arrivato a una settantina. Altre dieci persone le accetto e poi mi fermo. Non voglio rischiare».

OTTIMISMO
Alla Corte Bariani di Rovigo, la cui titolare è Federica Caradonna, i titolari sono abbastanza soddisfatti. «Siamo messi bene come numeri, anche se non è come gli altri anni, visto che ci sono molti meno posti e si hanno richieste particolari dei clienti. In ogni caso abbiamo raggiunto il 70% della capienza: 55 coperti su 70. Come menù proponiamo quattro antipasti, due primi, un secondo e un dolce. Il costo è di 80 euro. Lo scorso anno per tutte le festivita’ avevamo la capienza al 100%, giunteci diversi mesi prima».

DELUSIONE
Allo Zafferano di Porto Viro, il titolare Adriano Bersani è a dir poco arrabbiato per le ingenti perdite subite. «Continuiamo ad avere disdette all’ultimo minuto. Stiamo a vedere che cosa succederà. La situazione generale, dovuta all’incertezza creata ad hoc sotto le feste, vede noi ristoratori penalizzati come pochi altri settori. Perchè non ci chiudono e ci rimborsano? Farebbero prima. Ci fanno controlli, siamo vaccinati, tutti con il green pass. Perchè non fanno come in Austria? Ci sono saltate tutte le cene aziendali e tutti gli eventi. La situazione è anomala e di grande incapacità. Poi in estate ci lamentiamo che manca il personale. Ma è ovvio che sia così. Tutti vanno a cercare altri lavori. Non ci danno la possibilità di lavorare bene con il personale, che sceglie altre vie. Il settore della ristorazione è quello che sta avendo più disagi a livello di mancanza di personale. Siamo conosciuti in tutto il mondo per il nostro modo di cucinare. Nei giorni che portavano al Natale abbiamo perso il 70%: avevamo il locale pieno il 25, ma vigilia, antivigilia e Santo Stefano, sono stati giorni micidiali. Abbiamo acquistato prodotti che sono rimasti in frigo. Per Capodanno abbiamo il locale pieno, ma mi mancano le prenotazioni del 30. Dall’1 gennaio chiudo 10 giorni. Ho bisogno di relax perchè sono stufo di tutto questo caos».

CONFUSIONE
Stessa situazione di confusione e rabbia anche all’Hotel Regina Margherita di Rovigo. Il titolare Diego Focarini: «Stiamo cercando di capire dalla Prefettura, quali sono le regole. Le ultime informazioni che avevamo, erano che potevano entrare le persone vaccinate o con tampone. Una marea di disdette, in quanto le persone non capiscono più nulla. Una cinquantina di loro hanno già disdetto. Abbiamo avuto una perdita di 200 prenotazioni finora: anche per una cena aziendale di 60 persone. La gente è indecisa se serve solo tampone o se bisogna essere anche vaccinati. Per il 31 avevamo avuto 120 prenotazioni, passate a 80, ma arriveranno ulteriori disdette se non si capisce il da farsi. Per Natale abbiamo dovuto chiamare noi la gente, che dava per scontato che il ristorante sarebbe stato chiuso. Abbiamo fatto meno di 50 persone, per la precisione 44. Numeri ridicoli per un ristorante come il nostro. Avrebbero dovuto essere più di 100». Ca’ Pisani di Lendinara ha aperto i battenti la primavera scorsa. Il titolare Andrea Rubello: «È’ il nostro primo anno. Non abbiamo quindi uno storico sul quale basarci. Al momento siamo ad una trentina di prenotazioni. Le disdette possono arrivare anche all’ultimo momento. Per Natale abbiamo perso un bel 20% di prenotazioni».
 

Ultimo aggiornamento: 08:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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