«Noi infermieri, mandati a casa delle persone contagiate senza protezioni»

Mercoledì 18 Marzo 2020 di Roberta Merlin
La protesta degli infermieri a Rovigo

ROVIGO - Gli infermieri vengono mandati a casa dei pazienti affetti da Covid-19 senza protezioni». Inviati in guerra senza armi per difendersi. E’ quello che sta accadendo, spiega il segretario Fp-Cgil Riccardo Mantovan, a decine di sanitari polesani dell’assistenza domiciliare integrata dell’Ulss 5, in prima linea nella cura del Coronavirus senza però dispositivi per evitare il contagio.

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IL PROTOCOLLO
«L’indicazione che hanno ricevuto – fa sapere il sindacalista – è quella di indossare tuta, calzari, cuffia e guanti proprio come i colleghi che operano in corsia, ma a loro disposizione ci sono solo mascherine chirurgiche». «Sembra davvero una presa in giro – tuona Mantovan - Proprio i punti di entrata preferenziali del virus che aggredisce il sistema respiratorio, ossa naso e bocca, non vengono protetti con dispositivi adeguati nonostante questi operatori siano a costante contatto con casi potenziali e accertati di Coronavirus».
Anche i dispositivi di protezione di chi opera in corsia stanno scarseggiando, comprese le mascherine di chi per primo entra a contatto con il malato: gli infermieri del 118 e del Pronto Soccorso. «Le mascherine Fp3, quelle cioè in grado di fermare le minuscole particelle di Coronavirus – spiega il segretario della Fp-Cgil – stanno per terminare. Hanno infatti una durata di respirazione di 12 ore. Il personale, in mancanza di altra protezione, è costretto a riutilizzarle pur con efficacia ridotta o nulla». Una situazione drammatica per tutti gli operatori che continuano a fare il loro dovere, con la paura e la rassegnazione del contagio. «Il rischio – spiega il sindacalista – è che i casi di Coronavirus aumentino nei prossimi giorni, anche se per fortuna, per il momento, non c’è alcun focolaio nella nostra zona, dovuto al fatto che gli spostamenti economici e turistici in provincia di Rovigo sono ridotti rispetto ad altri territori confinanti. Nei giorni scorsi però gli ambulatori dell’Ulss 5 continuavano ad avere sale d’aspetto colme di pazienti senza adeguata protezione. Noi sindacati abbiamo dunque chiesto con forza al direttore generale Compostella lo stop alle visite e agli interventi non urgenti. La situazione aveva infatti raggiunto il limite. Eravamo pronti a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine». «L’Ulss 5 - continua il sindacalista - ci ha ascoltati e di seguito anche la Regione ha imposto lo stop. Questi interventi sono arrivati però con 10 giorni di ritardo».
CASE DI RIPOSO
Preoccupazione anche per il personale sanitario delle case di riposo pubbliche e private. «Le nostre case di riposo sono bombe a orologeria – spiega Mantovan – il personale che vi opera non ha adeguata protezione, stanno lavorando senza mascherine adeguati, un pericolo non solo per il personale, ma anche per i loro familiari e pazienti presenti».
Anche il consigliere comunale di minoranza Antonio Rossini ieri è intervenuto per chiedere al sindaco di provvedere a mettere in sicurezza gli operatori dell’Iras, al lavoro «solo con i guanti, senza mascherina e altri dispositivi di sicurezza individuali». Segnalazioni di personale sanitario senza protezione anche nell’istituto per anziani di Fratta Polesine. E sull’uso dei dispositivi Mantovan, con alle spalle una lunga carriera da infermiere di sala operatoria, avvisa la cittadinanza: «La gente sta facendo un cattivo uso dei dispositivi: indossa i guanti e, dopo avere toccato oggetti, la spesa e potenziali superfici infette, li toglie con estrema leggerezza, rischiando che il virus, magari finito sul guanto, si riversi sulle mani. Ecco perché è importante effettuare questa operazione con molta attenzione e lavarsi appena possibile le mani senza mai portarle al viso. Stessa cosa per le mascherine: il naso non deve essere lasciato fuori. E per levarla, bisogna usare massima attenzione». Capita spesso, infatti, in questi giorni, di vedere persone alzare e abbassare il dispositivo con leggerezza, alla pari di una maschera di carnevale, invece di adoperare le dovute precauzioni. Nei prossimi giorni anche tutti gli operatori dell’Ulss 5 saranno sottoposti, come ha indicato il governatore Zaia, al tampone. «Serviranno alcuni giorni per avere un quadro completo di eventuale contagio di personale sanitario asintomatico – spiega il sindacalista della Fp-Cgil – saranno infatti sottoposti all’esame circa 200 persone al giorno, tra medici, infermieri e operatori sanitari e di pulizia. Per avere una quadro della situazione dei 3 mila dipendenti del Santa Maria della Misericordia dovremmo dunque aspettare qualche settimana».
Roberta Merlin

Ultimo aggiornamento: 11:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA