Protesta: baristi e commercianti in piazza contro le chiusure

Sabato 3 Aprile 2021 di Roberta Merlin
Protestano le cassiere dei supermercato per l'eccessivo afflusso di clienti con controlli scarsi

ROVIGO - Oggi, a mezzogiorno, esercenti e commercianti, scenderanno infatti in piazza per protestare contro le chiusure. «Dopo Padova e Verona, anche i commercianti di Rovigo hanno deciso di fare sentire la loro voce e lanciare un appello al Governo - spiegano gli organizzatori -. È trascorso un anno e non ce la facciamo più. I ristori del Governo Draghi sono insufficienti. Ci sono attività che, ormai da un anno, chiudono ed aprono. Altre che addirittura non hanno mai riaperto». Questo il grido dei baristi, ristoratori, commercianti, proprietari di palestre, di centri estetici e saloni di parrucchieri, ma anche artisti e musicisti, che oggi chiederanno la fine delle aperture a singhiozzo. La notizia, infatti, del passaggio del Veneto in area arancione previsto per la settimana prossima, rincuora poco le categorie in difficoltà che hanno bisogno tenere aperto ad oltranza.

ASSALTO AI SUPEMERCATI
Non è certo una scena da zona rossa quella che, a partire dal mattino di ieri, si è vista in vari supermercati del capoluogo, dove tra gli scaffali e alle casse si sono formati assembramenti. Una situazione fuori controllo, nonostante infatti il Veneto, Polesine compreso, sia in zona di allerta massima per la terza ondata della pandemia. Nella maggior parte dei supermercati della città sembrano essere spariti i controlli sull’intensità dei flussi.
Ieri mattina, infatti, non si sono viste all’esterno dei supermercati file di carrelli in attesa. I clienti erano davvero numerosi trattandosi di un fine settimana festivo eppure l’esigenza di contingentare le persone presenti tra le corsie è sembrata essere, ad un tratto, sparita. L’accesso ai supermercati, quasi ovunque, è rimasto infatti libero. Resta la possibilità, per chi vuole, di disinfettare di carrello prima di iniziare a fare la spesa, ma il via vai di clienti è spesso senza stop, al contrario di come invece avveniva all’inizio della pandemia. 
TROPPA NON CURANZA
Una leggerezza che, in particolare durante l’ora di punta, ha preoccupato molto il personale al lavoro. Diverse cassiere si sono infatti lamentate del mancato controllo da parte delle Forze dell’Ordine all’interno delle maxi strutture di vendita. «Siamo ferme in cassa per ore in un ambiente senza finestre, in questi giorni zeppo di persone a fare la spesa per le feste – spiega una cassiera -, anche oggi, però come si può notare, non c’è controllo dei flussi. La gente entra, il supermercato è pieno e anche con la mascherina si avverte l’aria viziata. Ormai sembra essere sparita la paura tra la gente. Si comportano come se tutto fosse finito. Ma non è così. La mascherina non basta per proteggere. Serve anche il distanziamento. Quello che nelle ore di punta non c’è». 
La paura di ammalarsi per chi sta tutto il giorno dietro ad un bancone o ad una cassa è davvero tanta. Anche ieri era facile notare come molti clienti non rispettassero le distanze. 
«Le regole non vengono più rispettate – spiega un’altra commessa -, la gente viene a fare la spesa in due, in tre o tutta la famiglia insieme. Il rischio di contagio è altissimo, soprattutto per chi lavora qui». 
NON VACCINATI
Commessi, cassieri e magazzinieri ancora in attesa del vaccino in quanto considerati categorie non a rischio, sebbene dall’inizio della pandemia, a contatto quotidianamente con centinaia di persone. Una situazione, quella degli assembramenti nei supermercati aperti anche nei finesettimana, che fa arrabbiare gli altri negozianti costretti a tenere la serranda abbassata, nonostante la regola della presenza di massimo due clienti all’interno delle loro attività.
 

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