Casa Serena sull'orlo della chiusura: le strutture private aprono, quelle pubbliche chiudono

Mercoledì 5 Ottobre 2022 di Francesco Campi
Casa Serena, la chiusura sembra ormai imminente

ROVIGO - Casa Serena come un castello di carte. Un soffio e tutto sembra crollare. Mesi di trattative, mesi di rassicurazioni, mesi di “stiamo lavorando”. Per trovarsi in una situazione peggiore rispetto a quella iniziale. Con la chiusura che sembra ormai imminente. Comprensibile che tutti, lavoratori e ospiti in primis, siano sempre più preoccupati. Anche perché sono iniziate ad arrivare le lettere. Alle famiglie dei non autosufficienti, alle quali Iras chiede il consenso per il trasferimento da Casa Serena a San Bortolo, visto che si tratta di una cinquantina di ospiti che la struttura “centrale” in questo momento è in grado di accogliere senza problemi. Ma anche agli inquilini dei circa 15 miniappartamenti attualmente utilizzati, sui 36 disponibili, sostanzialmente in affitto e non direttamente ospiti di Iras.

SINDACO SILENZIOSO

A loro Iras comunica che il contratto in essere verrà a cessare, indicativamente in un mese, perché la struttura tornerà in possesso del Comune. Non uno sfratto vero e proprio, dunque, perché a quel punto sarà il proprietario degli appartamenti, il Comune appunto, a decidere cosa fare. Per il momento il sindaco si limita ad un comunicato laconico: «La necessità di procedere ad una sistemazione degli spazi di Casa Serena, in vista di una soluzione potenziale della vertenza arrivando ad un progressivo svuotamento dell’immobile, era un percorso già contenuto negli indirizzi della Conferenza dei Servizi. Siamo rimasti molto sorpresi da questo atto unilaterale, riguardante le lettere inviate da parte di Iras. Ora dobbiamo capire, come amministrazione cosa siamo in grado di fare ed è su questo che stiamo lavorando. Sono infatti, già in programma degli incontri anche con il commissario». 

GLI SCENARI

Un primo incontro dovrebbe essere già domani, in Prefettura. Il problema più spinoso, nel caso di dismissione della struttura di via Bramante, riguarda i circa quaranta autosufficienti, per i quali andrà trovata una nuova sistemazione. In tempi rapidissimi. Il fatto è che tenere aperta Casa Serena mezza vuota rispetto ai 100 posti per non autosufficienti, agli 87 per autosufficienti ed ai 36 miniappartamenti, ha costi di gestione enormi. Come era stato profetizzato, già a febbraio ora tutto rischia di ricadere sulle spalle del sindaco, perché l’aiuto che sperava potesse arrivare dalla Regione non arriverà. Ater, che doveva partecipare al piano di salvataggio accollandosi i miniappartamenti con un investimento di 3 milioni, si è tirata indietro, perché quei soldi ci sono ma ne mancano altrettanti, per i necessari interventi di manutenzione.

SOTTO ACCUSA

«Non so come andrà a finire – attacca il capogruppo di FdI in consiglio comunale Mattia Moretto, il cui padre Pierantonio è stato a lungo presidente Iras - dato che da parte del professor Gaffeo nulla ci è dato sapere. Molto si poteva fare, se vi fosse stato l’interesse, invece, poco o nulla è stato fatto. Da una parte abbiamo un ente, Iras, che da poco più di un quinquennio vive una situazione economica sofferente, dovuta a scelte gestionali pregresse, a mancanza di lungimiranza della politica e a politiche regionali che hanno mirato alla maggior incentivazione del privato rispetto al pubblico. Iras deve cercare di salvarsi e che per farlo crede che la soluzione migliore sia quella di recedere dalla convenzione, restituendo l’immobile di via Bramante al Comune. Dall’altra parte vi è il Comune che non sa che pesci pigliare e che non vorrebbe in nessun modo vedersi ritornare l’immobile di Casa Serena: non saprebbe cosa farne, ma soprattutto dovrebbe restituire in termini economici, come da convenzione firmata, quota parte degli investimenti di miglioria sostenuti nel corso degli anni da Iras, diversi milioni di euro».
 

Ultimo aggiornamento: 20:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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