L'uomo che ha scoperto il cadavere: «Mi ha insospettito il forte odore che emanava la sacca»

Giovedì 7 Aprile 2022 di Marina Lucchin
L'uomo che ha scoperto il cadavere: «Mi ha insospettito il forte odore che emanava la sacca»

OCCHIOBELLO (ROVIGO) Il motoscafo bianco e giallo dell'Agenzia Interregionale per il fiume Po si avvicina pian piano controcorrente alla sponda sinistra del Po.
È da più di 20 anni che l'uomo al timone del barchino, che fende l'acqua e la increspa con onde che poi riverberano sul bagnasciuga, Davide Martini, 55enne ferrarese di Bondeno, medico del Grande Fiume, ne solca i flutti per constatarne la salute. E di cadaveri, in acqua, purtroppo ne ha visti tanti, vittime di suicidi o incidenti. Ma è la prima volta che si trova al cospetto del corpo senza vita di una vittima di omicidio.
È stato proprio lui, lunedì mattina, a notare quel borsone nero sulla sponda del Po. E, se ogni volta che le acque restituiscono un corpo, è sempre un'esperienza drammatica, questa volta di sicuro per Martini sarà ancor più difficile da dimenticare.
Davide Martini, ci racconta com'è avvenuta questa macabra scoperta?
«Faccio parte di Aipo servizio di navigazione interna e tutti i giorni col motoscafo transitiamo da queste parti per controllare la sicurezza delle imbarcazioni che passano di qua. È questo il compito dell'Agenzia. Nel controllare dei sassi emergenti, ci siamo avvicinati e abbiamo notato questo borsone nero. Questi massi sono quelli delle dighe dell'alluvione del 1951, di solito sono sommersi, ma con la siccità ora sono esposti e potrebbero causare problemi alla navigazione».
Com'era questo borsone?
«Nero, senza segni particolari, abbastanza rovinato all'esterno, ma ancora chiuso».
Che cosa l'ha insospettita?
«Intanto c'era un forte odore, inoltre spuntava qualcosa da un angolo della borsa leggermente strappato».
Di cosa si trattava?
«Si vedevano dei brandelli di stoffa. Poi ho capito che erano indumenti femminili».
Come può dire si trattasse di abiti da donna?
«Era qualcosa di blu e viola e c'era qualche paillettes, insomma presumo qualcosa di femminile».
Ma era un costume? Un vestito?
«Non saprei dirlo, erano rovinati a forza di stare in acqua».
Nient'altro?
«Si vedeva anche il corpo. La pelle, chiara e rovinata».
È riuscito a vedere com'era posizionato? C'era qualcosa di particolare?
«No, appena ho capito di che cosa si trattava ho chiamato subito i carabinieri. C'era solo questo piccolo strappo su un angolo del borsone, non mi sarei mai azzardato ad aprirlo una volta compreso che c'era un cadavere».
Visto quanto vivete il fiume, vi è già capitato di imbattervi in cadaveri?
«Hai voglia! Purtroppo sì, ma di solito si tratta di vittime di incidenti o di suicidi».
E questa volta invece era qualcosa di diverso.
«Beh, insomma, sì. Escluso che si trattasse di un animale arenato da qualche parte a provocare quell'odore forte, e capito che veniva da dentro la valigia, è stato chiaro che era una cosa per cui era meglio chiamare subito i carabinieri ed evitare di toccare per evitare di cancellare qualche traccia».
Com'era grande questa valigia?
«Direi un borsone tipo da palestra, da calcio, da sportivi. Alto così (e alza la mano fino al bacino, ndr) una sessantina di centimetri e largo una quarantina. Insomma, un borsone grande, parecchio grande».
Com'era messo?
«Era in piedi dalla parte stretta, diciamo in verticale».
E secondo lei come potrebbe essere finito lì?
«E chi lo può dire? Ci sono più ipotesi secondo me».
Cioè?
«Portato dalla corrente è sicuramente una opzione».
E da dove potrebbe provenire?
«Chi lo sa? Il bacino del Po è enorme»
E poi che altre opzioni ci sono?
«Per la mia esperienza non posso escludere che sia stato anche gettato da sopra l'argine e che magari sia finito dritto su questi massi, incastrato».
 

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