Cacciatore sorpreso a sparare a lepri e fagiani in un'area protetta

Mercoledì 5 Ottobre 2022 di Francesco Campi
foto di repertorio
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ROVIGO - Stava cacciando in una zona vietata perché destinata al ripopolamento di lepri e fagiani, ma qualcuno l’ha notato ed ha chiamato la centrale operativa della Polizia provinciale, che ha poi provveduto a rintracciarlo e denunciarlo.
È successo sabato scorso. È stato un automobilista di passaggio a notare il cacciatore all’interno dell’area fra Pontecchio Polesine e Guarda Veneta, al confine con il capoluogo, sul cui perimetro sono presenti i chiari cartelli di divieto di caccia. È così partita la segnalazione al numero verde 800.99.86.36 ed una pattuglia in servizio si è precipitata sul posto, arrivando proprio in tempo, si sottolinea, per evitare che il bracconiere sparasse ad una lepre che aveva già messo nel mirino. Il fucile e le munizioni sono state sequestrate ed il trasgressore è stato denunciato per la violazione del divieto di caccia.
«L’intervento – sottolinea la Provincia in una nota - ha probabilmente scongiurato una strage di animali selvatici, dato che le zone di ripopolamento e cattura - luoghi di tutela della fauna selvatica alla pari di parchi, riserve naturali e oasi di protezione, territori in cui vige di divieto assoluto di caccia, oltre che di disturbo degli animali - rappresentano aree destinate alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica, in particolare di lepri e fagiani, facili prede in caso di incursioni venatorie».
Giorgio Fusaro, responsabile del Reparto operativo di Rovigo, osserva che «alla minor presenza degli operatori di vigilanza sul territorio, dovuta alla costante riduzione della pianta organica a causa del pensionamento degli agenti e alla mancata assunzione di nuovo personale, corrisponde per fortuna una maggiore collaborazione da parte dei cittadini, oggi particolarmente sensibili ai temi ambientali. La crescente disponibilità degli utenti che ci segnalano sempre più spesso ipotesi di violazione in materia di caccia e pesca, oltre che la presenza di animali feriti o in difficoltà, ci permette un intervento mirato e, come in questo caso, di sventare seri episodi di bracconaggio».

COLLARI ELETTRONICI

Intanto, torna a far discutere il caso dei due collari elettrici sequestrati ad un cacciatore nei giorni scorsi in Alto Polesine. Roberto Rovigatti, presidente di Federcaccia, parlando a nome di tutte e sei associazioni venatorie polesane spiega come, nell’occasione, gli agenti della Polizia provinciale «hanno riscontrato meramente l’apposizione sull’animale del collare elettronico mentre il veterinario dell’Ulss, subito intervenuto, non ha riscontrato nessuna lesione cutanea, nessuna lesione all’udito né tantomeno nessuna alterazione psichica nei cani. Nonostante ciò, hanno proceduto al sequestro degli apparecchi, applicando indicazioni operative che sarebbero “osservanti della recente giurisprudenza“. Tra queste però, da parte di Palazzo Celio, non viene minimamente preso in considerazione il giudizio espresso dalla Corte di Cassazione nella Sentenza 10.758 del 2021 la quale stabilisce che “non è reato la mera apposizione sull’animale del collare elettronico, ma il suo effettivo utilizzo, nella misura in cui ciò provochi sofferenze o patimenti psico-fisici”: non si ravvisa il reato unicamente per il fatto che i cani indossassero il collare, senza verificare che, tramite il suo utilizzo, siano state cagionate “gravi sofferenze”. In sostanza non è vietato l’uso corretto dell’apparecchiatura, ma il suo accertato abuso, che può venire effettuato solo da scriteriati: siamo certi che nessun cacciatore degno di questo nome abbia in animo di danneggiare il suo miglior compagno di uscite in campagna».
 

Ultimo aggiornamento: 07:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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