Anni di violenze e litigi dietro al parricidio, confermato il carcere per Finotello

Venerdì 26 Febbraio 2021 di Francesco Campi
PORTO VIRO L'abitazione dei Finotello dove il padre Giovanni è stato ammazzato dal figlio Gabriele
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PORTO VIRO Resta in carcere Gabriele Finotello, che lunedì scorso ha ucciso il padre Giovanni colpendolo più volte con un martello. Ieri il giudice per le indagini preliminari Pietro Mondaini ha sciolto la riserva ed ha convalidato il suo arresto emettendo anche un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, così come era stato richiesto del pubblico ministero che ha coordinato le indagini, il sostituto procuratore Andrea Bigiarini, sulla base dei gravi e concordanti indizi di colpevolezza e perché misura proporzionata alla gravità del fatto. Non una decisione inattesa. Così come ben poche sorprese sembrano essere emerse dall’esame autoptico sulla salma del 56enne Giovanni Finotello, eseguito ieri, perché la causa del decesso è stata e appurata.

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ESAME TOSSICOLOGICO
Un aspetto importante, però, è quello legato al responso che arriverà dall’esame tossicologico, perché se dovesse accertare un elevato tasso alcolemico del morto, sarebbe un’ulteriore conferma a quanto raccontato dal 29enne che non ha mai negato le responsabilità ed ha subito ammesso di aver impugnato il grosso martello in una sorta di raptus, al culmine di un litigio, uno dei tanti, scoppiato con il padre ubriaco.
Sarebbe stato proprio un rimprovero del figlio sullo stato di ubriachezza in cui si trovava il genitore ad innescare una reazione violenta, seppur scomposta, da parte di quest’ultimo, facendo poi deflagrare la lite che ha avuto la morte del 56enne come suo tragico epilogo. Anche se l’interrogatorio di garanzia del 29enne, che ha scelto come proprio difensore di fiducia l’avvocato Paola Malasoma, è slittato per problemi “tecnici”, dovuti da un lato ai vincoli imposti dalle misure di contenimento dell’epidemia in vigore all’interno del carcere e dall’altro ad una riferita impossibilità di eseguire un collegamento video con il Tribunale, il giovane, fin da quando, pochissimo tempo dopo aver colpito il padre ed aver poi chiamato il 118, è stato interrogato dai carabinieri, ha subito descritto nei dettagli quanto era accaduto nel loro appartamento, in via Siviero 50, attorno alle 14.30. Tutto, del resto, era stato lasciato intatto, compreso il martello divenuto arma del delitto. 


SITUAZIONE INSOSTENIBILE
Finotello, chiamato a rispondere di omicidio volontario, aggravato dal fatto di essere stato commesso nei confronti del proprio padre, ha descritto anche una situazione familiare divenuta insostenibile da tempo. Le liti violente non sarebbero state una rarità. Anzi, secondo quanto riferito dal 29enne, il padre avrebbe più volte alzato le mani, anche in passato, uno dei motivi che avrebbe spinto la madre a separarsi ed anche il fratello più piccolo, che lavora come fornaio, ad andarsene di casa. Lui, invece, era rimasto insieme al padre, ma dopo aver trovato lavoro come Oss agli Istituti Polesani di Ficarolo stava pensando di trasferirsi nel centro altopolesano.

 

Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 17:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA