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Zaia: «Guerra del prosecco, così si rischia di finire in tribunale»

La battaglia tra Consorzi Doc e Docg preoccupa il governatore del Veneto

Lunedì 18 Luglio 2022 di Alda Vanzan
Luca Zaia
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CONEGLIANO - Preoccupato: «Rischiamo di rovinare un sogno, dietro al Prosecco non c'è solo l'identità del Veneto, c'è una produzione strettamente connessa col turismo». Perplesso: «Nessuno ha percepito questo problema dei nomi, siamo stati distratti o c'è altro?». Un pizzico maligno: «Ho l'impressione che qualche manina sia andata un po' oltre». Comunque ferreo: «Quando si smette di parlarsi e si ricorre alle carte, è solo l'anticamera delle cause». Fino a lanciare un monito: «Nessuno ha pensato a quale sarà la reazione dei consumatori? Arriveranno a chiedersi: cosa abbiamo bevuto? Quali sono le bollicine vere? Ma secondo voi i produttori di Champagne si sarebbero mai fatti una guerra del genere?».
Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, dopo aver appreso dal Gazzettino di un nuovo Codice di autoregolamentazione che i tre Consorzi del Prosecco - i due Docg e il Doc - dovrebbero firmare entro il mese. Il provvedimento arriva da un funzionario ministeriale su richiesta del Consorzio di tutela della Doc Prosecco, le cosiddette bollicine di pianura. Tra le novità, quella che impone alla Docg - cioè le bollicine di collina - la cancellazione del termine Superiore e il divieto di comparare i diversi tipi di Prosecco. In pratica non dovrebbe più passare l'idea che la Docg sia migliore della Doc.


Presidente Zaia, è stato un suo decreto, quand'era ministro, a far decollare il Prosecco. Cosa pensa di questa battaglia tra Denominazioni?
«Ho sempre tenuto un comportamento rispettoso perché penso che il governo delle Denominazioni spetti ai soci produttori, non ho mai creduto al ruolo del Grande Fratello. Ma in questa vicenda ritengo di poter dire qualcosa visto che è stato, appunto, un mio decreto a far partire tutto nel 2009: prima di allora chiunque, a livello nazionale e europeo, poteva prendere uva Prosecco e imbottigliare vino Prosecco. Il mio decreto, negoziato con l'allora Commissario europeo per l'agricoltura, Marianne Fisher Boel, consentì di mettere l'etichetta Prosecco alle sole zone a Denominazione. E ricordo che nel 2019, il 4 luglio, grazie alla mia attività le colline sono diventate Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio dell'Umanità. Quindi qualche titolo per dire qualcosa ce l'ho».


Secondo lei era ipotizzabile questo scontro tra Consorzi?
«Punto primo: la Docg sa di essere la culla del Prosecco, è ai produttori della Docg che dobbiamo questo fenomeno, sono loro che hanno creato la storia, ma sanno anche che prima del 2009 il nome non era una loro esclusiva. Secondo: la Doc sa che senza la Docg non esisterebbe. Dico questo perché sentire parlare di un codice di autoregolamentazione messo a punto a livello ministeriale mi fa venire l'orticaria. Ma lo capiscono che così si finisce a carte bollate? Non lo ritengo un passaggio banale appellarsi a dirigenti del ministero: se non sei in grado di dialogare, cominci a scrivere».


Al Consorzio Doc dicono che la Docg non può usare il termine Superiore, ma in realtà è il disciplinare a prevederlo. Testuale: Conegliano Valdobbiadene Prosecco spumante, accompagnato dalla menzione superiore.
«Appunto: il problema è dire alla Docg di non usare il termine Superiore che invece è previsto dal disciplinare? E su questo si convocano i consigli di amministrazione dei Consorzi quando i problemi sono ben altri? Penso a siccità, flavescenza dorata, oltre 300 ettari di terreno che non ci sono più perché le piante muoiono, al tema della sostenibilità ambientale».


Il testo dell'accordo da firmare preparato da un funzionario ministeriale è pronto, ci sono i tre Codici per ciascun Consorzio. Davvero nessuno sapeva niente?
«Niente, nessuno ha avuto sentore di questa battaglia sul nome. Ci siamo distratti? O qualcuno vuole una guerra? Prendo però atto che, vista la mole di documenti prodotti e la presenza di un funzionario ministeriale, qualcuno a Roma ci sia andato».


È arrabbiato?
«Preoccupato. Ricordo che dietro al Prosecco c'è l'identità del Veneto, una produzione di 11 milioni di ettolitri, oltre 50 Denominazioni e un comparto turistico che è trascinato dal fenomeno delle nostre bollicine. La destinazione turistica che sta crescendo di più è quella del Prosecco. Perfino la premier danese Sanna Marin ha scelto una delle più belle zone del trevigiano, Farra di Soligo, nel cuore del Prosecco, per una breve vacanza in Italia. Se assistessimo a un dibattito del genere nelle zone di produzione dello Champagne, cosa diremmo? E soprattutto il consumatore finirà col chiedersi: ma qual è quello buono?»


Il suo auspicio?
«Se si arriva a scrivere carte, alla fine spunteranno gli avvocati. Rischiamo di rovinare un sogno. I disciplinari sono chiari. Mi inquieta il fatto che nessuno abbia percepito questo problema e allora mi viene un sospetto: che qualche manina sia andata un po' oltre. Una cosa però voglio dirla: Doc e Docg sono come due gemelli siamesi, la morte o la vita dell'uno è la morte o la vita dell'altro».
 

Ultimo aggiornamento: 19:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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