Veneto, i ristori non ci sono: nessun contributo economico per le attività nelle zone gialle

Domenica 22 Novembre 2020 di Alda Vanzan
Veneto, i ristori non ci sono: nessu contributo economico per le attività nelle zone gialle
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«Mi sono letto il nuovo decreto, non ci ho capito nulla, non ho trovato una sola riga sui ristori alla nostra Regione che è in fascia giallo plus, proverò a sentire il ministro Boccia, magari tra le pieghe c'è qualcosa, è tutto un rimando ad altre leggi». Fiducioso? Dubbioso? O solamente diplomatico? Ieri il governatore del Veneto Luca Zaia non si è sbilanciato sul nuovo decreto Ristori Ter per le attività economiche bloccate dalla pandemia, limitandosi a dire che avrebbe chiesto delucidazioni. Ma a confermare che in questo nuovo provvedimento governativo non sono previsti contributi per il Veneto - ma neanche per Trento, Molise, Lazio, Sardegna, tutte zone gialle - è il sottosegretario all'Economia e alle Finanze, Pier Paolo Baretta. Non che il tema non sia all'ordine del giorno, anzi. «All'orizzonte si profila un Ristori Quater e forse anche un Ristori Quinquies», dice Baretta. Ma ci sarà da distinguere. In particolare, tra Regioni gialle che hanno incrementato le restrizioni per qualche ora alla settimana e tra particolari attività economiche che invece sono costantemente penalizzate, com'è il caso ad esempio degli alberghi nelle città d'arte disertate dai turisti.


Niente ristori

Baretta conferma che nel decreto Ristori Ter appena approvato dal Consiglio dei ministri non ci sono stanziamenti per le zone gialle: «Il provvedimento estende alle nuove zone arancioni e rosse quanto già previsto per le regioni così classificate». Ad esempio: la Basilicata adesso è diventata rossa (di fatto lo era già con le restrizioni imposte dalla Regione, ma ora lo è su disposizione del Governo) e quindi avrà lo stesso trattamento della Lombardia. Ma non è neanche vero - dice Baretta - che solo le attività in zona arancione e rossa siano ristorate, lo sono state anche quelle in zona gialla. E allora val la pena riepilogare la vicenda.


L'esempio è quello di un ristorante che nell'aprile 2019 fatturava 150mila eeuro e un anno dopo, aprile 2020, in pieno lockdown, è precipitato a 10mila euro. Quindi grazie al Covid ci ha rimesso 140mila euro. Cos'ha fatto lo Stato? Con il decreto Agosto è stato disposto un ristoro del 10% della differenza di fatturato, cioè il 10% di 140mila euro pari a 14mila euro. A ottobre, con l'Italia non ancora a colori, arriva il decreto Ristori e al ristorante in questione viene riconosciuto, oltre ai 14mila euro del decreto Agosto, un importo pari al 150% della differenza del fatturato, cioè 21mila euro. In tutto lo stesso ristorante può contare dunque su un primo contributo di 14mila euro e su un secondo di 21mila euro, cioè 35mila euro. Quando però arriva il decreto Ristori Bis, la maggiorazione del 200% - in pratica altri 7mila euro - viene riconosciuta solo a chi sta in zona arancione e in zona rossa. Lo stesso ristorante arancione o rosso avrà dunque i 35mila euro di cui sopra, più altri 7mila euro. Totale 42mila.


Ma oltre ai gialli, ci sono i gialli plus, cioè le attività economiche che si trovano in Regioni i cui governatori per contenere la diffusione del virus hanno deciso, peraltro d'intesa con il ministro della Salute, ulteriori restrizioni. In Veneto, ad esempio, i centri commerciali restano chiusi il fine settimana e tutte le botteghe, anche quelle di vicinato, non lavorano la domenica. Chiaro che ci rimettono. Avranno contributi governativi? Il sottosegretario Baretta è cauto: «C'è una notevole differenza tra un negozio chiuso solo il sabato e la domenica e un negozio chiuso sempre. Il tema c'è, ma è evidente che quello che chiudiamo noi siamo pronti a rifonderlo, il resto va concordato. Vale per tutti, non solo per il Veneto. Certo, c'è una contraddizione tra l'essere fortunatamente in fascia gialla dal punto di vista sanitario e pensare di essere contemporaneamente rosso quanto a ristori».


Ma ci sono possibilità di intervento? «Ci sarà un Ristori Quater e forse anche un Quinquies», dice Baretta. Che è semmai più sensibile sul tema delle città d'arte: «Un hotel aperto a Venezia, cioè in zona gialla, è quasi come un hotel chiuso a Milano, zona rossa. Per le città d'arte - anche se bisognerà poi capire come si classificano in base a questa definizione - si potrebbe non distinguere in base al colore delle zone».

 

 

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Ultimo aggiornamento: 14:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA