Visite e ricoveri, più soldi alle Ulss che smaltiscono le liste di attesa

Sabato 2 Ottobre 2021 di Alda Vanzan
Una sala operatoria

VENEZIA - Cataratte. Protesi all'anca e al ginocchio. Visite specialistiche. Esami non urgenti. Sono alcune delle vittime del coronavirus in Veneto, circa 500mila prestazioni sanitarie che le nove Ulss e le due Aziende ospedaliere della Regione hanno accumulato a causa dell'emergenza pandemica. Perché in Veneto il virus ha contagiato 469.574 persone e ne ha ammazzate 11.776, ma nella conta vanno aggiunti anche tutti quei pazienti che non sono riusciti a farsi visitare e operare perché gli ospedali sono stati trasformati in centri Covid o hanno visto l'attività ridotta per potenziare le terapie intensive. Ma se un intervento non è urgente questo non significa che debba restare sospeso in eterno. Rispetto al 2019, ultimo anno dell'èra pre-Covid, il 2021 ha visto variazioni di ricoveri, specialistica ambulatoriale e screening che sfiorano il 40%. Di qui la decisione di Palazzo Balbi di dare ulteriori fondi alle Ulss - per la precisione 29 milioni per il secondo semestre 2021 e altri 12 ma solo per chi si metterà in linea con il 2019 - per smaltire gli arretrati.


LE VARIAZIONI

C'è una tabella, nella delibera intitolata Modalità di finanziamento dei Piani per il recupero delle prestazioni sanitarie sospese per l'esercizio 2021 pubblicata ieri sul Bur - che fa impressione. Mostra il valore della produzione della sanità veneta nel 2019 e nel 2021. Considerando le attività di ricovero, la specialistica ambulatoriale e gli screening, nel gennaio 2019 ci sono state 116.024.777 prestazioni che nello stesso mese del 2021 sono scese a 73.428.116: -36,7%. I mesi successivi sono andati un po' meglio: febbraio - 24,8%, marzo -13,8%, aprile -21,7%, maggio -16,3%, giugno -9%. La media del primo semestre segna un calo del 20,2%: erano 727.167.037 nel 2019, 580.083.027 negli stessi primi sei mesi di quest'anno. Per la protesi all'anca quest'estate c'è chi si è sentito dire di aspettare il marzo 2022.


IL RIPARTO

Con la delibera 1293 del 21 settembre pubblicata ieri sul Bur, la giunta del Veneto ha stabilito che le aziende del Sistema sanitario regionale possono provvedere al recupero delle liste di attesa in tre modi: con prestazioni aggiuntive dei sanitari (che verrebbero pagati a parte, da 60 a 80 euro lordi all'ora con esclusione dei servizi di guardia per i medici e 50 euro per gli infermieri); con convenzioni di consulenza con altre aziende ed enti del servizio sanitario regionale; con il ricorso di prestazioni dal privato accreditato. Quanti soldi mette la Regione? Lo stanziamento è di 29 milioni ed è così ripartito: Ulss 1 Dolomiti 1.603.851,41 euro, Ulss 2 Marca Trevigiana 5.691.639,17 euro, Ulss 3 Serenissima 3.582.431,19 euro, Ulss 4 Veneto Orientale 2.124.155,26 euro, Ulss 5 Polesana 1.345.052,26 euro, Ulss 6 Euganea 3.940.436,25 euro, Ulss 7 Pedemontana 1.505.726,54 euro, Ulss 8 Berica 2.188.657,48 euro, Ulss 9 Scaligera 2.461.819,92 euro, Azienda ospedaliera di Padova 2.465.927,96 euro, Azienda ospedaliera di Verona 1.774.508,71 euro, Iov 373.887,15 euro per un totale complessivo di 29.058.093,30 euro. E come si arriva a 41 milioni? Con altri 12 milioni ma solo per quelle Aziende sanitarie che dimostrino di aver superato, entro il corrente esercizio, l'intero valore delle prestazioni erogate nel 2019.


LA PROTESTA

La Cgil Funzione pubblica ha chiesto però di sospendere la delibera perché i compensi stabiliti sono troppo bassi, specie se raffrontati ai 50 euro dati a chi effettua vaccinazioni. «C'è una babele tariffaria che va governata senza dividere i professionisti in serie A, B e C», denuncia il sindacato, ricordando di aver chiesto da tempo di essere convocato al tavolo regionale «per gestire il problema delle diverse tariffe delle prestazioni aggiuntive e per includere pari riconoscimenti per altre figure professionali (ad esempio gli Oss)».

Ultimo aggiornamento: 16:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA