L'incubo di Alessandra: 7 ore in manette negli Usa per un visto della Libia

Lunedì 6 Febbraio 2017
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NEW YORK - E' una storia allucinante quella raccontata da una giovane veneta negli Stati Uniti. La riporta il sito di Repubblica a cui la 34enne, Alessandra, ha raccontato l'incubo che le ha procurato l'applicazione del decreto sugli immigrati islamici imposto da Trump. La “colpa” quella di avere nel passaporto numerosi visti della Libia, fatto che le ha procurato le manette ai polsi per 7 lunghissime ore, il tempo necessario che gli investigatori potessero scavare sulla sua vita.
​Il sospetto: che quei visti in Libia potessero nascondere dei legami con il terrorismo.
Il tutto è accaduto il 27 gennaio all'aeroporto di Hartsfield-Jackson. Quando è il suo turno l'agente della polizia di frontiera nota i visti dei Paesi arabi. Per Alessandra inizia l'incubo. In pochi minuti si trova con le manette ai polsi, le vengono sequestrati gli effetti personali e viene rinchiusa in una stanza assieme ad altre persone.
La giovane professionista lavora per una azienda veneta che opera molto all'estero  e viaggia spesso anche in Libia, Iran e Sudan
Ore e ore di controlli, sbloccati dall'intervento di un avvocato veneto.
La giovane può ripartire, rifacendo il biglietto, visto che nel frattempo il suo volo è partito. E ironia della sorte si è anche vista applicare una sanzione da 2850 euro per aver impegnato la polizia.
 

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