Tracollo Lega, processo a Salvini. Zaia: «Risultati deludenti, serve serietà»

Martedì 27 Settembre 2022 di Alda Vanzan
Il governatore veneto Luca Zaia
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VENEZIA - Ci sono segretari di partito che di fronte a una batosta elettorale si dimettono o convocano un immediato congresso. Nella Lega no. Il segretario federale Matteo Salvini nella conferenza stampa di ieri mattina in via Bellerio, pur sceso sotto il 9%, ha tagliato corto: «È fuori di dubbio che qualcosa non abbia funzionato» e ci siano stati errori, ma «ci sono cinque anni per porre rimedio». «Dignità impone dimissioni», aveva tuonato Paolo Grimoldi, già segretario della Lega lombarda. E Salvini: «Il mio mandato è in mano ai militanti non a ex parlamentari o a due consigliere regionali». Le preoccupazioni però sono reali e, forse per la prima volta, anche il governatore del Veneto Luca Zaia le ha interpretate: «Un risultato assolutamente deludente, non ci possiamo omologare a questo trovando semplici giustificazioni».

Oggi è convocato il consiglio federale della Lega per ascoltare i segretari regionali. In realtà tutti fedelissimi del capitano, essendo stati da lui nominati. E infatti il commissario veneto, il rieletto deputato padovano Alberto Stefani, esclude tassativamente di porre sul tavolo il tema delle dimissioni: «Non se ne parla, Salvini farà una riflessione interna al partito, i margini di crescita ci sono tutti», ha detto addossando buona parte della sconfitta alla partecipazione della Lega al Governo Draghi: «Non ha pagato la scelta di aver fatto parte di Governi innaturali, dopodiché è mancato il tempo per spiegare i risultati ottenuti, senza di noi sarebbero state altrimenti approvate alcune leggi, come lo Ius soli».

IL GOVERNATORE
Il dato di fatto è che la Lega non è più percepita come il sindacato del Nord. Luca Zaia, in una dichiarazione all'agenzia di stampa Ansa, ha citato al riguardo il contratto sociale di Rousseau: Il popolo ti delega a rappresentarlo, quando non lo rappresenti più ti toglie la delega. «È un momento delicato per la Lega - ha aggiunto il presidente del Veneto - ed è bene affrontarlo con serietà perché è fondamentale capire fino in fondo quali aspetti hanno portato l'elettore a scegliere diversamente». Per non dire dell'affluenza alle urne: «Non è irrilevante il dato dell'astensionismo, all'interno del quale potrebbe esserci un'ulteriore lettura del nostro risultato. Proprio per questo motivo l'analisi da fare non può essere liquidata con letture banali. Anche da noi si è replicato quello che è accaduto a livello nazionale, pur avendo avuto come Veneto il risultato più alto a livello nazionale».

CONGRESSI E AUTONOMIA
In campo due temi: l'autonomia e i congressi. «I congressi adesso debbono essere rapidissimi - ha detto il capogruppo di leghisti e zaiani in consiglio regionale del Veneto, Alberto Villanova - non abbiamo tempo da perdere. Serve una linea politica forte che interpreti i militanti del territorio e che metta al centro dell'attenzione il nostro Veneto». L'obiettivo è recuperare fiducia per non perdere, dopo Padova e Verona, anche le altre due città chiamate l'anno prossimo al voto, Vicenza e Treviso. «La Lega ha già avuto qualche momento di difficoltà, penso al 2006 e al 2013 - ha detto il presidente dell'assemblea legislativa veneta, Roberto Ciambetti - l'importante è far tesoro degli errori fatti». Il commissario Stefani ha assicurato: «I congressi? Tutti, entro l'anno».

LO SGARBO
Tra i militanti, gli stessi amministratori e politici veneti - gli assessori Roberto Marcato e Gianpaolo Bottacin, l'eurodeputato Toni Da Re («Una disfatta, se Salvini fosse resaponsabile avrebbe già lasciato») - i commenti sono durissimi. Brucia il ridimensionamento della rappresentanza parlamentare dovuto non solo al taglio degli scranni: nel 2018 il Carroccio veneto aveva mandato a Roma 33 deputati e senatori, ora sono 13. Monta l'insofferenza nei confronti di via Bellerio e il sentimento pare essere reciproco. Indicativo l'episodio avvenuto al raduno di Pontida due domeniche fa: i consiglieri regionali veneti, con il megabandierone di San Marco sotto il braccio, sono stati respinti all'ingresso: Quest'anno niente consiglieri regionali sul palco. Motivo? Non pervenuto. Raccontano che sia dovuto intervenire per ben due volte Zaia per far passare i suoi consiglieri regionali. E forse adesso si comprende meglio perché Zaia li abbia presentati al popolo radunato sul pratone dicendo che ognuno di loro era stato eletto «con le preferenze», marcando la differenza con i parlamentari nominati. Ieri Zaia è stato chiaro: «È doveroso che siano ascoltate le posizioni, anche le più critiche, espresse dai nostri militanti. L'obiettivo dovrà essere un chiarimento per non lasciare nulla di inesplorato».
Ma il vero campo di prova per l'elettorato sarà l'autonomia: «Un caposaldo - ha detto Zaia - sul quale non transigeremo minimamente nei rapporti con il prossimo Governo. Questo nel rispetto degli oltre 2,273 milioni di veneti che legittimamente e democraticamente sono andati a votare il referendum». Autonomia o cadrà il Governo? Stefani: «Per me sì. O neanche si farà».
 

Ultimo aggiornamento: 18:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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