Le scuole venete in "caduta libera": perdono settemila studenti /I dati

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Le scuole venete in "caduta libera"  Perdono settemila studenti /I dati

di Raffaella Ianuale

Studenti veneti in caduta libera. Da quattro anni le scuole del territorio regionale stanno perdendo iscritti, ma quest'anno l'emorragia si è fatta più consistente. Sono 6.616 i bambini persi, cioè gli alunni in meno che si avranno a settembre nelle classi. Tanti, davvero tanti specie se confrontati con il dato nazionale che registra un calo di 21.000 studenti. Il che significa che poco meno di un terzo delle contrazioni di tutta Italia si sono avute in Veneto. A questo si somma che la maggior parte delle defezioni si registra tra i piccolini, quindi nelle scuole dell'infanzia e nelle primarie. Se poi si torna indietro di qualche anno si vede che la crescita di iscritti si è inesorabilmente bloccata quattro anni fa e poi è iniziata la discesa.

Durante l'anno scolastico 2015-16 il Veneto aveva perso 1607 studenti, 2889 nel 2016-17, 4662 nell'anno in corso e oltre sei mila il prossimo, per complessivi 15.774 studenti in meno. A risentirne sono soprattutto le primarie con un meno 3.356 iscritti per l'anno scolastico 2018-19, mentre si ha un meno 1755 nell'infanzia. La provincia maggiormente colpita Vicenza (-1521), seguita da Treviso (-1386), Venezia (-1025), Verona (-828), Padova (-722), Belluno (-638) e a chiudere Rovigo (-496)...

 
 
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Lunedì 23 Aprile 2018, 08:47






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5 di 60 commenti presenti
2018-04-24 11:26:29
claudio pros quello che scrivi è solo frutto della tua fantasia, non puoi combiare la storia eliminando il Veneto e mettere la fantomatica Euganea
2018-04-24 08:00:32
Per Anton48, nolgirra, Dutchmann e firebird 3, ecc. Premesso che le fonti wikipediche sono da prendere con le “pinze”, perché sempre anonime e quindi inattendibili, proprio perché non ne conosciamo l’autore, o gli autori, e le loro ideologie sottese. Invece sappiamo che nel De Bello Gallico firmato da Cesare, si parla appunto di combattimento contro i “Veneti dell’Armonica”. È evidente che si tratti in realtà di un ceppo tribale dell’area celtica(?) (attuale Bretagna), si evince quindi palese l’uso sommario e arbitrario del termine. Non c’è nessunissima relazione provata tra questi fantomatici “venetici armoricani” e quelli (mitologicamente attribuiti presunti tali) “Venetici” dell’area costiera-lagunare adriatica, i “Venetus” del lago di Costanza; i “Venedi” rivieraschi la Vistola, il “Venedicus sinus” del golfo di Danzica, i “Venetulani” attigui alla stessa Roma, ecc. ma semplicemente l’attribuzione nominale di fantasia romano-antica. Se unicamente nell’area adriatica questo termine romano-antico si è mantenuto nel tempo, è proprio perché la città lagunare di impianto romano, fu chiamata, in periodo tardo o post-imperiale: Venet-ia (Venezia). In tutti gli altri casi citati sopra, non ne è rimasta neppure la traccia nominale. Quello dei “venet-” era per il mondo romano semplicemente quella che potremmo definire una delle tante etichette, che veniva posta opportunamente per proprio comodo colonizzatore a “extraLimes”, con cui venivano in contatto, o che progressivamente sottomettevano, o trucidavano, e di cui ignoravano certo la provenienza. L’archeologia ha riportato alla luce, scientificamente, nell’ambito territoriale in cui viviamo, unicamente reperti preromani da necropoli o resti palafitticoli, con contenuti testuali cosiddetti “italici”, vicini al latino, scritti con grafia etrusca. I miti dei “venet-”, o dei nostoi (eroi di ritorno dalle guerre troiane, cara ai mitografi ellenistici-romani, o le “fantasmagoriche” guerre di “paleovenetici” contro euganei, reti, ecc., sono da questo punto di vista meramente delle panzane. Altrettanto farlocca la presunta fondazione di Padova da parte di Antenore, ecc. (che i mitografi hanno copiato dal modello di Enea su Roma), tutte ciance “fantaletterarie”… Preciso infine che il nome storico di VENEZIA EUGANEA, fu il prodotto naturale di un’attenta valutazione culturale-storico-archeologica-linguistica del territorio nel clima e periodo dell’unificazione del Paese, post nefasto e rovinoso sessantennio asburgo-lorenese.
2018-04-24 06:44:43
Terminato il ciclo dell'obbligo, ci sarebbe molto da fare per la revisione , infatti parecchi diplomati avrebbero bisogno di un aggiornamento o meglio ancora, di recuperare lacune e turare falle.Alcuni non prendono mai piu' un libro in mano...altri hanno interiorizzato e memorizzato apprendimanti sbagliati e mai corretti o solo mnemonici.Esempio alcuni studenti maneggiano meccanicamente il"Pi greco uguale a 3,14"..ma non sanno che roba sia e negli anogoli o trigonometria non hanno mai sentito parlare dell'unita' "radianti".Vanno avanti per abitudine.
2018-04-24 06:26:35
Sig. TooLate, io non rido, è lei che se la ride, se n'è accorto? Lei può ridere, frinire, fare le capriole del saltimbanco… buon per lei.
2018-04-23 19:36:59
Per un paese in gran parte montagnoso come questo 60 milioni di abitanti sono anche troppi. Ma se si vuole sostenere la natalita', il sistema c'e', e' il quoziente famigliare che in Francia ha dato buoni risultati.