«Veneto, mancano i prof: ricerca nelle altre regioni». Ma con l'obbligo di restare 5 anni

Lunedì 10 Agosto 2020 di Raffaella Ianuale
«Veneto, mancano i prof: ricerca nelle altre regioni». Ma con l'obbligo di restare 5 anni
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Poco cambia al Veneto che la ministra all'Istruzione Lucia Azzolina abbia annunciato l'assunzione di 84mila insegnanti a tempo indeterminato, perché in questa regione le graduatorie sono quasi tutte esaurite. Senza i concorsi non ci sono quindi insegnanti da poter assumere in ruolo. Sono vuote le graduatorie dei docenti vincitori dei passati concorsi ordinari, così come quelle ad esaurimento da dove si può attingere per stabilizzare il personale.

L'unica chance rimane nella possibilità, offerta quest'anno, di pescare dalle graduatorie di altre regioni. Quindi gli insegnanti che provengono da regioni con graduatorie ancora cariche di nominativi possono assumere il contratto a tempo indeterminato in Veneto, o in altre regioni in deficit, con l'obbligo però di rimanerci per cinque anni.

LA DIRETTRICE
«Stiamo attendendo i contingenti dal ministero della Pubblica Istruzione, ma già sappiamo che la maggior parte dei posti non verrà coperta - spiega Carmela Palumbo, direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale del Veneto - abbiamo la possibilità di attingere personale da altre regioni e confidiamo sulla loro disponibilità. Quello che ci preoccupa è l'elevatissimo numero di supplenze». 

I 14mila precari in cattedra nelle scuole venete durante l'anno scolastico appena concluso, sono destinati infatti ad aumentare, anche perché ci sono stati 3.400 docenti che sono andati in pensione. Si stima quindi che i supplenti in Veneto possano raggiungere la soglia dei 20mila. 

«La situazione più difficile è nel sostegno - prosegue Palumbo - dei 10mila posti in Veneto, la metà sarà occupata da personale precario. Sono circa 4mila infatti gli insegnanti titolari e non possiamo aggiungerne molti altri, probabilmente duecento». 

Per assumere il posto fisso nel sostegno bisogna infatti avere la specializzazione, ma i numeri chiusi nelle università non consentono di formare personale a sufficienza per rispondere al fabbisogno di ragazzini con disabilità che aumenta di anno in anno. «Situazioni problematiche ci sono anche nelle scuole secondarie per le materie scientifiche e per alcune discipline di indirizzo - spiega la direttrice - per infanzia e primaria, invece, non dovrebbero esserci particolari difficoltà».

LE NOVITÀ
Rimane quindi da sperare che il Veneto risulti attrattivo per i docenti che arrivano da altre regioni. «Questa è una novità e quindi presenta delle incognite - spiega Palumbo - le regioni con graduatorie ricche di nominativi sono principalmente nel Sud Italia, considerato il vincolo quinquennale si tratterà di vedere quanti decidono di trasferirsi in Veneto. Potrebbero trovare più attrattive altre regioni, come ad esempio il Lazio che ha graduatorie esaurite, perché più vicine a casa». Così come rappresenta una novità i 50mila docenti messi a disposizione dei presidi a livello nazionale per le supplenze brevi: potranno essere assunti dal 14 settembre al 5 giugno come rinforzo al rientro in classe, ma in caso di lockdown vengono licenziati.

PERSONALE ATA
«Il personale amministrativo e i collaboratori scolastici diventano quest'anno essenziali - dice Palumbo - saranno infatti intensificate le operazioni di pulizia e anche il servizio di sorveglianza negli orari di ingresso e uscita, nella fruizione ai bagni, corridoi e spazi comuni».
Per quanto riguarda la parte amministrativa il Veneto conta di poter attingere dai vincitori di concorso per Dsga, che sono i responsabili di segreteria, l'unico fatto lo scorso anno e già concluso. Complessivamente, per far fronte alle nuove esigenze, è stato chiesto comunque al ministero un incremento di 2.800 unità sul fronte Ata. Per un avvio d'anno che vede le scuole impegnate in un grande lavoro, supportate nella fase organizzativa da un ottimo manuale operativo prodotto dall'Ufficio scolastico regionale del Veneto. 

«Tutte le scuole riusciranno a garantire le lezioni in presenza - conclude Palumbo - solo qualche istituto superiore potrebbe avere 4-5 alunni per classe che seguiranno le lezioni online, ma sempre in spazi interni alle scuole».

La situazione più critica si presenta nel Veronese e si sta pensando all'utilizzo di moduli scolastici provvisori (quelli che si usano in genere per le zone terremotate), in alcune realtà si è invece ricorsi a spazi religiosi, come i patronati, nessuno invece ha optato per cinema e teatri, considerati inidonei per accogliere studenti.

 

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