Covid, ristoratori esasperati intimano ai prefetti: «Interventi subito o ci saranno proteste eclatanti». La lettera ai prefetti

Lunedì 11 Gennaio 2021 di Gigi Bignotti
Covid, ristoratori esasperati intimano ai prefetti: «Interventi subito o ci saranno proteste eclatanti». La lettera ai prefetti
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Si sta diffondendo in tutta Italia la protesta dei ristoratori che dicono "no" alla chiusura dei propri locali per cena e alle altre limitazioni "a macchia di leopardo" che penalizzano un settore trainante dell'economia. Nel corso della giornata i ristoratori di tutta Italia hanno firmato e inviato una lettera-diffida ai Prefetti in cui, in sostanza, si dice: o entro giovedì viene dimostrato che i contagi avvengono nei locali, oppure saremo costretti a far valere i diritti nostri e dei nostri dipendenti per poter sopravvivere. In sostanza, minacciano di riapriare le attività anche a cena, indifferenti ai divieti.

Nel solo Veneto la filiera  conta almeno 30mila imprenditori e un numero di lavoratori che supera le 120mila unità. Erminio Alajmo (presidente regionale della Fipe) e il leader dei ristoratori padovani Filippo Segato ribadiscono le enormi difficoltà in cui si dibatte il settore «travolto dalla crisi, ma anche dall'incertezza, con aperture concesse per uno o due giorni, regole che cambiano ogni 24 ore».

LA LETTERA DEI RISTORATORI AI PREFETTI

Ci sarà qualcuno in Veneto che aderirà alla protesta aprendo per cena da venerdì 15?

«Impossibile escluderlo - assicura Segato - e attraverso i social la protesta, partita dalle Marche ma subito estesa a Toscana, Sardegna, Campania, rischia di espandersi ovunque. Per ora i nostri associati veneti, visti anche gli ultimi dati sulla pandemia, restano ligi alle regole come sempre, ma tutti i politici ad ogni livello devono impegnarsi e trovare soluzioni a questa crisi che mette in ginocchio decine di migliaia di lavoratori».

La Fipe intende confrontarsi con le autorità regionali prima di ogni decisione, quindi al momento segue gli sviluppi della campagna #ioapro che scatterà venerdì prossimo in molte zone d'Italia.

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La protesta 

«Da venerdì 15 (compreso), 50mila ristoratori apriranno in tutta Italia a pranzo e cena in barba a qualsiasi DPCM illegittimo. I ristoratori hanno deciso di alzare la testa e tornare a vivere», le parole di un ristoratore di Modena che ha deciso di riaprire la sua attività anche a cena nonostante i divieti imposti dal governo per contrastare la pandemia. 

 

 

Come lui, tanti altri professionisti della ristorazione hanno promesso battaglia, fissando al 15 gennaio la data in cui tutti insieme disobbediranno ma - come sottolineano nei post sui social - nel pieno rispetto delle regole (distanziamento, mascherine, gel).

 

 

Ogni cliente ha poi pubblicato una foto sui social con l'hashtag #nonspengopiúlamiainsegna e # ioapro per dimostrare come si può stare tranquillamente seduti nei locali distanziati, senza che pub, pizzerie e ristoranti, debbano per forza rimanere chiusi. I due hashtag sono stati lanciati sui social e sulla pagina Facebook da Maurizio Stara, titolare del del pub Red Fox di via San Giovanni a Cagliari, che ha pubblicato un lungo appello chiedendo l'adesione dei gestori degli altri locali.

Ultimo aggiornamento: 18:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA