Regione Veneto e virus, la Consulta: nessuna invasione di campo

Giovedì 30 Luglio 2020 di Angela Pederiva
Consiglio regionale del Veneto a Palazzo Ferro Fini
VENEZIA - Nella gestione della fase 2 dell'emergenza Covid-19, il Veneto e la Lombardia non hanno invaso le competenze del Governo. È quanto risulta dall'ordinanza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato «la manifesta inammissibilità del ricorso per conflitto di attribuzione», presentato tre mesi fa dal Codacons, nei giorni in cui le due Regioni cominciavano a uscire dal tunnel sanitario e iniziavano a pianificare le riaperture delle attività produttive e commerciali. Per la Consulta, è «puramente congetturale» il pericolo che i provvedimenti locali abbiano usurpato il ruolo dello Stato.
L'ACCUSA
Sarebbe dovuto essere quest'ultimo, in teoria, a sollevare il caso davanti ai giudici costituzionali, se avesse ritenuto lese le proprie prerogative. Ma l'associazione presieduta dall'avvocato Carlo Rienzi ha dichiarato di agire «in via suppletiva», per denunciare una situazione di generale «disordine istituzionale» nei rapporti fra Governo e Regioni, contestando in particolare al Veneto e alla Lombardia, «che sono anche le zone più colpite dal contagio», di aver «espresso numerose volte dichiarazioni di segno opposto a quelle dello Stato». 
Nel dettaglio, l'accusa all'amministrazione Zaia era di aver «manifestato la volontà di riapertura anticipata rispetto alle previsioni statali delle attività produttive e commerciali», al punto da aver «addirittura» presentato un «Piano autonomo di riapertura di ben 17 pagine»: quello che, illustrato alle parti sociali il 17 aprile, fissava dieci indicazioni per le aziende, dalla sanificazione degli ambienti, all'obbligo dei dispositivi, alla nomina del Covid manager. Inoltre era stata stigmatizzata l'ordinanza del 24 aprile, che consentiva fra l'altro la vendita del cibo da asporto e la visita nei cimiteri. 
Quanto alla giunta Fontana, il rilievo era di aver «ondeggiato fra misure stringenti, l'obbligatorietà della mascherina per i cittadini lombardi, e fughe in avanti», attraverso «dichiarazioni, comunicati stampa e interviste televisive, proprie e personali posizioni sulla gestione della crisi». 
Tutto questo avrebbe determinato una situazione di «grave caos», con il rischio «di infrangere l'unità dello Stato», mentre il Governo avrebbe assistito «inerte a questa continua invasione delle sue competenze». Pertanto il Codacons aveva avanzato un'istanza cautelare di sospensione «dei gravi comportamenti formali posti in essere dalle Regioni Veneto e Lombardia» e aveva chiesto alla Corte di ordinare ai due enti «di astenersi» dal continuare in tal senso.
LA DIFESA
Entrambi si sono così costituiti nel giudizio. In particolare il Veneto, assistito dagli avvocati Franco Botteon, Mario Bertolissi e Andrea Manzi, ha sostenuto che la Regione, «pur convinta delle proprie idee, sollecitate dalla cittadinanza e dal mondo economico», non avrebbe tenuto comportamenti contrari al criterio della leale collaborazione, tant'è vero che «lo Stato non ha sollevato conflitto di attribuzioni». Per la difesa, quel principio sarebbe stato rispettato anche con il Piano per la ripartenza: il presidente Luca Zaia, «pur avendo espresso il timore delle ricadute sociali ed economiche per la sua mancata e pronta attuazione», avrebbe in ogni caso riconosciuto che la «decisione finale» spettava al Governo.
LE MOTIVAZIONI
Proprio quel Governo che non però ha ritenuto di presentare alcun ricorso, rileva a sua volta la Consulta, ricordando che l'azione suppletiva «è del tutto estranea al nostro ordinamento». Nelle motivazioni del verdetto, i giudici osservano che i comportamenti contestati alle due Regioni sono «intrinsecamente inidonei a esprimere in modo chiaro e inequivoco la pretesa di esercitare una competenza invasiva della sfera di attribuzioni costituzionali statali». Ecco perché, secondo la Corte Costituzionale, «la minaccia di lesione è puramente congetturale e il conflitto è promosso a fini meramente consultivi». Infatti il Codacons avrebbe voluto che la Consulta decidesse a chi spettava la gestione della fase 2, ma questa sua iniziativa «si mostra come una forzatura dei meccanismi di instaurazione del conflitto tra enti».
Angela Pederiva
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