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Peste suina, cresce l'allerta: via libera dalla Regione alla caccia ai cinghiali

Giovedì 23 Giugno 2022 di Angela Pederiva
Un branco di cinghiali
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VENEZIA - La peste suina africana spinge la caccia ai cinghiali in Veneto. Attuando la legge nazionale sul contrasto all'epidemia, la giunta Zaia ha approvato il Piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l'eradicazione della malattia. Il provvedimento include anche una corposa serie di azioni per il contenimento degli ungulati che, oltre ad essere i potenziali vettori del virus, sono pure il grande terrore degli agricoltori.

GLI OBIETTIVI
Due obiettivi per una delibera, che difatti è stata proposta dall'assessore Manuela Lanzarin (Sanità) di concerto con il collega Cristiano Corazzari (Caccia). «Speriamo non accada mai ma, dovesse succedere, siamo già attivi con le misure di prevenzione», ha spiegato Lanzarin, alludendo al fatto che al momento l'emergenza sanitaria non ha interessato il Veneto. «Lo scenario del Piano non poteva certo trascurare l'eccessivo numero di cinghiali in circolazione», ha aggiunto Corazzari, riferendosi all'analisi del rischio alla base del documento che ha ottenuto il parere positivo dell'Ispra.
Fra il 2017 e il 2021, i danni causati da questi animali sono aumentati del 40%, tanto che le superfici comunali coinvolte sono salite da 3.028 a 3.932 chilometri quadrati, con picchi soprattutto nel Bellunese e nel Veronese, ma significativi incrementi pure nel Trevigiano e nel Vicentino, nonché un'ulteriore recrudescenza nell'area dei Colli Euganei. In cinque anni sono stati abbattuti 26.081 capi, ma secondo i tecnici della Regione il prelievo (attuato in regime di controllo, con i cacciatori operativi solo nei distretti veronesi della Lessinia e del Baldo) è risultato «sbilanciato a favore di adulti maschi».

LE REGOLE
Ora invece cambiano le regole, a cominciare proprio dal fatto che ciascun selecontrollore dovrà abbattere un minimo di tre cinghiali, dei quali almeno due femmine. Inoltre la nuova cartografia suddivide i Comuni fra le zone A (da eradicare), B (con presenza) e C (con presenza consolidata). I soggetti titolati all'intervento saranno iscritti all'albo regionale e verranno distinti in base al luogo: nel territorio compreso in Parchi e Aree protette, si tratterà dei loro dipendenti, dei cacciatori assicurati, autorizzati e formati, dei residenti dotati di chiusini e degli agenti di polizia provinciale; al di fuori dei siti tutelati, potranno agire anche le guardie venatorie, forestali e comunali, ma soprattutto i proprietari e i conduttori dei fondi o i loro delegati, cioè operatori con licenza per l'attività venatoria, assicurazione e formazione.
Cinque i metodi di cattura e/o uccisione: chiusini, cioè recinti dotati di esca alimentare e chiusura a scatto; abbattimento diretto in punti fissi (anche da altane) e mobili, sotto il coordinamento della vigilanza venatoria; abbattimento individuale da appostamento e in forma vagante con arma da fuoco; abbattimento individuale da appostamento e in forma vagante con l'arco; abbattimento in modalità collettiva con la tecnica della girata e quindi con l'impiego di cani e fucili. «Il testo presenta significative novità commenta Marina Montedoro, direttore di Coldiretti Veneto che accolgono le nostre sollecitazioni rispetto a una maggiore efficacia del controllo della specie invasiva. La funzione dei selecontrolli ha tutti i caratteri della pubblica utilità a tutela del cittadino. La loro azione non è quella di mera caccia, ma di prevenzione di un grave problema sociale, ambientale ed economico». Oltre che sanitario.

 

Ultimo aggiornamento: 15:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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