Veneto, estate pazza nei campi: «Mini pere e mele rosa, è crisi»

Martedì 6 Settembre 2022 di Angela Pederiva
Le mini pere

VENEZIA - L'ultimo allarme viene lanciato per le pere: così piccole da essere considerate scarti per purea e marmellata. Ma in precedenza c'erano stati anche i casi della mela di Biancaneve diventata rosa e dell'uva talmente matura da richiedere tanta manodopera ma tutta assieme. La pazza estate del caldo e della siccità fa sentire (e vedere) i suoi effetti anche sulle coltivazioni, dove le piante sotto stress registrano un calo della produzione in quantità e in qualità, il quale va a sommarsi al pesante rincaro delle bollette: «Per alcune imprese la cessazione dell'attività potrebbe essere definitiva», ha avvertito in questi giorni Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto.


LA RIDUZIONE
Già il pallore delle mele estive Gala, solitamente rosse come nell'iconico esemplare offerto dalla regina della fiaba, aveva dato una rappresentazione fisica della stagione difficile. Ora ci si mettono anche le pere Abate e Conference, caratterizzate quest'anno da una netta riduzione di peso per pianta e per ettaro, come racconta il produttore polesano Giustiliano Bellini: «Un 15-20% di peso in meno che, in termini qualitativi, è andato a incidere in maniera pesante sulla commercializzazione, con calibri piccoli e poco appetibili per il mercato. Questo significa che, in termini di produzione reale, le perdite si aggirano tra il 40 e il 50%, perché il resto è scarto, cioè frutta che l'industria compra per purea o marmellate e paga da 8 a 10 centesimi al chilo. Se si pensa che i costi di produzione sono saliti a 50 centesimi, tenendo conto degli aumenti energetici e dei costi per la difesa antiparassitaria che si aggirano su 4.000 euro a ettaro, si capisce come il piatto pianga. Forse è finito un ciclo per la pera, sulla quale in Veneto avevamo riposto molte speranze, come in Emilia Romagna».


LA BEFFA
Secondo i dati diffusi dall'associazione di categoria, in Veneto la superficie coltivata a pero nel 2021 è scesa a 2.365 ettari (-7,6%), con l'81% di impianti collocati tra le province di Verona (1.185 ettari, -4,9%) e Rovigo (725 ettari, -9,3%). In diminuzione sono pure le aree nel Padovano (326 ettari, -7,1%) e nel Veneziano (102 ettari, -13,5%). «Ma è stata un'annata difficile per tutta la frutta, dalle ciliegie alle albicocche: caldo eccessivo e siccità perdurante hanno determinato dimensioni e pesature inferiori alla media, con la beffa che due improvvisi giorni di pioggia incessante durante la raccolta delle mele hanno causato crepe vicino al picciolo tali da non renderle più commercializzabili», spiega Francesca Aldegheri, presidente del settore frutticolo di Confagricoltura Veneto. Tutto questo mentre l'uva è maturata così in fretta da mettere in crisi la ricerca dei braccianti. Tanto più perché, come evidenzia il presidente dei viticoltori Christian Marchesini, «sono assenti polacchi e romeni che, con i rincari del carburante e dei trasporti in generale, non sono venuti a vendemmiare come accadeva di solito».


L'ENERGIA
Il caro-energia ha inciso pure sui costi di funzionamento dei frigoriferi per la conservazione della frutta. L'organizzazione lamenta infatti che, dai 9 centesimi al kilowattora rilevati nel 2021, il prezzo medio è salito ai 33 di giugno e ai 70 di settembre. Ma siccome è una pazza estate, c'è anche un fenomeno in controtendenza, segnalato da Coldiretti Veneto. Le piogge di fine stagione hanno causato un boom di funghi dalle Dolomiti ai Lessini passando per l'Altopiano di Asiago.
 

Ultimo aggiornamento: 7 Settembre, 14:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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