Polemica all'interno del Pd, il voto disgiunto suggerito a Nove penalizza Lorenzoni

Mercoledì 16 Settembre 2020 di Angela Pederiva
Arturo Lorenzoni

VENEZIA - Ieri pomeriggio Arturo Lorenzoni è stato dimesso dall'ospedale. Le condizioni del candidato presidente del centrosinistra sono definite dal suo staff «complessivamente buone», sebbene il tampone risulti ancora positivo, per cui il docente universitario dovrà rimanere in isolamento domiciliare. Ma come se non bastasse il Covid, ci si mette anche il Partito Democratico, che pure dovrebbe essere il pilastro della coalizione formata dalle liste Il Veneto che Vogliamo, +Veneto, Europa Verde e Sanca Autonomia. Una lettera del circolo di Nove-Cartigliano, inviata ai partecipanti alle primarie nel Vicentino, suggerisce infatti il voto disgiunto a chi non intende eleggere l'ex vicesindaco di Padova, ricordandogli che può comunque indicare la preferenza per l'aspirante consigliera dem Chiara Luisetto.
L'INFORMAZIONE
Quest'ultima è l'ex prima cittadina di Nove. «La sua candidatura assume i tratti di un avvenimento straordinario per il nostro Comune», esulta il coordinatore Gilberto Lorenzin, rammentando la possibilità del voto disgiunto: «Una modalità che consente di esprimere una preferenza su una lista diversa da quella del candidato presidente. In altri termini, se un vostro amico o conoscente non fosse intenzionato a votare il candidato presidente del centrosinistra Arturo Lorenzoni, potrebbe tuttavia esprimere la preferenza per Chiara. È importante divulgare il più possibile questa informazione. Potrebbe portare qualche bel voto in più per Chiara». Già, ma pure al presidente di un altro schieramento, com'è stato notato con fastidio all'interno dello stesso Pd, vedendo in questo gesto un masochistico omaggio soprattutto a Luca Zaia.
LA DIFESA E L'ACCUSA
Incalzata dal programma Il Morning Show su Radio Cafè, ieri mattina Luisetto ha difeso l'iniziativa: «Avendo fatto io il sindaco, l'intento da parte del coordinatore era quello di dire alle persone che votano destra da una vita date fiducia lo stesso alla nostra candidata, che sarei io. Non ci vedo nulla di male». In giornata la segretaria provinciale, che si è autosospesa per partecipare alle Regionali, ha poi postato su Facebook un augurio per Lorenzoni: «Forza Arturo, corriamo tutti con te!». Al portacolori del centrosinistra si è rivolto anche Joe Formaggio, consigliere regionale uscente e ricandidato di Fratelli d'Italia, evidentemente per montare il caso: «Io non ti voto e sono dall'altra parte, ma se fossi in squadra con te ti seguirei senza se senza ma... Questione di stile». Una strumentalizzazione secondo il coordinatore Lorenzin, per il quale la missiva «è stata interpretata a modo improprio» dall'esponente di Fdi: «Il nostro intento chiaro era di spiegare ad iscritti e simpatizzanti Pd che ovviamente sostengono Arturo Lorenzoni e il Partito Democratico una possibilità data dalla legge che crea ancora confusione. In modo che chi appartiene a forze di destra possa esprimere un voto favorevole alla già sindaca di Nove apprezzata in modo trasversale per l'ottimo lavoro svolto quando ricopriva quella carica, e non solo. Ci asteniamo da ogni commento sulla bassezza di certe affermazioni e continuiamo nel lavoro di questi mesi a sostegno di Arturo Lorenzoni».
L'AUTONOMIA
Resta tuttavia l'imbarazzo nel Pd per una vicenda che peraltro riaccende i mai sopiti malumori per la scelta di un candidato governatore al di fuori del partito. Ad ogni modo i dem sono comunque decisi a giocarsi la partita. È il caso dell'uscente e ricandidato Graziano Azzalin, rispondendo al comizio in cui Zaia (affiancato da Matteo Salvini) ha rimarcato la risposta del Polesine al voto sull'autonomia: «A differenza di quanto ha urlato dal palco, la provincia di Rovigo è l'unica dove il referendum non ha raggiunto il quorum. Non perché i polesani siano contro maggiori forme di autonomia, ma perché avevano capito che era sostanzialmente una truffa».
Angela Pederiva
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Ultimo aggiornamento: 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA