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I misteri sulla morte di don Bisaglia: «Voleva parlare al Papa dell'omicidio di Antonio»

L'amico Sbardellini: Mario ucciso perché non incontrasse Giovanni Paolo II in Cadore

Sabato 13 Agosto 2022 di Angela Pederiva
I misteri sulla morte di don Bisaglia: «Voleva parlare al Papa dell'omicidio di Antonio»
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VENEZIA  - Arriva una lettera in redazione: «Il tempo passa e tutto cancella...». Ma chi l'ha scritta non ha dimenticato Antonio e don Mario Bisaglia, i due fratelli recuperati in acqua senza vita a distanza di otto anni, l'ex ministro nel mare di Santa Margherita Ligure il 24 giugno 1984 e il sacerdote nel lago di Centro Cadore il 17 agosto 1992. Il mittente è il veronese Catone Sbardellini, già sindaco democristiano di Villa Bartolomea dal 1971 al 1975 e «amico fraterno» dei compianti polesani, fermamente persuaso che il sacerdote sia stato ucciso perché non rivelasse quello che aveva saputo sulla morte del parlamentare: «Voleva incontrare papa Giovanni Paolo II, in quei giorni in vacanza a Lorenzago», racconta al Gazzettino, citando una circostanza nota anche all'avvocato Mario Testa, nipote dei due defunti, il quale però rimane convinto che si sia trattato di un suicidio.

LA MESSA
Come succede ad ogni Ferragosto da trent'anni a questa parte, per lunedì Sbardellini ha chiesto al suo parroco di celebrare una messa di suffragio per don Mario, in memoria anche di Antonio. Vale a dire «il Toni nazionale», come lo chiama lui, ricordandone le «capacità politiche» con cui trasformò la provincia di Rovigo: «Il depresso Polesine di un tempo, terra di migranti per la miseria congenita del territorio, in pochi anni ha realizzato uno sviluppo socio-economico che ha del miracoloso». Di quello che l'ex esponente della Dc definisce «attivismo pragmatico al più alto livello», beneficiò anche il confinante Basso Veronese: «Furono vent'anni di stretta collaborazione politico-amministrativa. E il fratello don Mario era il suo più importante consigliere personale. Mi affiancai a don Mario subito dopo la tragica scomparsa di Toni».

LA MONTAGNA
Sbardellini racconta che il 26 luglio 1992 con un amico portò in auto il prete dall'hotel Nigritella di Selva di Cadore, dov'era in ferie, alla Casa del Clero di Rovigo, in cui aveva il domicilio: «Non ne poteva proprio più di montagna. Per tale ragione ci accordammo pure di accompagnarlo al mare, subito dopo Ferragosto. Là sì che c'è vita! Qui si muore d'inedia! Mai più vacanze in montagna. Dal Monte Bianco alle Grotte di Postumia conosco tutti i sentieri. Invece...». La mattina del 14 agosto don Bisaglia partì da Rovigo per Calalzo di Cadore. Di lui non si seppe più nulla, finché il suo corpo affiorò dal lago di Domegge il 17 agosto, proprio nel giorno in cui Karol Wojityla atterrava a Lorenzago. «Il nostro don Mario specifica sperava di poterlo incontrare e di avere la dispensa dal segreto confessionale; e potere quindi rivelare i nomi dei mandanti dell'assassinio del fratello. L'aveva saputo alcuni mesi prima, però in confessionale. Erano otto anni che don Mario era seguito e controllato». Il riferimento è alle presunte rivelazioni su cui aveva cercato di fare luce l'allora sostituto procuratore Raffaele Massaro, quando fra il 2003 e il 2004 a Belluno aveva riaperto l'inchiesta e fatto ripetere l'autopsia, salvo poi vedersi a sua volta opporre il sigillo sacramentale da un altro prete con cui l'anziano si era confessato poco prima di morire, come ha ribadito lo stesso ex pm al nostro giornale.

LA CASSETTA
A confermare il particolare del pontefice è pure Maurizio Crovato, ex giornalista della Rai, all'epoca inviato dalla sede di Venezia in Cadore: «Ero lì per seguire papa Woytjla, ospite della casa di proprietà della diocesi di Treviso. All'improvviso ho ricevuto una telefonata, in cui una fonte mi diceva che nel lago era annegato un uomo vestito di nero. Mi sono detto: vuoi vedere che è don Mario? Sapevo che era stata denunciata la scomparsa del fratello di Toni Bisaglia, ma ero anche al corrente del fatto che per giorni quel prete aveva tentato invano di chiedere un appuntamento per essere ricevuto da Giovanni Paolo II, venendo allontanato come una persona scomoda. I miei capi di allora non ci credevano tanto, però mi sono precipitato lo stesso sul posto con l'operatore e siamo riusciti a riprendere il recupero della salma, verificando che si trattava effettivamente di don Bisaglia. Ricordo che c'erano diversi sassi nelle tasche dei suoi pantaloni. La cassetta è stata poi sequestrata dal magistrato di Chiavari che mi ha interrogato e che aveva riaperto le indagini sul decesso dell'ex ministro».

I RICATTI
L'avvocato Testa però non cambia idea: «Don Mario era convinto che Toni fosse stato ucciso perché c'era qualcuno che lo fomentava in tal senso. Non a caso mio zio ha subìto ricatti e tentativi di estorsione, di cui abbiamo avvisato le autorità di polizia. Ciò detto, quale sarebbe la concatenazione da sillogismo aristotelico fra le presunte confidenze ricevute e il suo omicidio? È vero che ha cercato di andare da papa Giovanni Paolo II, ma non certo per il segreto confessionale. Di quello aveva già parlato con il suo vescovo, il quale gli aveva detto: Sei un prete, fai il prete. Ognuno può credere alle suggestioni che vuole, ma rimango ragionevolmente convinto che mio zio si è buttato nel lago, per una profonda sofferenza fisica e psicologica che nemmeno dopo trent'anni mi va di mettere in piazza».
 
 

Ultimo aggiornamento: 21:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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